Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti
Nelle ultime settimane la bluetongue è comparsa spesso nelle notizie dal Regno Unito, e il nome inglese, “lingua blu”, aiuta poco a capire di che cosa si tratti. È una malattia virale degli animali: colpisce ruminanti domestici e selvatici come pecore, bovini, capre e cervi, e anche camelidi come lama e alpaca.
La bluetongue non colpisce le persone e non rappresenta un rischio per la sicurezza di carne e latte. Questa rassicurazione riguarda questo virus in particolare: le normali regole su come conservare e consumare questi alimenti restano quelle di sempre.
Quello che sta succedendo nel Regno Unito è quindi un problema di sanità animale, e la sua diffusione è documentata. Per capirne la portata, però, bisogna guardare all’unità con cui viene misurata. È lì che una parola come “travolge” rischia di dire più dei dati.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Che cosa contano davvero i numeri britannici
Nell’aggiornamento ufficiale del 12 ottobre 2026 risultano 3.338 sedi con bluetongue confermata nella stagione 2026-2027. Il totale riguarda il BTV-3, una delle varianti del virus, oppure virus non ancora tipizzati. La distribuzione è molto sbilanciata:
- Inghilterra: 2.812 sedi
- Galles: 478 sedi
- Scozia: 48 sedi
- Irlanda del Nord: nessuna, in questa stagione
Una sede è un luogo con animali in cui la malattia è stata confermata, come un’azienda agricola. Il numero quindi non conta gli animali, né quelli infetti né quelli morti. Da solo non permette di ricavare quanti capi si siano ammalati nel Paese.
C’è anche un secondo motivo per leggere questi dati con attenzione. Dal settembre 2026, in Inghilterra, la conferma può basarsi anche sulle informazioni cliniche inviate dai veterinari, oltre che sugli esami di laboratorio. Un confronto con le stagioni precedenti risente quindi anche del modo in cui si contano i casi.
Come il virus passa da un animale all’altro
La bluetongue si diffonde soprattutto attraverso la puntura di piccoli insetti del genere Culicoides. Un insetto acquisisce il virus pungendo un animale infetto e lo trasmette quando punge un altro animale che può ammalarsi.
A fare da ponte è l’insetto, ed è questo che distingue la bluetongue da un comune contagio per vicinanza tra animali. Anche il vento può avere un ruolo, perché trasporta gli insetti: a spostarsi sono i vettori, mentre il virus resta legato a loro.
Esistono poi altre vie, meno centrali. Il virus può passare dalla madre al feto durante la gravidanza e può essere trasmesso attraverso materiale germinale infetto, cioè quello usato per la riproduzione degli animali.
Che cosa vede l’allevatore, e perché la lingua blu inganna
Nelle pecore la malattia può causare febbre, lesioni della bocca, salivazione, gonfiore di labbra e lingua, zoppia e difficoltà a respirare. Tra le conseguenze gravi ci sono aborti, anomalie del feto e la morte dell’animale.
Le pecore mostrano più spesso segni evidenti, ma anche i bovini possono ammalarsi, con febbre, scarso appetito e calo della produzione di latte. La gravità cambia secondo il tipo e il ceppo del virus, e non tutti gli animali infetti presentano questi segni.
Il nome della malattia descrive proprio il segno meno affidabile. La colorazione blu della lingua è dovuta a una scarsa ossigenazione del sangue ed è rara: un animale può essere malato anche con la lingua di colore normale.
Per questo i segni osservati in stalla bastano a far nascere un sospetto, ma la diagnosi richiede il veterinario e il percorso ufficiale di conferma.
Vaccini e segnalazione: la parte che spetta a chi alleva
Nel Regno Unito sono autorizzati vaccini veterinari contro BTV-3, con indicazioni diverse da prodotto a prodotto. Nelle pecore alcuni servono a ridurre mortalità e segni clinici, altri a prevenire i segni clinici. Nei bovini alcune indicazioni riguardano soltanto la riduzione della viremia, cioè della quantità di virus nel sangue.
Una viremia più bassa è un dato misurato in laboratorio e va distinta da un beneficio clinico dimostrato per l’animale. I vaccini disponibili vanno intesi come una protezione specifica per prodotto e specie, senza promesse di copertura totale, immediata o valida per tutte le varianti del virus. La scelta spetta al veterinario.
Chi detiene in Gran Bretagna animali che possono ammalarsi ha un obbligo preciso: segnalare subito il sospetto di bluetongue all’autorità veterinaria e rivolgersi al proprio veterinario per qualsiasi problema di salute o benessere degli animali. Canali e procedure cambiano da un Paese all’altro, quindi le modalità britanniche non valgono automaticamente per l’Italia.
Per chi non alleva, la bluetongue non tocca la salute né ciò che si mette nel piatto. Per chi alleva, invece, ogni numero delle statistiche ufficiali parte da un sospetto, che viene segnalato, verificato e infine confermato.
Fonti
- Leaflet: key information about bluetongue (accessible version) – GOV.UK
- Bluetongue: latest situation – GOV.UK
- Bluetongue: how to prevent it and stop it spreading – GOV.UK
- Bluetongue: how to spot and report it – GOV.UK
- Bluetongue – WOAH – World Organisation for Animal Health
- Bluetongue serotype 3 (BTV-3) vaccination – GOV.UK
Tutte le news di The WOM Healthy su Google
Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.