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Se ti capita di controllare gli esami del sangue e notare il colesterolo un po’ alto, il tuo primo pensiero va probabilmente ai cibi ricchi di grassi saturi, come formaggi, salumi, carni rosse o dolci da forno. È del tutto naturale concentrarsi sulla dieta e sul piatto di portata. Esiste però un fattore a cui raramente si presta attenzione, profondamente radicato nella routine quotidiana di milioni di persone: la modalità con cui si estrae e si prepara il caffè al mattino. La classica moka, da generazioni colonna portante delle nostre cucine, possiede un legame sottile con i livelli di colesterolo che la maggior parte delle persone ignora del tutto.

Cosa c’è nella tazzina di caffè
Il chicco di caffè contiene centinaia di sostanze aromatiche e protettive, tra cui potenti antiossidanti, ma racchiude anche una frazione lipidica naturale. All’interno di questi oli si trovano due molecole organiche appartenenti alla famiglia dei diterpeni: il cafestolo e il kahweolo. Quando bevi un caffè ricco di queste componenti, i diterpeni raggiungono il fegato e interferiscono direttamente con i meccanismi cellulari di gestione dei grassi. Il cafestolo riduce infatti la presenza dei recettori epatici responsabili del riassorbimento del colesterolo LDL presente nel sangue, con la conseguenza che una quantità maggiore di questo lipide resta in circolo nelle arterie.
Perché il tipo di filtro fa la differenza
La presenza di queste molecole nella tua tazzina non dipende dalla miscela scelta o dal grado di tostatura, ma dal metodo di preparazione utilizzato. Il filtro metallico della moka trattiene la polvere di caffè, ma permette il passaggio libero degli oli naturali della bevanda. Una dinamica simile si verifica con la macchina dell’espresso o con la caffettiera a stantuffo. Quando la bevanda viene invece estratta tramite un filtro in carta, come accade per il caffè filtro o all’americana, le maglie fitte della cellulosa bloccano quasi completamente la componente oleosa. In questo modo, la tazzina finale risulta praticamente priva di diterpeni e non esercita alcun impatto rilevante sulla colesterolemia.
Quanto caffè serve per influenzare gli esami
Comprendere questa reazione della fisiologia non significa dover colpevolizzare la moka o eliminare del tutto un piacere quotidiano. L’effetto reale sui vasi sanguigni dipende sempre dalla quantità complessiva assunta e dalla sensibilità individuale del tuo organismo. Se mantieni un consumo moderato, la dose di diterpeni è bassa e l’effetto sul colesterolo rimane trascurabile. Se invece consumi abitualmente elevate quantità di caffè preparato con la moka o con altri metodi senza filtro in carta nell’arco della giornata, l’accumulo diventa consistente e può tradursi in un aumento della colesterolemia, specialmente in presenza di una predisposizione genetica.
Come gestire l’abitudine senza rinunce eccessive
Se stai cercando di far rientrare il colesterolo nei valori ottimali, non serve ricorrere a tagli drastici che pesano sulla qualità della vita. Puoi semplicemente alternare la moka al caffè filtrato su carta, oppure ridurre il numero totale di tazzine assunte. Prima di modificare radicalmente le tue abitudini o preoccuparti per un valore ematico isolato, parla liberamente con il tuo medico di medicina generale per valutare il quadro complessivo. Le linee guida attuali ricordano che la protezione cardiovascolare si costruisce soprattutto sulla continuità dei comportamenti salutari: un’alimentazione a ridotto apporto di grassi saturi e ricca di fibre solubili, un’attività fisica regolare e un buon controllo del peso corporeo permettono di proteggere le arterie continuando a godersi le piccole abitudini di ogni giorno.
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