L’aspartame, un dolcificante artificiale ampiamente utilizzato, non provoca un aumento dell’insulina e non è responsabile dell’aumento di peso, come spesso sostenuto.
Questa è la conclusione di una recente meta-analisi di studi clinici randomizzati sull’uomo, che ha esaminato gli effetti dell’aspartame sui livelli di glucosio nel sangue, sulla risposta insulinica, sull’appetito e sull’apporto energetico.
L’aspartame e la risposta insulinica

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Per lungo tempo, si è creduto che i dolcificanti artificiali, percepiti come “dolci” dal cervello, potessero indurre una risposta insulinica, portando potenzialmente a problemi di salute come il diabete di tipo 2 o l’aumento di peso, ma questa nuova meta-analisi, che ha incluso oltre cento studi, ha confutato questa teoria.
Gli studi hanno confrontato l’aspartame con diverse sostanze:
- Placebo: Non è stata osservata alcuna differenza nei livelli di glucosio o insulina.
- Altri dolcificanti a basso contenuto calorico (sucralosio, frutto del monaco, stevia): Non è stata riscontrata alcuna differenza significativa nella risposta del glucosio. Per l’insulina, è stata notata una piccola differenza in alcuni studi, ma attribuibile probabilmente al fatto che altri dolcificanti potrebbero diminuire leggermente l’insulina, piuttosto che l’aspartame aumentarla.
- Carboidrati dal sapore dolce: I carboidrati semplici (zuccheri), quindi dal sapore dolce, hanno mostrato un aumento molto maggiore del glucosio rispetto all’aspartame, poiché l’aspartame non aumenta la glicemia.
- Carboidrati complessi e altri macronutrienti (grassi, proteine): L’aspartame non ha causato alcuna risposta del glucosio o dell’insulina, mentre i principi nutritivi (ovviamente) sì.
In sintesi, l’aspartame non ha causato un aumento del glucosio o dell’insulina in nessuno dei confronti, ad eccezione della minima e non preoccupante osservazione rispetto ad altri dolcificanti a basso contenuto calorico.
Aspartame, peso corporeo e appetito
Contrariamente all’idea che l’aspartame faccia ingrassare, la meta-analisi ha rivelato che le persone che consumano aspartame tendono a consumare meno calorie e a percepire un minor senso di fame rispetto a chi non lo consuma.
Questo fenomeno spiega perché le bevande dolcificate artificialmente con aspartame portano a una perdita di peso più significativa rispetto alle bevande zuccherate e persino all’acqua in contesti di sostituzione.
La correlazione tra dolcificanti artificiali e obesità o diabete di tipo 2 in studi osservazionali è probabilmente un caso di causalità inversa: le persone già in sovrappeso o a rischio di diabete tendono a scegliere bevande dietetiche.
La sicurezza dell’aspartame ed effetti collaterali
La meta-analisi ha anche esaminato gli eventi avversi e ha concluso che non ci sono differenze significative negli effetti collaterali riportati tra l’aspartame e il placebo. Addirittura, in uno studio su persone che si definivano “sensibili all’aspartame”, non è stata riscontrata alcuna differenza negli eventi avversi quando l’aspartame veniva somministrato in modo cieco, suggerendo un effetto placebo.
Anche perchè:
- L’aspartame è circa 200 volte più dolce dello zucchero e se ne usano quantità minime.
- Non entra nel flusso sanguigno o nei tessuti, ma viene rapidamente e completamente metabolizzato nel tratto gastrointestinale in tre componenti: fenilalanina (50%), acido aspartico (40%) e metanolo (10%).
- La fenilalanina e l’acido aspartico sono amminoacidi comuni, presenti in quantità 20-30 volte superiori in alimenti come la carne. Solo le persone con fenilchetonuria (PKU), un raro disturbo congenito del metabolismo, devono preoccuparsi della fenilalanina, ma anche in questi casi gli studi hanno mostrato che le piccole quantità derivanti dall’aspartame non causano effetti negativi.
- Il metanolo, spesso fonte di preoccupazione, è prodotto naturalmente dal corpo e si trova in quantità molto maggiori in frutta, verdura e alcol. Studi che hanno somministrato dosi elevate di aspartame (equivalenti a 26 lattine di Coca-Cola Diet in 8 ore) non hanno mostrato alcun aumento preoccupante dei livelli di metanolo o del suo metabolita, il formato, nel sangue.
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