Sempre stanco dopo i 60 anni? Il segnale del cuore che non senti

Ultima modifica

Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti

Dopo i 60 anni può capitare di sentirsi più stanchi del solito, di avere il fiato corto durante uno sforzo o qualche capogiro. Disturbi così comuni possono avere molte spiegazioni. Una di queste è la fibrillazione atriale, un disturbo del ritmo del cuore che rende il battito irregolare e che non sempre si annuncia con le palpitazioni.

La parola silente va presa alla lettera. La fibrillazione atriale può essere presente senza sintomi, e in quel caso non c’è un segnale nascosto da scovare con più attenzione. Sentirti bene, e non avvertire il cuore che batte in modo strano, non basta a escluderla.

Per orientarti conviene allora separare tre situazioni diverse: l’assenza di disturbi, i disturbi che vale la pena riferire al medico e la registrazione del ritmo cardiaco. Solo quest’ultima può dire se l’aritmia c’è davvero.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Quando i disturbi ci sono ma non bastano a capire

Oltre alle palpitazioni, cioè la sensazione di un battito accelerato o irregolare, la fibrillazione atriale può accompagnarsi a stanchezza, affanno durante lo sforzo e capogiri. Sono manifestazioni riconosciute, ma ciascuna può dipendere anche da altre condizioni presenti nella stessa persona.

Per questo un elenco di disturbi non può diventare un test da fare a casa. Nessuno di questi segnali indica con sicurezza un’aritmia, e i dati disponibili sono insufficienti per stabilire quale sia il più rivelatore dopo i 60 anni.

Quello che puoi fare è parlarne con il medico portando qualche dettaglio in più: quando sono comparsi, quanto spesso si ripetono, se sono cambiati nel tempo. Sono informazioni che aiutano a valutare il quadro, anche se da sole restano lontane da una diagnosi.

Che cosa cambia davvero con l’età

Il rischio di sviluppare fibrillazione atriale aumenta con l’età in modo graduale. I 60 anni sono un riferimento comodo per parlarne, ma il problema può comparire anche prima o dopo quell’età.

La Società europea di cardiologia, nelle sue linee guida sulla fibrillazione atriale, usa un’altra soglia: raccomanda di valutare il ritmo cardiaco durante i contatti con i servizi sanitari nelle persone dai 65 anni in su. Si tratta di approfittare delle occasioni già previste, come una visita. Elettrocardiogrammi o Holter periodici per tutti restano esclusi.

Negli Stati Uniti, la task force che valuta gli interventi di prevenzione ha giudicato le prove insufficienti per stabilire benefici e danni dello screening strumentale negli adulti dai 50 anni senza disturbi e senza un ictus alle spalle. Quella valutazione riguarda gli esami a tappeto. Il controllo del polso durante una visita e la valutazione di chi ha dei disturbi restano parte dell’assistenza ordinaria.

Dal sospetto alla prova: il tracciato

Il sospetto può nascere da un disturbo, da un polso irregolare o da un avviso dello smartwatch. In ogni caso la diagnosi richiede una conferma elettrocardiografica, cioè un tracciato dell’attività elettrica del cuore. La notifica di un orologio con sensore ottico è un motivo per parlarne con il medico, non una diagnosi.

Alcuni dispositivi registrano invece un vero elettrocardiogramma. Anche quella traccia va comunque mostrata a un medico, che la interpreta insieme al resto della tua situazione.

Con gli episodi intermittenti c’è una difficoltà in più: il cuore può tornare regolare proprio durante la visita. Il medico può allora ricorrere a Holter o registratori di eventi, apparecchi che registrano il ritmo mentre fai la vita di tutti i giorni. Permettono di collegare un disturbo a ciò che il cuore stava facendo in quel momento. Si scelgono in base al sospetto clinico, non come esame di routine.

Se l’aritmia viene confermata, il fatto di non avvertirla non la rende innocua. Bisogna comunque valutare il rischio che si formino coaguli capaci di provocare un ictus. I farmaci anticoagulanti riducono questo rischio nelle persone per cui sono indicati, ma aumentano quello di sanguinamento: la decisione è quindi individuale.

Questo ragionamento vale per una fibrillazione atriale documentata da un medico. Brevi episodi segnalati da un dispositivo sono una situazione diversa, e da soli non portano automaticamente a una terapia.

Quando chiamare subito i soccorsi

Alcuni segnali vanno tenuti separati da tutto il resto, perché richiedono soccorso immediato anche se passano da soli dopo pochi minuti:

  • difficoltà improvvisa a parlare;
  • debolezza di un lato del corpo;
  • asimmetria del volto.

Possono essere segni di un ictus o di un attacco ischemico transitorio, un episodio simile all’ictus ma di breve durata. Anche un dolore al petto o una difficoltà respiratoria gravi richiedono assistenza urgente, e possono avere cause diverse dalla fibrillazione atriale.

In queste situazioni chiama i soccorsi. Evita di aspettare la registrazione dello smartwatch e di cercare di capire da solo di che cosa si tratti.

Per un disturbo che può non dare alcun segno, la domanda utile diventa quando cercarlo. Stanchezza, affanno o capogiri che noti per la prima volta, o che stanno cambiando, sono un buon motivo per parlarne con il medico. Un tracciato che conferma l’aritmia merita una valutazione anche se ti senti benissimo.

Fonti

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza