I figli pesano come i genitori? La scoperta che toglie ogni colpa

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Quando in una famiglia più persone hanno un peso simile, viene spontaneo chiedersi quanto contino le abitudini condivise e quanto invece pesi l’eredità biologica. È una domanda che tocca molte persone da vicino, soprattutto i genitori che temono di trasmettere ai figli una predisposizione all’aumento di peso. Un nuovo studio ha provato a separare questi fattori nei primi anni di vita, con risultati interessanti ma da leggere con la giusta cautela.

Che cosa ha studiato la ricerca

I ricercatori hanno analizzato i dati di una grande coorte di nascita, cioè un gruppo molto ampio di famiglie seguite nel tempo. L’obiettivo era capire se il legame tra l’indice di massa corporea dei genitori e quello dei figli dipendesse soprattutto da meccanismi biologici legati alla gravidanza oppure da fattori genetici ereditati.

Per farlo hanno confrontato il peso corporeo della madre prima della gravidanza e quello del padre nello stesso periodo con diversi esiti nei figli: peso alla nascita, indice di massa corporea dai primi mesi fino a 8 anni, e alcuni comportamenti alimentari legati all’appetito rilevati a 8 anni. Hanno poi usato modelli statistici complessi per stimare quanto del legame osservato potesse essere spiegato dall’ereditarietà.

I risultati principali

Il primo dato emerso è che il peso della madre era più strettamente associato al peso alla nascita rispetto a quello del padre. Questo è plausibile, perché la gravidanza influenza direttamente la crescita fetale. Ma questa differenza si riduceva dopo la nascita.

Dai 6 mesi fino agli 8 anni, il legame tra il peso dei genitori e il BMI dei figli risultava in larga parte spiegato da fattori genetici condivisi. Per il BMI a 8 anni, la quota del legame attribuita a questo effetto era molto alta sia per la madre sia per il padre. In altre parole, secondo questi dati, il fatto che genitori e figli abbiano un BMI simile nei primi anni di vita sembra dipendere soprattutto dall’eredità genetica più che da un effetto diretto del peso dei genitori al momento del concepimento o durante la gravidanza.

C’era anche un’associazione tra BMI dei genitori e alcuni comportamenti alimentari del bambino legati al rischio di obesità. Ma su questo punto lo studio è meno risolutivo.

Perché può interessarti nella vita quotidiana

Per molte famiglie questa notizia può avere un doppio significato. Da un lato, aiuta a ridimensionare l’idea che il peso di un genitore prima della gravidanza determini da solo il peso futuro del figlio. Dall’altro, ricorda che una predisposizione genetica non è un destino inevitabile.

Questo conta perché il rischio di obesità non dipende da un solo fattore. Crescita, alimentazione, sonno, attività fisica, stress, contesto familiare e ambiente in cui si vive continuano ad avere un ruolo. Sapere che la genetica pesa molto può ridurre sensi di colpa inutili, ma non significa che le abitudini quotidiane siano irrilevanti.

Che cosa non possiamo concludere

Lo studio non dimostra che l’ambiente conti poco, né che intervenire sullo stile di vita sia inutile. Mostra piuttosto che, nei primi anni, la somiglianza nel BMI tra genitori e figli è spiegata in gran parte dall’ereditarietà.

C’è anche un altro limite importante: si tratta di dati osservazionali, analizzati con metodi avanzati ma pur sempre indiretti. Questo significa che non si può arrivare a una certezza assoluta sui rapporti di causa-effetto. I partecipanti provenivano da un paese ad alto reddito e i risultati potrebbero non valere allo stesso modo in contesti diversi. C’è anche il rischio che alcune caratteristiche delle famiglie incluse abbiano influenzato i risultati.

Il messaggio da portare a casa

La lezione più utile è sobria: il peso dei genitori non predice in modo semplice e inevitabile il futuro di un bambino. La genetica sembra spiegare gran parte della somiglianza nel BMI infantile, ma non decide tutto.

Per la vita quotidiana, questo significa evitare due errori opposti. Il primo è pensare che basti modificare il peso prima della gravidanza per garantire un certo esito nel figlio. Il secondo è credere che, se c’è una predisposizione familiare, allora non ci sia nulla da fare. Un ambiente favorevole, con routine regolari, alimentazione equilibrata e movimento, resta importante. Solo che questo studio suggerisce di guardare alla questione con meno colpa e con più realismo.

Fonte scientifica

Paper originale: Parental body mass index and offspring childhood body size and eating behaviour: A structural equation modelling analysis in the Norwegian Mother, Father and Child Cohort Study.
Rivista: PLoS medicine
DOI: 10.1371/journal.pmed.1005094

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