Quindi NON devi assolutamente mischiare caffè e antibiotici?

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Il caffè della discordia

Ogni tanto la scienza fa notizia. E ogni tanto la notizia fa… un po’ troppa scienza.

È il caso di diversi articoli apparsi recentemente su diverse testate on-line che con tono da allarme sanitario ci mettono in guardia su un nemico insospettabile della nostra salute: il caffè.

Sì, proprio lui. L’amico fedele dei risvegli traumatici, il compagno delle riunioni inutili, l’amante appassionato delle pause da tutto (poi per la verità è anche lo stesso che può facilmente causare dipendenza e mandarti in tachicardia mentre tremi come un vecchio modem 56k… ma vabbeh…).

Secondo queste riviste una tazzina può minare l’efficacia degli antibiotici.

Titolo perfetto per spaventare la nonna, disintossicare un’intera redazione e far esultare i produttori di camomilla. Ma cosa dice davvero lo studio che ha originato tutto questo?

Spoiler: niente che giustifichi lo svuotamento delle moka.

Cosa ha scoperto davvero lo studio

Ragazza che guarda dubbiosa la scelta tra una compressa e un caffè

Il lavoro in questione, pubblicato su PLOS Biology, è una vera e propria impresa di microbiologia molecolare. Gli autori hanno preso Escherichia coli – il batterio da laboratorio più coccolato del mondo – e lo hanno esposto a 94 sostanze chimiche diverse, fra cui caffè, antibiotici, e altre cosine divertenti come vanillina e bile (sì, proprio bile).

Lo scopo? Capire come certe sostanze influenzano i geni che regolano il traffico in entrata e uscita nella cellula batterica.

I ricercatori hanno osservato 7 geni-spia legati a porine e pompe di efflusso – in pratica, i buttafuori molecolari del batterio – e hanno monitorato tre proteine-registe (MarA, SoxS e Rob) che decidono che musica far suonare ai geni a seconda di cosa c’è nell’ambiente.

Il risultato?

Circa un terzo delle sostanze ha effettivamente fatto cambiare qualcosa. E sì, anche la caffeina ha dato segni di vita: ha attivato Rob, che ha fatto aumentare un piccolo RNA (MicF), che a sua volta può abbassare la produzione di una porina (OmpF).

In parole povere, all’interno della cellula entra meno antibiotico, che non può quindi curarti dall’infezione.

E quindi? Devo buttare la moka?

Calma.

Lo studio è interessante, ben fatto, pieno di dettagli molecolari che farebbero impazzire un biochimico in pigiama. Ma siamo lontani anni luce da una situazione clinica. Non si parla di effetti negli esseri umani. Non si quantifica quanta caffeina serva per inibire un antibiotico (forse litri). Non si valuta l’assorbimento intestinale, il metabolismo epatico, la distribuzione nei tessuti.

E poi ancora con quali antibiotici?

Non si parla di infezioni reali. Né si generalizza ad altri batteri oltre a E. coli, tant’è che lo stesso studio conferma che Salmonella Typhimurium, un altro Gram-negativo, non mostra lo stesso effetto.

Tutto questo è successo

  • solo in laboratorio,
  • solo su E. coli,
  • solo in condizioni controllate.

Insomma: si tratta di una bella scoperta molecolare su come i batteri potenzialmente possono reagire a composti esterni, e su quale ruolo giochi Rob, finora sottovalutato rispetto ai suoi fratelli MarA e SoxS. Una chicca per gli appassionati di regolazione genica. Ma non, ripetiamolo, un avviso ai consumatori.

L’arte di distinguere la molecola dal cappuccino

Per carità, la colpa non è solo del giornalismo. Anche gli scienziati, a volte, nelle conclusioni degli articoli ammiccano troppo al sensazionalismo (“questo potrebbe avere implicazioni cliniche importanti”… magari, ma non oggi) perché la pubblicità sui media tradizionali fa ovviamente gioco alla carriera… Però c’è una differenza tra aprire una porta e urlare “il mondo sta bruciando” perché c’è odore di fumo in cucina.

In conclusione, nessuno vieta di riflettere su come le abitudini alimentari influenzino la farmacocinetica. Ed è verissimo che l’interazione tra farmaci e cibo – o anche tra farmaci e microbiota – sia un tema caldo, da esplorare. Ma dire che “caffè e antibiotici non vanno d’accordo” è un po’ come dire che “parlare male di un politico provoca terremoti” solo perché le due cose sono avvenute nello stesso giorno.

Per ora, possiamo continuare a bere il nostro espresso anche se siamo sotto ciprofloxacina, a patto – come sempre – di non abusare né dell’uno né dell’altra.

E soprattutto, possiamo smettere di demonizzare ogni molecola che non abbia una laurea in medicina. Anche il caffè ha diritto a un giusto processo (ovvero ulteriori studi possibilmente clinici).

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