La risposta è sì: nella maggior parte dei casi, chi ha il colesterolo alto può mangiare le uova. Non esiste però una quantità settimanale adatta a tutti. La scelta dipende dai livelli di colesterolo LDL, dal rischio cardiovascolare complessivo, dalle eventuali malattie associate e, soprattutto, da come sono inserite le uova nel resto della dieta.
Ma andiamo con ordine.
Un acceso dibattito
Le uova sono da tempo al centro di un dibattito nutrizionale, specialmente per chi tiene sotto controllo i livelli di colesterolo. Ricche di nutrienti, sono una fonte eccellente di proteine di alta qualità, vitamine e minerali.
Se quindi da un punto di vista nutrizionale non ci sono dubbi sulla ricchezza di questo alimento, una delle possibili ombre è rappresentata dal contenuto in colesterolo: un singolo uovo di grandi dimensioni contiene circa 180-200 mg di colesterolo, quasi tutto nel tuorlo. Le linee guida ESC/EAS raccomandano tuttavia di valutare l’alimentazione nel suo complesso, prestando particolare attenzione ai grassi saturi e alla qualità generale della dieta.

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Per anni si è creduto che questo contenuto potesse influenzare negativamente i livelli di colesterolo nel sangue. Oggi sappiamo che l’effetto del colesterolo alimentare è generalmente più contenuto rispetto a quello dei grassi saturi, ma non è nullo e varia da persona a persona. Una maggiore cautela è necessaria, per esempio, in caso di ipercolesterolemia familiare o di rischio cardiovascolare elevato.
Il nostro organismo adatta in parte la produzione interna di colesterolo alla quantità assunta con gli alimenti, ma questa compensazione non è completa e non avviene allo stesso modo in tutti. Sui valori nel sangue incidono anche:
- la genetica;
- l’attività fisica;
- l’assunzione di grassi saturi e trans;
- il peso corporeo e l’eccesso calorico;
- il fumo, il diabete e altre condizioni di salute.
Come valutare il colesterolo alto
Il colesterolo alto non si riconosce dai sintomi e non può essere valutato osservando semplicemente quante uova si mangiano. La diagnosi richiede un esame del sangue, chiamato profilo lipidico, che comprende di norma colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL e trigliceridi. Il parametro principale su cui si basa la prevenzione cardiovascolare è generalmente il colesterolo LDL.
Un singolo valore non basta sempre per decidere come intervenire. Il medico considera anche età, pressione arteriosa, fumo, diabete, malattie renali, precedenti cardiovascolari e storia familiare. Se un risultato è inatteso o vicino alla soglia decisionale, può essere opportuno ripetere l’esame. Il prelievo a digiuno non è indispensabile in tutte le situazioni, ma può essere richiesto, per esempio, quando i trigliceridi sono elevati.
In casi selezionati possono essere necessari altri accertamenti per cercare cause secondarie, come disturbi della tiroide, malattie renali o epatiche, oppure per misurare lipoproteina(a) e apolipoproteina B. Non sono esami da ripetere di routine per stabilire quante uova mangiare.
Valori di LDL molto elevati, malattie cardiovascolari in giovane età nella persona o nei familiari e casi noti di ipercolesterolemia familiare richiedono una valutazione medica tempestiva, talvolta specialistica. Non esiste invece un test specifico per identificare con certezza chi risponderà maggiormente al colesterolo delle uova. Se il medico o il dietista propone una modifica alimentare, l’effetto può essere verificato ripetendo il profilo lipidico dopo un intervallo adeguato.
Come regolarsi a tavola
L’obiettivo non è eliminare automaticamente le uova, ma ridurre il colesterolo LDL e il rischio di infarto e ictus attraverso un’alimentazione equilibrata, l’attività fisica e, quando indicato, i farmaci. Le uova possono quindi trovare spazio nella dieta, purché la quantità venga adattata alla situazione individuale.
Per la popolazione sana, le linee guida italiane per una sana alimentazione indicano come riferimento 2-4 uova alla settimana, contando anche quelle presenti in pasta all’uovo, prodotti da forno e altre preparazioni. Per chi ha il colesterolo LDL alto non esiste una soglia universale: rimanere entro questo intervallo può essere un punto di partenza prudente, ma il medico o il dietista può suggerire una quantità inferiore o diversa in base al rischio cardiovascolare e alla dieta complessiva.
In pratica è utile:
- preferire uova bollite, in camicia, al tegamino con poco olio o preparate senza burro;
- evitare di associarle abitualmente a salumi, pancetta, formaggi grassi, salse o altri alimenti ricchi di grassi saturi;
- alternarle con legumi, pesce e altre fonti proteiche;
- considerare che l’albume non contiene colesterolo e può essere utilizzato più liberamente, salvo specifiche controindicazioni individuali;
- non aumentare il consumo solo perché un uovo è descritto come arricchito di omega-3: il contenuto di colesterolo rimane simile;
- concordare la quantità con un professionista in caso di ipercolesterolemia familiare, diabete, precedenti malattie cardiovascolari o valori di LDL particolarmente elevati.
Stile di vita
Per abbassare il colesterolo LDL conta più il modello alimentare complessivo che il singolo alimento. È consigliabile privilegiare verdura, frutta, legumi, cereali integrali, frutta a guscio, pesce e olio extravergine di oliva, limitando carni lavorate, burro, panna, formaggi grassi, prodotti da forno industriali e altri alimenti ricchi di grassi saturi. Anche mantenere un peso adeguato, svolgere regolarmente attività fisica e non fumare contribuisce a ridurre il rischio cardiovascolare.
Quando dieta e attività fisica non bastano
Le uova non sono né la causa unica né la cura del colesterolo alto. Quando il rischio cardiovascolare lo richiede, lo stile di vita deve essere affiancato da una terapia farmacologica. Le statine rappresentano generalmente il trattamento di prima scelta; possono causare disturbi muscolari e interagire con alcuni medicinali, anche se gli effetti indesiderati gravi sono poco comuni.
Se la riduzione ottenuta non è sufficiente o le statine non sono tollerate, il medico può valutare ezetimibe, acido bempedoico o farmaci iniettabili come gli inibitori di PCSK9 e inclisiran. Sono trattamenti destinati a situazioni specifiche e possono avere limiti ed effetti indesiderati, tra cui aumento dell’acido urico con l’acido bempedoico e reazioni nel punto di iniezione con le terapie iniettabili. La scelta dipende dai valori di LDL, dal rischio individuale, dalle altre malattie e dalle terapie già assunte.
I farmaci non devono essere sospesi o ridotti per compensare una modifica della dieta. Gravidanza, allattamento, età pediatrica e ipercolesterolemia familiare richiedono indicazioni personalizzate. È opportuno rivolgersi al medico se il colesterolo LDL resta elevato nonostante le modifiche dello stile di vita, se sono presenti altri fattori di rischio o se si sospettano effetti indesiderati della terapia.
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Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.