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Mangiare meglio e muoversi di più sono consigli ripetuti da decenni.
Ma quanto contano davvero, e soprattutto contano allo stesso modo per il grasso viscerale?
Uno studio di grandi dimensioni pubblicato su JAMA Network Open nel 2025 offre una risposta più precisa e, per certi versi, più interessante del semplice “si dimagrisce” .
Uno studio lungo e su molte persone
Gli autori hanno analizzato i dati di 7.256 adulti britannici arruolati nello studio Fenland, seguiti in media per oltre 7 anni. I partecipanti avevano circa 49 anni all’inizio e poco più della metà erano donne.
La qualità della dieta è stata valutata con un punteggio di adesione alla dieta mediterranea, mentre l’attività fisica è stata misurata in modo oggettivo tramite sensori che combinano movimento e frequenza cardiaca, un punto di forza rilevante rispetto ai classici questionari.
La composizione corporea è stata analizzata con misure antropometriche e con DEXA, una tecnica accurata che permette di distinguere tra grasso totale, grasso viscerale e grasso sottocutaneo.
Dieta o attività fisica? Meglio entrambe

Considerate separatamente, sia una maggiore adesione alla dieta mediterranea sia un aumento dell’attività fisica erano associati a una riduzione del grasso corporeo. In termini pratici, un miglioramento standard del punteggio della dieta era associato a circa mezzo chilo in meno di grasso corporeo, mentre un analogo incremento dell’attività fisica si associava a una riduzione di circa 1,4 kg.
Il dato più interessante emerge però quando i due comportamenti migliorano insieme.
Chi ha aumentato sia la qualità della dieta sia l’attività fisica ha mostrato le riduzioni maggiori di adiposità, in particolare del grasso viscerale, con una diminuzione che corrispondeva a circa il 16% del grasso viscerale iniziale nei soggetti con i cambiamenti più marcati.
Non si tratta di un effetto “magico” o sinergico, ma di un effetto additivo. In altre parole, dieta e movimento sommano i loro benefici, pur senza potenziarsi a vicenda in modo sproporzionato.
Perché conta il grasso viscerale
Il grasso viscerale, che si accumula intorno agli organi interni, è metabolicamente più attivo e più dannoso rispetto al grasso sottocutaneo. È più infiammatorio, più resistente all’insulina e più strettamente associato a diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e steatosi epatica.
Lo studio mostra che i miglioramenti dello stile di vita colpiscono in modo preferenziale proprio questo compartimento. Anche dopo aver tenuto conto dell’indice di massa corporea, la riduzione del grasso viscerale rimane evidente, mentre quella del grasso sottocutaneo tende a scomparire. Questo suggerisce un miglioramento della “qualità” della distribuzione del grasso, non solo della quantità totale.
Benefici maggiori in chi ne ha più bisogno
Gli effetti erano più marcati nelle persone con sovrappeso o obesità e in quelle fisicamente inattive all’inizio dello studio.
In questi gruppi, a parità di incremento dell’attività fisica, la riduzione del grasso corporeo era nettamente superiore rispetto ai soggetti normopeso.
È un messaggio rilevante dal punto di vista clinico, perché indica che chi parte da una condizione più sfavorevole può ottenere benefici proporzionalmente maggiori.
Limiti da tenere presenti
- Si tratta di uno studio osservazionale, quindi non dimostra un rapporto di causa-effetto.
- La dieta è stata valutata con un questionario, uno strumento inevitabilmente impreciso, e la popolazione studiata era in gran parte di origine europea, il che limita la generalizzabilità dei risultati.
- Inoltre, non sono state analizzate in dettaglio le variazioni della massa muscolare, un aspetto importante per valutare la qualità complessiva del dimagrimento.
Cosa ci dice davvero questo studio
In un’epoca in cui l’attenzione è spesso concentrata sui farmaci per la perdita di peso, questo lavoro ricorda che dieta e attività fisica restano centrali. Non solo per “pesare meno”, ma per ridurre in modo selettivo il grasso più pericoloso e migliorare la salute metabolica nel lungo periodo.