Un ampio studio longitudinale pubblicato su Neurology il 3 settembre 2025 ha sollevato interrogativi importanti sul ruolo dei dolcificanti artificiali nella salute cerebrale a lungo termine. L’indagine, condotta su oltre 12.000 adulti brasiliani, suggerisce che un elevato consumo di dolcificanti a basso o nullo contenuto calorico potrebbe essere associato a un declino più rapido delle funzioni cognitive, in particolare in persone sotto i 60 anni e nei soggetti con diabete.
Ma cosa ci dice davvero questa ricerca? È giunto il momento di eliminare completamente i dolcificanti artificiali dalla nostra dieta?
Lo studio in breve: disegno e risultati principali
Lo studio fa parte dell’ELSABrasil (Estudo Longitudinal de Saúde do Adulto), un progetto prospettico di coorte che ha seguito 12.772 adulti per un periodo medio di 8 anni, con valutazioni cognitive standardizzate ogni 4 anni.
I partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi in base al consumo totale di dolcificanti artificiali, determinato tramite un questionario alimentare validato. Sono stati analizzati sette dolcificanti:
- Artificiali: aspartame, saccarina, acesulfame-K
- Polialcoli (zuccheri alcolici): eritritolo, sorbitolo, xilitolo
- Naturale: tagatosio
Il consumo più alto (191 mg/die in media) è risultato associato a:
- Un declino cognitivo globale del 62% più rapido rispetto al gruppo a consumo più basso
- Un declino nella fluenza verbale fino al 173% più rapido
- Un impatto paragonabile a 1,6 anni aggiuntivi di invecchiamento cerebrale
A chi si applicano i risultati?

I risultati non sono stati uniformi per tutti:
- Età: l’associazione tra consumo di dolcificanti e declino cognitivo è emersa solo nei soggetti con meno di 60 anni
- Diabete: l’effetto è stato più marcato nei diabetici, specie sul fronte della memoria
- Dolcificanti specifici: l’associazione negativa è risultata presente per tutti tranne che per il tagatosio, unico dolcificante naturale incluso
Questi dati suggeriscono una vulnerabilità maggiore in gruppi già a rischio per declino cognitivo, come soggetti con sindrome metabolica o diabete di tipo 2.
Qual è il meccanismo biologico ipotizzato?
Al momento, i meccanismi precisi non sono del tutto chiari, ma alcune ipotesi includono:
- Disbiosi intestinale: alcuni dolcificanti artificiali alterano il microbiota intestinale, che a sua volta può influenzare la funzione cerebrale (asse intestino-cervello)
- Influenza sulla regolazione insulinica: possono alterare la risposta glicemica e insulinemica, con effetti sistemici sul cervello
- Effetti neurotossici diretti: alcuni dolcificanti sono stati sospettati (in modelli animali o in vitro) di avere effetti diretti su neuroni o cellule gliali, anche se i dati nell’uomo sono molto limitati
È importante notare che queste ipotesi restano speculative e non sono ancora state dimostrate con certezza.
Limiti dello studio
Come ogni ricerca osservazionale, anche questo studio ha dei limiti metodologici che vanno considerati prima di trarre conclusioni definitive:
- Valutazione dietetica solo al baseline: il questionario è stato somministrato all’inizio dello studio e potrebbe non riflettere cambiamenti successivi nella dieta
- Esclusione di altri dolcificanti: lo studio non ha considerato sucralosio, stevia e altri sostituti dello zucchero oggi largamente usati
- Possibili bias di autoriporto: i dati dietetici si basano su quanto dichiarato dai partecipanti, con possibili errori di stima
Ma soprattutto
Nessuna causalità: l’associazione non implica necessariamente un rapporto causa-effetto
Cosa significa tutto questo per la popolazione generale?
Il messaggio principale dello studio non è un allarme generalizzato, ma piuttosto un invito alla cautela, soprattutto per alcune categorie di persone.
- Per i soggetti giovani o di mezza età: il consumo abituale e prolungato di dolcificanti artificiali potrebbe avere conseguenze a lungo termine sul cervello, anche in assenza di sintomi iniziali.
- Per i soggetti con diabete o sindrome metabolica: pur utilizzati come alternativa “sicura” allo zucchero, i dolcificanti artificiali potrebbero non essere innocui e potrebbero addirittura amplificare il rischio di declino cognitivo.
Per tutti: i dolcificanti a basso contenuto calorico, pur riducendo l’apporto calorico immediato, non sono una soluzione magica né esenti da effetti collaterali potenziali.
I dolcificanti artificiali non sono necessariamente “il male assoluto”, ma nemmeno la soluzione innocua al problema dello zucchero. Lo studio pubblicato su Neurology aggiunge un tassello importante a un quadro ancora in evoluzione, suggerendo che le scelte alimentari nella mezza età possono influenzare la salute cognitiva decenni dopo.
La raccomandazione più prudente, è dunque evitare un consumo quotidiano e prolungato di questi prodotti, cercando invece di rieducare il palato a una minore dipendenza dal gusto dolce.