Usi la moka? Ecco l’effetto (sorprendente) sul tuo colesterolo

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Per molte persone in Italia la giornata comincia con la moka sul fuoco. Chi ha appena letto un valore di colesterolo alto nelle analisi si chiede se quella tazzina c’entri. La domanda ha un fondamento: alcuni caffè preparati senza filtro di carta possono far salire il colesterolo LDL, quello che di solito si chiama “cattivo”.

La moka un filtro di carta non ce l’ha: usa un disco di metallo forato. Da qui a dire che il caffè della moka alzi il colesterolo, però, c’è un passaggio che le prove disponibili non coprono. Sapere che cosa passa nella tazza è una cosa. Misurare che cosa cambia nel sangue di chi la beve ogni giorno è un’altra, e su questo i dati specifici sulla moka sono pochi e piuttosto rassicuranti.

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Quanto può spostare il colesterolo una tazza di caffè

Il punto di partenza è solido. Negli studi in cui le persone vengono assegnate a caso a bere caffè oppure no, il colesterolo totale e LDL tende a salire un po’. Mettendo insieme 12 di questi studi, con 1.017 partecipanti in tutto, l’aumento medio è stato di circa 8,1 mg/dL per il colesterolo totale e di 5,4 mg/dL per l’LDL, dopo circa un mese e mezzo.

Sono medie che mescolano preparazioni e quantità diverse. Per questo non descrivono l’effetto della tua tazzina e non permettono di prevedere come risponderà il tuo organismo. Una revisione successiva più ampia ha giudicato queste prove di bassa qualità metodologica. La direzione dell’effetto è abbastanza coerente, mentre la sua dimensione precisa resta incerta.

Un dato però si ripete: l’aumento è generalmente maggiore con il caffè non filtrato. Con il caffè filtrato con carta gli effetti sui grassi nel sangue risultano piccoli o statisticamente non significativi, il che non equivale a un effetto azzerato. La domanda si sposta così dal caffè in sé al modo in cui viene preparato.

Perché carta e metallo non trattengono le stesse sostanze

Il caffè contiene cafestolo e kahweol. Sono due sostanze della famiglia dei diterpeni e sono coinvolte nell’effetto di alcune preparazioni non filtrate sul colesterolo LDL. Fanno parte dei componenti di natura grassa che si sciolgono nella bevanda durante l’estrazione.

Qui entra in gioco il filtro. La carta trattiene questi componenti in modo più efficace, mentre il filtro metallico della moka ne lascia passare di più. Un’analisi recente ha confrontato otto metodi di preparazione, moka compresa. Conferma che la filtrazione e altri parametri dell’estrazione cambiano la quantità di diterpeni che finisce nella tazza.

Sono però dati di composizione. Dicono che cosa c’è nella bevanda, non quanto sale il colesterolo in chi la beve. Presenza di una sostanza ed effetto sul sangue sono due misure distinte. Da queste analisi, quindi, non si ricava una classifica di pericolosità delle caffettiere.

Per lo stesso motivo il decaffeinato è una scorciatoia senza prove. Nelle analisi chimiche il suo contenuto di diterpeni può essere simile a quello del caffè normale.

Che cosa si sa davvero della moka

Le evidenze cliniche specifiche sulla moka vengono soprattutto da un piccolo studio randomizzato, non recente. I 49 partecipanti hanno passato quattro settimane senza caffè. Poi hanno bevuto per dieci settimane caffè preparato con la moka, normale o decaffeinato. Alla fine non sono emerse differenze statisticamente significative nelle lipoproteine, le particelle che trasportano il colesterolo nel sangue.

Il risultato invita alla prudenza in entrambe le direzioni. Il campione era piccolo e la durata limitata, quindi il dato resta compatibile sia con un effetto assente sia con un effetto modesto rimasto invisibile. Lo studio dice che in quelle condizioni un aumento rilevante non è emerso. Equivalenza o innocuità dimostrate sono conclusioni che vanno oltre.

Mettendo insieme i pezzi, la moka lascia passare più diterpeni di un filtro di carta, e le preparazioni non filtrate possono alzare l’LDL. Resta invece da stabilire quanto questo pesi, nel sangue, per chi usa la moka ogni giorno. Parlare di un danno quotidiano certo andrebbe oltre i dati.

Se il tuo LDL è già alto

In questo caso la tazzina va vista dentro un quadro più ampio. Le linee guida sulla gestione del colesterolo stabiliscono quanto abbassare l’LDL in base al rischio cardiovascolare complessivo della persona, e il tipo di caffè è solo uno degli elementi.

Ha senso parlare con il medico anche di quanto caffè bevi e di come lo prepari, come parte della valutazione generale. Cambiare caffettiera, però, non sostituisce le cure indicate. Se segui una terapia per il colesterolo, continua a prenderla come prescritto anche dopo aver cambiato modo di preparare il caffè: ridurla o sospenderla per questo motivo non è indicato.

Il rischio complessivo stabilisce quanto il tuo LDL debba scendere. Dentro quel calcolo, il modo in cui prepari il caffè è un dettaglio da mettere sul tavolo, mentre la decisione su come intervenire nasce dal rischio.

Fonti

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