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Nel dibattito tra bibite zuccherate e bibite “diet”, cioè dolcificate artificialmente ma prive di calorie, la percezione comune è chiara: le seconde sono ritenute l’alternativa “salutare”.
Ma uno studio presentato nel 2025 alla United European Gastroenterology Week mette in discussione questa convinzione, suggerendo che anche le bevande “zero” potrebbero non essere innocue per la salute del fegato.
Lo studio, condotto su oltre 120.000 persone del database UK Biobank, ha rilevato un’associazione significativa tra il consumo regolare sia di bevande zuccherate tradizionali sia di quelle a basso o nullo contenuto calorico e un maggior rischio di sviluppare malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica (MASLD, il nuovo termine che ha sostituito la definizione di “fegato grasso non alcolico”).
Tuttavia, associazione non significa automaticamente causalità, e questo è un punto cruciale per interpretare correttamente i risultati.
Lo studio: cosa è emerso?

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Progetto e risultati principali
Lo studio ha incluso 123.788 persone senza malattia epatica al momento iniziale dell’osservazione, che è poi proseguita per oltre 10 anni. I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi:
- nessun consumo,
- consumo moderato (fino a una porzione al giorno),
- consumo elevato (oltre una porzione al giorno).
Il consumo abituale di più di una porzione al giorno di:
- bibite zuccherate era associato a un rischio aumentato del 50% di sviluppare malattia epatica.
- bibite “zero” era associato a un rischio aumentato del 60%, quindi leggermente superiore.
Le bibite “zero” erano associate anche a un maggior rischio di complicanze epatiche gravi, come fibrosi o mortalità epatica, ma nessuno dei due tipi di bevanda mostrava un’associazione significativa con la mortalità generale.
Quali meccanismi potrebbero essere coinvolti?
Per le bibite zuccherate:
- Elevato contenuto di zuccheri semplici, spesso fruttosio, che il fegato converte facilmente in grasso epatico.
- Rapidi picchi glicemici e iperinsulinemia.
- Favoriscono l’aumento di peso, l’insulino-resistenza e l’iperuricemia.
Per le bibite dolcificate:
- Possibile alterazione del microbiota intestinale, con effetti sistemici sull’infiammazione.
- Stimolazione della secrezione insulinica tramite meccanismi neurologici e intestinali, anche in assenza di calorie.
- Possibile effetto paradosso sul senso di sazietà, con aumento del desiderio di dolci e quindi del consumo calorico complessivo.
Sono ipotesi biologicamente plausibili, ma non ancora definitivamente confermate.
I limiti dello studio
Questo studio osservazionale ha sicuramente il pregio di analizzare una coorte molto ampia con un follow-up prolungato, e utilizza una definizione aggiornata di malattia epatica steatosica. Tuttavia, presenta limiti metodologici che è fondamentale considerare:
1. Associazione ≠ Causalità
Il fatto che le persone che bevono più bibite “diet” abbiano un rischio maggiore non dimostra che siano le bibite stesse a causarla.
È possibile, ad esempio, che:
- Chi ha già problemi metabolici (obesità, insulino-resistenza, diabete) scelga di consumare bevande senza zucchero come strategia di controllo calorico.
- In questo caso, il consumo sarebbe un indicatore (marker) dello stato di salute, non una causa diretta della malattia epatica.
2. Rilevazione autoriportata
L’assunzione di bevande è stata misurata tramite diari alimentari a 24 ore, una tecnica soggetta a bias di memoria e sottostima del consumo reale.
3. Variabilità nelle bevande dolcificate
Il gruppo delle bibite dolcificate comprende una vasta gamma di prodotti, con dolcificanti diversi (aspartame, sucralosio, acesulfame-K, stevia). Non è detto che tutti abbiano lo stesso effetto metabolico.
Cosa possiamo concludere con buon senso?
Lo studio solleva spunti importanti, ma non giustifica allarmismi. Piuttosto, rafforza un messaggio che già oggi è parte delle raccomandazioni di molte società scientifiche:
sia le bevande zuccherate che quelle dolcificate dovrebbero essere consumate con moderazione, o meglio ancora sostituite con acqua.
Se l’alternativa è tra una lattina di cola e una di cola “zero”, entrambe possono avere effetti metabolici negativi, specie se consumate regolarmente. Non esiste una scelta “sicura”. Ma se lo scopo è la salute epatica (e non solo), la vera alternativa sensata è l’acqua, o al massimo:
- tisane senza zucchero
- acqua frizzante
- caffè e tè non zuccherati.