Pressione alta? Quel rimedio naturale che sembra innocuo e invece…

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Se hai ricevuto una diagnosi di ipertensione, è naturale che tu voglia fare tutto il possibile per proteggere la tua salute, magari cercando un aiuto extra negli integratori naturali. Molte persone si sentono più rassicurate dall’idea di assumere sostanze di origine vegetale, convinte che siano prive di effetti collaterali. Eppure la natura produce molecole estremamente attive che possono interferire con il funzionamento dei farmaci prescritti dal medico, rendendoli meno efficaci o, al contrario, troppo potenti.

Il rischio degli integratori di potassio

Molti dei farmaci più comuni per la pressione, come gli ACE-inibitori o i sartani, agiscono sui reni favorendo l’eliminazione del sodio ma trattenendo il potassio. Se decidi di assumere un integratore di potassio senza un controllo specifico, potresti ritrovarti con livelli di questo minerale eccessivamente alti nel sangue. Una concentrazione troppo elevata di potassio può causare aritmie cardiache pericolose. Spesso il desiderio di contrastare i crampi muscolari o la stanchezza spinge verso questi prodotti, ma se sei in terapia farmacologica, la scelta deve essere sempre guidata da un esame del sangue e dal parere clinico.

La liquirizia e le erbe che alzano la pressione

Ti sarà capitato di leggere che la liquirizia può aiutare chi ha la pressione bassa. Il rovescio della medaglia è che, se soffri di ipertensione, il consumo regolare di liquirizia (anche sotto forma di tisane o caramelle gommose) può vanificare l’effetto dei tuoi farmaci. Questa radice agisce trattenendo i liquidi e il sodio, aumentando così il volume del sangue circolante. Esistono poi piante come l’iperico, usato spesso per migliorare il tono dell’umore, che accelera il metabolismo di molti farmaci nel fegato. Se assumi l’iperico insieme ad alcuni calcio-antagonisti, il farmaco viene smaltito troppo velocemente e la tua pressione potrebbe rimanere alta nonostante la terapia.

Interazioni a tavola tra pompelmo e farmaci

Anche se non è un integratore in senso stretto, il pompelmo è un esempio perfetto di come un alimento possa trasformarsi in un rischio. Questo frutto contiene sostanze che bloccano temporaneamente gli enzimi responsabili dello smaltimento di diversi farmaci antipertensivi. Se bevi regolarmente succo di pompelmo mentre assumi determinati farmaci per la pressione, la concentrazione del principio attivo nel tuo sangue può salire a livelli tossici. Potresti notare mal di testa improvvisi, tachicardia o una pressione eccessivamente bassa, semplicemente perché il tuo corpo non riesce a eliminare il farmaco come dovrebbe.

L’importanza di uno stile di vita integrato

Spesso cerchiamo una soluzione in una compressa, sia essa un farmaco o un integratore, dimenticando che le basi della gestione della pressione passano per le tue abitudini quotidiane. Le linee guida attuali raccomandano di ridurre il consumo di sale e aumentare l’attività fisica aerobica, come una camminata veloce di trenta minuti al giorno, pratiche che hanno un impatto misurabile e documentato sulla salute delle arterie. Queste abitudini non interferiscono negativamente con i farmaci, ma ne potenziano l’azione. Se senti il bisogno di integrare la tua dieta, parlane apertamente con chi ti segue: conoscere l’elenco completo di ciò che assumi permette al medico di regolare i dosaggi e garantirti una protezione reale e sicura.

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