Se guardi la crescita di un bambino solo dalla bilancia o da un numero come il BMI, rischi di vedere una cosa semplice in modo troppo complicato. C’è un momento dell’infanzia in cui questo indice ricomincia a salire dopo essere sceso, e da anni viene interpretato come un possibile segnale precoce di accumulo di grasso. Un nuovo studio rimette in discussione questa lettura e suggerisce che, in molti casi, quel cambiamento possa raccontare soprattutto una storia di crescita normale.

Che cosa ha studiato davvero
I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 2.400 bambini e ragazzi tra 2 e 19 anni, confrontando due misure diverse. La prima è il BMI, cioè l’indice di massa corporea, molto usato ma incapace di distinguere tra grasso e massa magra. La seconda è il rapporto tra circonferenza della vita e altezza, considerato più vicino alla quantità di grasso corporeo, soprattutto quello addominale.
L’obiettivo era capire se il cosiddetto “rimbalzo di adiposità”, osservato con il BMI intorno ai 5-7 anni, comparisse anche usando una misura più specifica del grasso. Se fosse davvero un ritorno dell’adiposità, ci si aspetterebbe un andamento simile anche nel rapporto vita-altezza.
Che cosa è emerso
I dati mostrano una divergenza interessante. Il BMI scende nei primi anni di vita e poi torna a salire, recuperando intorno ai 6 anni valori simili a quelli dei 2 anni. Il rapporto vita-altezza, invece, continua a diminuire fino a circa 7 anni e non torna ai livelli osservati a 2 anni neppure più avanti.
Questo significa che mentre il BMI risale, le misure più legate al grasso non mostrano lo stesso andamento. Secondo gli autori, quel rialzo potrebbe riflettere soprattutto un aumento di massa magra, come muscoli e altri tessuti privi di grasso, più che un nuovo accumulo di tessuto adiposo.
C’è anche un altro dato utile: BMI e rapporto vita-altezza non classificano sempre i bambini nello stesso modo. In una quota non piccola di casi, un bambino considerato in una certa categoria con il BMI mostrava un profilo diverso se valutato con la misura del girovita in rapporto all’altezza. Questo rafforza l’idea che il BMI, da solo, possa essere uno strumento impreciso.
Perché questa notizia può interessarti
Per genitori, pediatri e insegnanti il messaggio è importante: non ogni aumento del BMI nell’infanzia va letto come un campanello d’allarme. La crescita non è lineare e il corpo cambia composizione nel tempo. Confondere una fase fisiologica con un eccesso di grasso può portare a preoccupazioni inutili o a interventi poco appropriati.
Il punto pratico non è smettere di monitorare il peso, ma farlo con più contesto. Altezza, circonferenza vita, andamento nel tempo, sviluppo puberale e condizioni generali contano più di un singolo numero letto fuori dal suo significato biologico.
Che cosa non possiamo concludere
Questo studio non dimostra che il BMI sia inutile, né che ogni sua risalita tra 5 e 7 anni sia sempre benigno. Mostra piuttosto che non basta da solo per dire se un bambino stia accumulando grasso.
C’è anche un limite importante: si tratta di dati osservazionali raccolti in una popolazione specifica, quindi non provano un rapporto di causa-effetto. In più, gli stessi autori segnalano che le soglie del rapporto vita-altezza nei bambini più piccoli, sotto i 5 anni, sono ancora poco affidabili. Servono quindi conferme e strumenti meglio calibrati per età.
La lezione più ragionevole da portare a casa è questa: nella crescita infantile, un numero isolato può ingannare. Prima di interpretarlo come segno di rischio, conviene guardare il quadro completo, con prudenza e senza anticipare conclusioni che i dati, da soli, non permettono.
Fonte scientifica
Paper originale: Adiposity Rebound or Fat-Free Mass Anabolism in Children—Challenging a 42-Year-Old BMI Puzzle with Waist-to-Height Ratio: The ASNF-NNF 2025 Inaugural Flemming Quaade Award for Innovation in Childhood Obesity Lecture
Rivista: Journal of Nutrition
DOI: 10.1016/j.tjnut.2026.101437
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