La pubertà non arriva uguale per tutte. Per alcune ragazze il primo ciclo compare prima, per altre più tardi, e spesso si pensa soprattutto a genetica, alimentazione o peso corporeo. Un nuovo studio suggerisce che anche l’ambiente quotidiano, compresi alcuni residui di pesticidi a cui si può essere esposti durante l’infanzia, potrebbe avere un ruolo. È un tema che interessa da vicino perché parla di sviluppo, salute futura e fattori che non sempre vediamo.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Che cosa ha studiato la ricerca
I ricercatori hanno seguito 506 ragazze in Spagna e hanno cercato di capire se l’esposizione a diversi pesticidi non persistenti fosse collegata all’età del menarca, cioè il momento del primo ciclo mestruale.
Per stimare l’esposizione hanno misurato nelle urine, tra i 7 e i 10 anni, alcuni prodotti di degradazione di insetticidi e fungicidi. Poi hanno raccolto nel tempo, fino all’adolescenza, le informazioni sull’arrivo del menarca tramite questionari compilati dalle ragazze e dalle famiglie.
Si tratta di uno studio osservazionale longitudinale. In pratica, i ricercatori hanno osservato come andavano le cose nel tempo in un gruppo di persone, senza intervenire direttamente. Questo è importante perché permette di individuare associazioni, ma non di provare con certezza un rapporto di causa-effetto.
I risultati principali
Dai dati è emerso un quadro non uniforme. Un metabolita legato al clorpirifos, chiamato TCPy, è risultato associato a un menarca più tardivo nelle ragazze in cui era rilevabile nelle urine rispetto a quelle in cui non lo era. Questa relazione sembrava più marcata tra chi aveva sovrappeso o obesità, anche se l’analisi non ha mostrato una conferma statistica robusta dell’interazione.
Al contrario, livelli più alti di ETU, un metabolita associato a fungicidi ditiocarbammati, sono risultati collegati a un menarca più precoce. Anche qui l’effetto appariva più evidente nelle ragazze con peso basso o nella norma, ma senza una prova statistica forte che il peso modificasse davvero l’associazione.
Il messaggio centrale è che sostanze diverse potrebbero essere associate a direzioni diverse nello sviluppo puberale. Non tutti i pesticidi si comportano allo stesso modo, almeno secondo questi dati.
Perché può interessarti nella vita quotidiana
L’età del menarca non è solo una tappa della crescita. Un esordio molto precoce o molto tardivo può associarsi a differenze nel benessere psicologico in adolescenza e, nel lungo periodo, a qualche variazione di rischio per alcuni problemi di salute. Per questo capire quali fattori possano influenzarla è utile.
Per una famiglia, il punto pratico non è entrare in allarme, ma ricordare che l’ambiente conta insieme a genetica, stato nutrizionale e altri aspetti della crescita. Questo studio non offre istruzioni individuali precise, però rafforza l’idea che ridurre quando possibile l’esposizione evitabile a contaminanti ambientali sia una scelta ragionevole, dentro i limiti della vita reale.
Che cosa non possiamo concludere
Questo lavoro non dimostra che quei pesticidi causino direttamente un anticipo o un ritardo del menarca. Le misurazioni sono state fatte su campioni urinari raccolti in un preciso momento, e per sostanze non persistenti questo può non rappresentare perfettamente l’esposizione abituale nel tempo.
C’è anche il fatto che il campione riguarda una popolazione specifica, quindi i risultati non si possono trasferire automaticamente a tutte le bambine o a tutti i contesti. Alcune associazioni, poi, sono risultate più forti in certi gruppi di peso corporeo, ma senza una conferma statistica solida.
Quello che puoi portare a casa è un messaggio di prudenza informata: la salute puberale può essere influenzata da più fattori, compresi elementi ambientali, ma un singolo studio non basta per cambiare da solo le raccomandazioni o per trarre conclusioni definitive sul rischio personale.
Fonte scientifica
Paper originale: Age at menarche and exposure to non-persistent pesticides in Spanish girls from the INMA (environment and childhood) project.
Rivista: Environmental research
DOI: 10.1016/j.envres.2026.124450
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