(Segue trascrizione editata del video)
“Si può sospendere la statina e passare a un integratore?”
Questa domanda è legittima, perfino comprensibile, ma a mio avviso nasce da un presupposto errato sotto diversi punti di vista, primo fra tutti l’idea del
“Non voglio prendere farmaci, preferisco qualcosa di naturale, come un integratore”
che, seppure io ne comprenda l’origine, non posso fare a meno di notare quanto sia profondamente irrazionale…
La differenza tra farmaci e integratori

Questa distinzione non esiste dal punto di vista biochimico, esiste solo dal punto di vista emotivo e, soprattutto, legislativo e regolatorio…
L’idea che un integratore sia meno pericoloso e/o più tollerabile è una percezione psicologica e culturale, non certamente scientifica.
Nella realtà quotidiana è effettivamente così, un integratore è generalmente più sicuro di un farmaco, ma questo succede perché a monte c’è un rigidissimo sistema regolatorio che decide a tavolino cosa possa essere venduto come integratore…
Non è la Natura a proteggerti
Non è la Natura a proteggerti, sono le agenzie regolatorie a preoccuparsi della tua sicurezza: l’AIFA, l’EMA e l’EFSA stabiliscono limiti precisi sulle dosi massime, sugli ingredienti ammessi e perfino sulla purezza delle sostanze contenute in un integratore attraverso un buon sistema di controlli.
Un integratore è venduto come tale, anche sullo scaffale del supermercato, perché la tradizione e/o la ricerca di laboratorio ha dimostrato che per farsi male con quella sostanza servirebbe davvero una grande ostinazione o un pizzico di sfortuna, in forma ad esempio di allergia rara…
Non è la Natura a proteggerti, è l’accoppiata scienza-impianto regolatorio… e se hai qualche dubbio ti basterà pensare alle frequenti intossicazioni da funghi, ai trapianto di fegato urgenti a seguito dell’assunzione di kava-kava o, restando in tema di cuore, alle aritmie da efedrina (sostanza naturale, ma illegale, talvolta nascosta in integratori dimagranti).
Per non parlare della cicuta, pianta naturale la cui ingestione provoca una paralisi ascendente… letale.
Il fatto che una sostanza venga estratta da una radice, da una foglia o da un fiore non dice nulla sulla sua sicurezza, né tanto meno sulla sua efficacia.
Un altro esempio
Lascia che ti faccia un altro esempio… la digossina, o digitale, è uno dei primissimi principi attivi impiegati a scopo cardiologico, ancora oggi usata per il trattamento dell’insufficienza cardiaca.
Questa molecola presenta una caratteristica peculiaria: una finestra terapeutica estremamente ridotta: somministrane poca e non farà nulla, somministrane troppa e ucciderai il paziente, ma se questo vale per la gran parte dei farmaci, nel caso della digossina il limite si gioca sui decimi di milligrammo…
Eppure è una sostanza naturale… e allora la mettiamo in vendita come integratore?
Torniamo alla statine
La sostituzione più comune quando si pensa agli integratori naturali al posto delle statine è ovviamente il riso rosso fermentato, estratto effettivamente molto efficace nell’abbassare il colesterolo…
E come potrebbe non esserlo… contiene una statina…
Se fai fermentare il riso rosso con una specifica muffa, questa produrrà per te la monacolina K, una statina (lovastatina).
Ma ecco la grande delusione della giornata… al tuo corpo non importa se una certa sostanza arriva da un impianto di produzione industriale o da un fungo che prolifera in una giara di terracotta cinese di 2000 anni fa.
Non fraintendermi, sono perfettamente consapevole del fatto che una produzione industriale possa lasciare dei residui chimici (e anche su questo aggettivo ce ne sarebbe da dire… ), ma una produzione naturale non è di per sé più sicura… può scappare di mano e venire contaminata da una produzione altrettanto pericolosa e perfino meno prevedibile… un esempio emblematico è quello relativo alle aflatossine, molecole altrettanto naturali prodotte da funghi del genere Aspergillus e in grado di contaminare cereali, semi oleaginosi, frutta secca e spezie…
Non sono meno naturali della monacolina K con cui vorresti sostituire la statina… eppure sono tra i cancerogeni più pericolosi che si conoscano.
E allora torna la domanda iniziale…
Posso sospendere la statina e passare a un integratore?
Sì, puoi farlo se il tuo cardiologo è d’accordo, ma stai semplicemente passando a un farmaco regolato diversamente dal punto di vista legislativo:
il fatto che gli integratori siano più sicuri dei farmaci è una conseguenza di una regolazione legislativa, non viceversa.
Ci sono sostanze prodotte dalla natura che sono veleni, ci sono sostanze inerti, ci sono sostanze benefiche, ci sono sostanze che dosate e somministrate in un certo modo hanno la potenza e l’utilità di farmaci di sintesi (penso ad esempio alla già citata digossina o alla vincristina, potente antitumorale con una sfilza di effetti collaterali degni della più classica chemioterapia di laboratorio).
A seconda dei casi queste sostanze le vedrai vendute
- in Farmacia senza ricetta,
- in Farmacia con ricetta,
- non le vedrai affatto in farmacia perché usate solo a livello ospedaliero
- o non le vedrai usate affatto perché troppo pericolose.
E lo stesso vale per le sostanze di sintesi…
Integratore o farmaco: non c’è differenza biochimica
E questo ci porta al cuore della questione: non esiste nessuna barriera biochimica tra farmaco e integratore, esiste solo una barriera regolatoria.
Ma ti dirò di più, nel bene e nel male quasi sempre conosciamo molto meglio i cosiddetti “farmaci” rispetto agli integratori… tanto per farti un esempio che spero possa chiarire il concetto, gli integratori possono venire autorizzati al commercio grazie anche al cosiddetto “uso tradizionale”, ovvero il fatto che quella sostanza o miscela sia stata utilizzata per decenni o addirittura secoli in una determinata cultura, con finalità più o meno simili a quelle rivendicate oggi, e senza che siano stati segnalati effetti avversi rilevanti.
Questo criterio dell’”uso tradizionale” è previsto esplicitamente nella normativa europea per i prodotti a base di piante medicinali, ma si riflette anche nella logica con cui vengono autorizzati e venduti molti integratori alimentari.
E cosa significa, nella pratica?
Significa che non serve dimostrare l’efficacia clinica dell’integratore con studi randomizzati, controllati e pubblicati su riviste peer-reviewed.
Al contrario la normativa dietro alla commercializzazione dei farmaci è davvero molto, molto più stringente.
Le (provocatorie) domande che dovresti fare al tuo cardiologo
- Perché anziché chiedere al tuo cardiologo di passare da una statina a un integratore non gli chiedi invece una dieta per perdere peso?
- Perché non gli chiedi anche se, magari smettendo di fumare, potresti riuscire a ridurre il dosaggio della statina?
- Perché continui a mangiare così spesso la carne quando ti ha già detto di ridurla?
- Perché ti ricordi di avere il colesterolo alto solo quando leggi il referto del prelievo, ma te ne dimentichi completamente quando ordini l’aperitivo con patatine, salumi e prosecco? Ah, è vero, patatine e salumi sono naturali…
- Perché a camminare ci sei andato due volte in sei mesi e in palestra addirittura mai pur avendo fatto l’abbonamento annuale?
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