Quanti caffè può bere chi ha problemi di prostata? No, non sono 5

Ultima modifica

Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti

Chi ha qualche disturbo urinario e beve caffè, prima o poi si chiede quante tazzine può permettersi senza fare danni alla prostata. È una domanda sensata, ma un numero preciso non esiste: le linee guida europee sui disturbi urinari maschili non indicano un numero di tazzine universalmente sicuro per chi ha problemi prostatici.

La risposta utile passa da una distinzione. Da un lato c’è la sicurezza della caffeina per un adulto sano, che ha limiti conosciuti. Dall’altro c’è la gestione dei sintomi urinari, dove la caffeina va moderata o evitata, senza una soglia fissa. Sono due domande diverse, e usare la risposta della prima per la seconda porta fuori strada.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Il limite generale riguarda la caffeina, non la prostata

Per gli adulti sani, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare considera non preoccupanti fino a 400 mg di caffeina distribuiti nell’arco della giornata, con dosi singole fino a 200 mg. Il conteggio comprende tutte le fonti, non solo il caffè. Il parere risale al 2015 ed è ancora quello di riferimento.

Questi valori sono un tetto di sicurezza generale, non una quantità da raggiungere. La valutazione riguarda persone sane: chi ha una patologia o prende medicinali resta fuori dal suo ambito, e lo stesso vale per chi ha disturbi prostatici.

C’è poi un problema pratico: la tazzina non è un’unità di misura. Il contenuto di caffeina cambia con il tipo di caffè e con il modo in cui viene preparato. Come riferimento approssimativo si stimano circa 80 mg per un espresso da 60 ml, un valore che non si può attribuire automaticamente a ogni tazzina.

Facendo il conto su quel riferimento, 400 mg corrisponderebbero a cinque espressi da 60 ml. È un calcolo illustrativo sul limite generale per adulti sani e non vale come numero per la prostata. Tiene conto solo del caffè, mentre al totale si sommano anche tè, bevande energetiche e altri prodotti con caffeina.

Quando sono i sintomi urinari a porre la domanda

Urgenza, bisogno frequente di urinare e risvegli notturni per andare in bagno vengono spesso attribuiti alla prostata. In realtà i sintomi urinari maschili hanno cause multifattoriali e possono dipendere anche dalla vescica, da infezioni o da altre condizioni. Un fastidio che compare dopo il caffè, quindi, da solo non indica un’infiammazione della prostata.

Per chi ha questi sintomi, le linee guida includono tra i consigli di autogestione la riduzione o l’eliminazione della caffeina. La ragione è che può avere un effetto diuretico e irritare la vescica, aumentando la frequenza, l’urgenza e i risvegli notturni.

Quanto aiuti la sola riduzione del caffè resta incerto. Le singole parti dell’autogestione non sono state studiate separatamente, e questi consigli nascono in parte dal consenso tra esperti. La raccomandazione forte riguarda il pacchetto completo di informazioni e autogestione, non il caffè preso da solo.

Ridurre la caffeina è quindi un tentativo coerente con le linee guida. Il risultato però varia da persona a persona e non è garantito.

L’idea che il caffè protegga dal tumore

Sul tumore della prostata circola anche la tesi opposta, cioè che il caffè faccia bene. Un’analisi di 16 studi su circa 1,08 milioni di uomini ha osservato un rischio circa del 9% più basso in chi beveva più caffè rispetto a chi ne beveva meno. Studi di questo tipo, però, non dimostrano che bere più caffè prevenga la malattia.

Quel 9% è una differenza relativa, non assoluta, e si basa su consumi dichiarati dagli stessi partecipanti, con possibili fattori confondenti. Per i tumori avanzati o fatali il dato è compatibile anche con l’assenza di qualsiasi legame. Nel complesso le prove sono insufficienti per trarre una conclusione, e quindi aumentare il caffè per proteggere la prostata non ha basi.

Segnali da non attribuire al caffè

Alcuni disturbi richiedono assistenza medica tempestiva, senza aspettare di vedere se basta sospendere il caffè:

  • impossibilità di urinare, che richiede assistenza immediata;
  • sangue nelle urine;
  • sintomi urinari dolorosi accompagnati da febbre e brividi;
  • forte dolore al basso addome.

Anche i disturbi meno urgenti, come l’urgenza o i risvegli notturni, vanno discussi con il medico, perché le cause possibili sono diverse e non tutte riguardano la prostata.

Il limite di 400 mg serve a proteggere un adulto sano dagli effetti generali della caffeina. Quando ci sono sintomi urinari, la misura che conta diventa la risposta dei tuoi sintomi alla riduzione, e nessun numero di tazzine fissato in anticipo può prevederla.

Fonti

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza