E tu la sai la differenza nutrizionale tra alici e sardine?

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Al banco del pesce stanno spesso una accanto all’altra, piccole, argentate e a buon mercato, come due cugine vestite uguali. Ma alici e sardine non sono lo stesso pesce. Alici e acciughe sono due nomi di Engraulis encrasicolus; la sardina, o sarda, è Sardina pilchardus.

Hanno molto in comune: proteine di qualità, omega-3, sapore deciso. Le differenze, invece, cambiano con la tabella consultata, il mese di pesca e il modo in cui il pesce arriva nel piatto.

Alici e sardine fresche a confronto

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Quanto si distanziano nel pesce fresco

Un confronto onesto parte da 100 grammi di parte edibile, cioè quello che si mangia davvero, e da prodotti preparati allo stesso modo: alici fresche e filetti sott’olio sono due alimenti diversi.

Il riferimento italiano sono le tabelle del CREA, aggiornate online a dicembre 2019. Prima sorpresa: per la sardina fresca le schede sono due, «Sarda» e «Sardine», molto diverse fra loro.

Valori CREA per 100 g di parte edibile, pesce fresco crudo Alici Sardine (scheda «Sarda») Sardine (scheda «Sardine»)
Energia 96 kcal 129 kcal 225 kcal
Proteine 16,8 g 20,8 g 20,3 g
Grassi 2,6 g 4,5 g 15,4 g

Sulle proteine la partita è quasi pari. Sui grassi dipende dalla colonna: con «Sardine» sono quasi sei volte quelli delle alici, con «Sarda» poco meno del doppio. La scheda «Sarda» ha anche un inciampo: il nome inglese, «round sardinella», indica di solito l’alaccia.

Il motivo principale è biologico: la sardina accumula grasso d’estate e lo consuma d’inverno. Nelle sardine dell’Adriatico è passato da poco più dell’1% a inizio anno a circa il 10,6% tra luglio e settembre. Il «sei volte più grassa» è una fotografia, non una regola. E più grasso non vuol dire peggiore: una parte importante sono proprio gli omega-3.

Gli omega-3 ci sono in entrambi

EPA e DHA sono gli omega-3 a catena lunga che rendono famoso il pesce azzurro. Il CREA li esprime in percentuale dei grassi, poco pratica; la banca dati dell’Istituto Europeo di Oncologia, ripresa da Smartfood IEO, li riporta in grammi.

Omega-3 a catena lunga per 100 g di pesce fresco (BDA-IEO) Alici Sarde
EPA 0,27 g 0,51 g
DHA 0,52 g 1,16 g
EPA + DHA 0,79 g 1,67 g

A parità di peso, le sarde ne portano poco più del doppio, anche se una sardina pescata nel periodo magro ne avrà meno. E un piatto di pesce resta un alimento: gli studi sul pesce, sugli integratori e sui farmaci a base di omega-3 rispondono a domande diverse.

Il calcio dipende da che cosa mangi

Secondo i National Institutes of Health statunitensi, circa 85 g di sardine sott’olio in scatola, mangiate con le lische, apportano 325 mg di calcio, più di un bicchiere di latte. Il merito è delle lische, rese morbide dalla sterilizzazione: nel pesce fresco il CREA riporta 33 mg per 100 g nella scheda «Sarda» e 148 mg nelle alici.

Quando il pesce arriva in scatola

Nelle tabelle CREA le alici sott’olio salgono a 206 kcal e 11,3 g di grassi per 100 g, contro 96 kcal e 2,6 g delle fresche. Il sodio passa da 110 mg, valore stimato, a 480 mg, misurato in laboratorio.

L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda agli adulti meno di 2.000 mg di sodio al giorno, cioè meno di 5 g di sale, perché l’eccesso alza la pressione. La soglia vale per l’intera giornata: 50 g di alici sott’olio portano circa 240 mg di sodio, una quota gestibile. Meglio comunque leggere l’etichetta, dove in Europa la dichiarazione nutrizionale riporta il sale: 1 g di sale contiene 400 mg di sodio.

Per le alici sotto sale il CREA non riporta il sodio: conta l’etichetta, e una sciacquata prima dell’uso toglie almeno il sale in superficie.

Che cosa cambia davvero nel confronto

Su grassi e omega-3 le sarde stanno davanti, con un divario che varia con la stagione; in scatola contano olio, sale e lische. Entrambe sono pesci piccoli, in basso nella catena alimentare, e la FDA statunitense le mette tra le scelte migliori per il basso contenuto di mercurio.

Più che cercare un vincitore, conviene chiedersi se il pesce è fresco o conservato, quando è stato pescato e quale parte finirà nel piatto. Il pesce migliore, alla fine, è quello che mangi davvero, e spesso.

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