Fosforo e memoria: tutta la verità

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Ah, il fosforo e la memoria: un amore eterno… o forse solo una leggenda urbana con radici più salde nella cultura pop che nella scienza.

Quante volte ci siamo sentiti dire da bambini: “Mangia il pesce, che contiene fosforo e fa bene al cervello!”?

Peccato che questa affermazione, così diffusa da essere diventata quasi un dogma scolastico, sia una semplificazione brutale e alquanto ingannevole.

Il mito del fosforo per la memoria

Ragazza che guarda in camera con gli occhi sbarrati, gli indici che toccano le tempie in segno di concentrazione e sulla fronte disegnato in sovraimpressione il cervello che brilla.

L’idea che il fosforo aiuti la memoria è una di quelle affermazioni pseudoscientifiche che resistono tenacemente al passare del tempo… Il collegamento deriva da un’interpretazione piuttosto creativa dei meccanismi cellulari:

  • Il cervello contiene fosfolipidi, molecole composte solo in parte da fosforo, che fanno parte della membrana delle cellule nervose;
  • da lì il salto è stato immediato: “fosfolipidi → fosforo → mangiare fosforo = cervello più sveglio”.

Voilà, pseudoscienza servita.

La realtà biochimica

Chiariamo: il fosforo è effettivamente essenziale per l’organismo umano, è ad esempio coinvolto nella formazione di ossa e denti, nella regolazione dell’equilibrio acido-base, nella produzione di ATP (la moneta energetica delle cellule) e, sì, anche nei fosfolipidi delle membrane cellulari.

Tuttavia se il nostro corpo ne introduce già in abbondanza grazie a un’alimentazione equilibrata, non esistono evidenze scientifiche che dimostrino un vantaggio da un’ulteriore assunzione, nessun miglioramento delle funzioni cognitive o della memoria.

Anzi, eccedere con il fosforo potrebbe persino diventare controproducente: livelli troppo alti nel sangue (iperfosfatemia, per gli amici nefrologi) sono stati associati in alcuni studi a problemi cardiovascolari e renali. Insomma, più che una spinta per il cervello, potrebbe diventare una zavorra per i reni.

La verità è che il nostro organismo mantiene livelli di fosforo strettamente regolati attraverso complessi meccanismi omeostatici che coinvolgono reni, intestino e ghiandole paratiroidi. Questo significa che, a meno di gravi carenze nutrizionali (estremamente rare nel mondo occidentale), il nostro corpo è perfettamente in grado di gestire autonomamente il proprio fabbisogno di fosforo.

Ma naturalmente è molto più affascinante credere che un singolo elemento chimico possa trasformarci in piccoli Einstein piuttosto che accettare la deludente complessità della biologia umana.

La verità, detta senza troppi giri di parole e con buona pace delle nonne di tutto il mondo, è che il fosforo non è il fertilizzante della memoria. Non ci sono scorciatoie biochimiche per ricordarsi dove si sono messe le chiavi, il nome del vicino di casa o la data del compleanno del partner. Per queste cose, servono una buona dieta, sonno regolare, esercizio fisico, stimolazione cognitiva… e magari un’agenda.

E il pesce, allora?

Il pesce rimane un alimento ottimo, ma non tanto per il fosforo.

Il vero tesoro del pesce è l’omega-3 (DHA in particolare), che ha mostrato effetti neuroprotettivi e potenzialmente benefici sulla funzione cognitiva. Ma anche qui: non è una pillola magica per la memoria, e mangiare una spigola non ti farà ricordare dove hai messo le chiavi.

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