Questo cibo consumato alla sera è davvero antinfiammatorio!

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Negli ultimi anni, la parola antinfiammatorio è diventata una presenza fissa nel lessico del marketing nutrizionale: alimenti, integratori, post sui social… tutti promettono di “combattere l’infiammazione”.

Ma dietro lo slogan, c’è davvero qualcosa di concreto?

Uno studio pubblicato su Cell nel 2021, condotto da un team della Stanford University, ha indagato con rigore sperimentale se alimenti ricchi di fibre, oppure cibi fermentati, potessero effettivamente vantare un effetto simile. E i risultati sono decisamente interessanti.

Fibre o fermentati? Due strategie a confronto

A sinistra alimenti ricchi di fibra, a destra alimenti fermentati

Il lavoro ha coinvolto 36 adulti sani, divisi in due gruppi:

L’obiettivo? Verificare se e come queste due strategie potessero modulare l’infiammazione sistemica e il microbiota intestinale (la comunità di microrganismi che popola il nostro intestino e dialoga costantemente con il sistema immunitario).

Risultati: l’effetto (non scontato) delle fibre

Nel gruppo delle fibre i partecipanti hanno effettivamente mostrato un aumento della capacità metabolica del loro microbiota (maggiore attività enzimatica), ma senza un incremento della sua diversità.

E l’effetto sull’infiammazione? Misto.

  • Alcuni hanno mostrato una riduzione dei marker infiammatori.
  • Altri non hanno avuto variazioni significative.
  • Un terzo gruppo ha paradossalmente mostrato un aumento dell’attivazione immunitaria (segno di possibile infiammazione).

Il fattore discriminante sembra essere la composizione iniziale del microbiota: chi partiva da una condizione di maggiore ricchezza batterica ha risposto meglio. Questo suggerisce che le fibre, pur restando fondamentali per la salute generale, non abbiano un effetto antinfiammatorio immediato o uniforme in tutti.

I fermentati convincono di più

Nel gruppo dei fermentati, invece, i segnali sono stati molto più chiari:

  • Aumento significativo della diversità del microbiota.
  • Riduzione di 19 citochine infiammatorie, inclusa l’IL-6 (un noto marker di infiammazione cronica).
  • Diminuzione dell’attività basale delle cellule immunitarie (T, B e monociti).

Questi effetti si sono mantenuti anche dopo la fase intensiva dello studio, suggerendo una modificazione biologica robusta e persistente. È interessante notare che i nuovi ceppi batterici comparsi non provenivano direttamente dagli alimenti ingeriti: l’effetto sembra quindi essere indiretto, legato a un ambiente intestinale reso più favorevole dalla dieta.

Conclusioni: cosa possiamo portarci a casa?

  • Gli alimenti fermentati si sono dimostrati efficaci nel ridurre i marker infiammatori in adulti sani, con un effetto coerente e misurabile.
  • Le fibre sono importantissime per la salute metabolica e intestinale, ma non esercitano un effetto antinfiammatorio universale e immediato: dipende dalla condizione iniziale del microbiota. Tuttavia, è plausibile – e supportato da altre evidenze scientifiche – che, con un’esposizione prolungata e un graduale adattamento del microbiota, anche le fibre possano indurre benefici immunitari rilevanti nel medio-lungo periodo.
  • La varietà conta: un aspetto importante dimostrato da questo studio è che il beneficio non deriva da un alimento specifico, ma da un insieme di comportamenti alimentari regolari, vari e sostenibili.
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