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Per molti di noi il caffè è un gesto quotidiano: la moka al mattino, l’espresso al bar dopo pranzo. Chi scopre di avere il colesterolo alto spesso si chiede se debba rinunciarci. Per il colesterolo conta molto un dettaglio a cui pochi pensano: se il caffè, prima di arrivare in tazza, è passato o no attraverso un filtro di carta.
Il motivo sta in due sostanze presenti nel caffè, il cafestolo e il kahweol. Il caffè non filtrato può portarle con sé e, se lo bevi con regolarità, può far salire il colesterolo LDL, quello comunemente chiamato “cattivo”. Studi randomizzati confermano questo effetto in modo solido. È invece meno chiaro quanto la scelta del metodo, da sola, cambi il rischio di infarto.

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Che cosa trattiene il filtro di carta
Cafestolo e kahweol appartengono a una famiglia di composti chiamati diterpeni. Quando prepari il caffè, questi composti possono finire nella bevanda. Un filtro di carta ne trattiene gran parte. La prova più diretta viene da studi controllati che hanno servito lo stesso caffè bollito in due versioni, filtrato oppure no: con quello filtrato l’LDL è risultato più basso.
Quegli studi riguardavano caffè bollito, bevuto ogni giorno e in quantità piuttosto alte. Dimostrano che il filtro fa differenza. Resta invece da stabilire quanto cambi per chi filtra ogni tanto una singola tazza.
Quanto può salire il colesterolo
Per avere un ordine di grandezza è utile uno studio che ha coinvolto 107 giovani adulti con colesterolo nella norma, assegnati a caso a diverse abitudini per nove settimane. Chi beveva quattro-sei tazze al giorno di caffè bollito ha visto il colesterolo totale salire in media di 0,48 mmol/L, circa 19 mg/dL, rispetto a chi beveva caffè filtrato.
Nello stesso studio, il caffè filtrato ha dato valori di colesterolo totale e LDL simili a quelli di chi il caffè non lo beveva affatto. Nel confronto fra bollito e filtrato, la stima sull’LDL era poco precisa: il dato più affidabile resta quello sul colesterolo totale.
Quei numeri valgono per quelle persone e quel tipo di caffè. L’entità dell’effetto dipende da come prepari il caffè e quanto ne bevi.
Espresso, moka e decaffeinato
Qui il quadro si fa meno netto, ed è proprio la parte che riguarda più da vicino chi beve caffè all’italiana. In base ai dati disponibili sull’esposizione ai diterpeni, le preparazioni si dividono così:
- Nessun filtro di carta: caffè bollito, caffè turco, French press.
- Cafestolo in quantità generalmente basse, anche se presente: caffè filtrato su carta, caffè istantaneo.
- Contenuto molto variabile: espresso e caffè erogato da alcune macchine.
Per l’espresso, misurazioni recenti su campioni di macchine da ufficio e su pochi espressi hanno trovato quantità di cafestolo molto diverse tra loro. Il nome della bevanda o un filtro metallico, come quello della moka, non garantiscono lo stesso risultato della carta. Quelle analisi hanno misurato la bevanda, lasciando da parte il colesterolo di chi la beveva.
Per questo i dati disponibili non permettono di indicare un numero di tazzine di espresso o di moka “sicuro” per il colesterolo, né di stilare una classifica precisa fra i due metodi.
Anche il decaffeinato può contenere cafestolo, se non è filtrato. L’effetto sull’LDL dipende da questi componenti, non dalla caffeina. Questo non significa che ogni decaffeinato alzi il colesterolo: conta come è stato preparato.
Dal colesterolo al cuore, un passo meno sicuro
Un LDL più alto è un segnale da considerare. Vederlo salire negli esami, però, non dimostra che un metodo di preparazione provochi più infarti. Su questo secondo punto i dati vengono soprattutto da studi osservazionali, che registrano le abitudini delle persone senza modificarle.
Il più ampio è una coorte norvegese di 508.747 persone seguite per circa vent’anni. Chi beveva caffè non filtrato aveva una mortalità più alta di chi lo beveva filtrato. A sua volta, chi beveva caffè filtrato aveva una mortalità più bassa di chi non ne beveva. Resta un’associazione, non una prova di causa: questi dati non dimostrano che cambiare filtro prevenga infarti o decessi.
Per la stessa ragione, questi risultati non sono un buon motivo per iniziare a bere caffè pensando di proteggere il cuore.
Se il tuo LDL è già elevato o hai una malattia cardiovascolare, il tipo di caffè è un aspetto delle tue abitudini di cui puoi parlare con il medico che ti segue. Il filtro di carta trattiene gran parte dei diterpeni, ma non tutti. Soprattutto, rappresenta un dettaglio della tua routine, non un sostituto delle cure indicate per il tuo rischio.
Il caffè, quindi, non va giudicato tutto allo stesso modo. La parte più solida delle prove riguarda qualcosa che puoi osservare direttamente: che cosa attraversa l’acqua prima di arrivare nella tazza e quante tazze bevi ogni giorno.
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