Fibrillazione atriale e livelli di testosterone: e se ci fosse un legame?

Ultima modifica

Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti

Se hai una fibrillazione atriale, o se assumi testosterone e ti è capitato di sentire il cuore battere in modo irregolare, la domanda viene spontanea: c’entra l’ormone? Un possibile legame c’è, ma non è semplice e la ricerca non l’ha ancora chiarito del tutto.

La risposta cambia soprattutto a seconda di da dove viene il testosterone. Il segnale più concreto riguarda gli uomini che lo assumono come terapia. Sui livelli prodotti naturalmente dall’organismo, invece, gli studi danno risultati discordanti. In entrambi i casi le prove arrivano a mostrare un legame possibile, ma non a indicare nel testosterone, basso o alto, una causa generale dell’aritmia.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Il segnale più chiaro arriva da chi assume l’ormone

Il dato più solido viene da un grande studio randomizzato. Ha coinvolto uomini fra 45 e 80 anni con ipogonadismo, cioè una produzione insufficiente dell’ormone, e con una malattia cardiovascolare o un rischio cardiovascolare elevato. I partecipanti sono stati trattati con testosterone in gel da applicare sulla pelle oppure con un placebo.

La fibrillazione atriale è stata segnalata nel 3,5% degli uomini che ricevevano l’ormone e nel 2,4% di quelli che ricevevano il placebo. In termini concreti significa circa un caso in più ogni cento uomini trattati.

Questo dato va letto insieme alle condizioni in cui è stato raccolto. L’aritmia non era la domanda principale dello studio: era un evento avverso annotato dagli sperimentatori. Il risultato poggia inoltre soprattutto su questo singolo trial. Resta quindi un segnale da non ignorare, da collocare nel suo contesto.

Lo stesso studio viene spesso presentato come la prova che il testosterone è sicuro per il cuore. Per morte cardiovascolare, infarto e ictus considerati insieme, l’ormone è risultato non inferiore al placebo: 7,0% contro 7,3%, in circa 33 mesi di osservazione media. Quel risultato riguarda però solo quegli eventi e lascia aperta la questione delle aritmie.

Anche gli altri studi clinici sul testosterone, raccolti in una revisione sistematica, sono stati esaminati per la fibrillazione atriale. In questi studi l’aumento non risultava statisticamente significativo, ma le stime erano però troppo imprecise per escludere un aumento clinicamente importante. Qui manca una prova, il che è diverso dall’aver dimostrato che il rischio sia nullo.

Con il testosterone naturale il quadro si complica

Quando si guarda all’ormone che l’organismo produce da solo, senza terapia, le domande cambiano. Un’ampia osservazione ha seguito uomini di almeno 70 anni, divisi in cinque fasce in base al loro testosterone naturale. Nell’arco di circa quattro anni e mezzo, chi stava nelle due fasce più alte ha sviluppato la fibrillazione atriale con un rischio circa doppio rispetto a chi stava nella fascia centrale.

L’associazione restava anche dopo aver considerato diversi fattori di rischio, e anche limitando l’analisi ai valori dentro l’intervallo di riferimento. Si tratta però di un’associazione, non di una prova di causa. Il prelievo non veniva fatto sempre alla stessa ora, altri fattori possono aver pesato e il ritmo cardiaco non era controllato sistematicamente con l’elettrocardiogramma.

Circola anche l’idea che sia il testosterone basso sia quello alto aumentino il rischio. È una relazione possibile, non una regola clinica. Gli studi epidemiologici hanno dato risultati differenti. In questa stessa analisi, l’associazione con le fasce più basse perdeva significatività statistica dopo aver considerato gli altri fattori. Queste fasce, quindi, non indicano un livello ideale per prevenire l’aritmia.

C’è poi la questione di chi è stato studiato. I dati riguardano uomini anziani, oppure uomini con ipogonadismo e rischio cardiovascolare elevato. Le prove si fermano a queste popolazioni e non si estendono automaticamente a donne, giovani o a chi usa dosi superiori a quelle fisiologiche.

Quando le palpitazioni vanno segnalate

Riferisci al medico le palpitazioni nuove o quelle che si ripresentano, che tu prenda testosterone o no. Non dare per scontato che sia l’ormone a provocarle.

Dolore al petto o una difficoltà a respirare importante richiedono invece assistenza urgente.

Che cosa cambia per esami e cure

Se hai una fibrillazione atriale, le linee guida europee non includono il dosaggio del testosterone tra gli esami di routine per la valutazione iniziale. Sono previsti l’elettrocardiogramma, che documenta l’aritmia, e altri accertamenti, fra cui quelli sulla funzione della tiroide. Il dosaggio resta possibile quando ci sono indicazioni endocrine specifiche.

Quelle indicazioni seguono regole proprie. La diagnosi di ipogonadismo richiede due condizioni: sintomi o segni compatibili e valori chiaramente e stabilmente bassi. Un singolo esame basso va confermato con un nuovo prelievo al mattino, a digiuno. Stanchezza e disturbi generici, da soli, bastano a sospettare una carenza ormonale ma non a confermarla.

Il testosterone serve quindi a correggere un ipogonadismo diagnosticato correttamente, non a curare l’aritmia. La sua prescrizione richiede una valutazione individuale di benefici e rischi e controlli nel tempo. Alcune analisi retrospettive hanno associato la normalizzazione dei valori a esiti migliori, ma il beneficio preventivo del trattamento resta da dimostrare.

Se sei già in terapia, questi dati da soli non indicano di sospenderla o di modificarla: è una decisione da prendere con chi ti segue. In quella valutazione, il piccolo aumento di aritmie osservato nello studio controllato diventa un elemento da mettere sul piatto insieme ai benefici attesi.

La domanda di partenza ha quindi due risposte diverse. Per chi assume l’ormone esiste un rischio misurato, piccolo ma reale. Per i livelli naturali c’è un’ipotesi ancora da verificare. In entrambi i casi la fibrillazione atriale si diagnostica con l’elettrocardiogramma e si tratta con le cure cardiologiche, e il valore del testosterone non può sostituire né l’uno né le altre.

Fonti

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza