Obesità: approvata nuova pastiglia per dimagrire!

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La notizia in breve

L’approvazione da parte del comitato competente dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) di una nuova molecola orale apre la strada alla possibile disponibilità del trattamento nei prossimi mesi, subordinata al completamento dell’iter autorizzativo. Lo ha dichiarato Paolo Sbraccia, professore ordinario di Medicina interna all’università di Roma Tor Vergata e direttore della Medicina interna e del Centro per la cura dell’Obesità del Policlinico Tor Vergata, a margine del convegno nazionale della Società italiana dell’obesità a Palermo, svoltosi con il contributo dell’azienda farmaceutica Lilly.

Si tratta dell’orforglipron, nome commerciale Foundayo, il nuovo agonista orale del recettore GLP-1 sviluppato da Eli Lilly e la conferma arriva direttamente dall’EMA, mediante comunicato ufficiale del 16 ottobre 2026 (tecnicamente manca ancora l’approvazione definitiva della Commissione europea).

Cosa rende interessante l’orforglipron?

  • È una piccola molecola non peptidica, a differenza di semaglutide e tirzepatide.
  • Agisce sul recettore GLP-1, riducendo appetito e assunzione di cibo.
  • Si assume una volta al giorno per bocca.
  • Può essere assunto indipendentemente dai pasti e dall’orario, senza le restrizioni previste per la semaglutide orale.
  • Negli studi clinici sull’obesità ha prodotto riduzioni ponderali fino a circa l’11%, a seconda dello studio e della dose.

Non è il primo GLP-1 orale approvato per l’obesità in Europa: la semaglutide orale (Wegovy) aveva già ricevuto il parere favorevole del CHMP nel maggio 2026 ed è successivamente stata autorizzata; la vera novità di orforglipron è quindi soprattutto la natura non peptidica della molecola, che consente una somministrazione orale più flessibile.

Un commento

Secondo Sbraccia, dopo anni di opzioni terapeutiche limitate, la ricerca ha sviluppato soluzioni iniettabili e prospettive orali, a partire dalle molecole approvate per il diabete nel 2010 e dall’introduzione degli agonisti del recettore GLP-1 nel 2015. Il professore ha evidenziato che intervenire precocemente è fondamentale, spiegando che anche un’obesità di primo grado, se non trattata, può evolvere nel tempo e accompagnarsi a un ulteriore aumento di peso.

In merito alle forme di assunzione, Sbraccia ha osservato che la terapia iniettabile settimanale è generalmente ben accolta ma può richiedere un percorso di informazione per superare le resistenze iniziali. Una compressa potrebbe invece rendere il trattamento più pratico per chi viaggia con frequenza o presenta difficoltà nella gestione dei dispositivi iniettivi, ampliando così le soluzioni terapeutiche a disposizione dei medici.

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L’obesità come malattia cronica

Il consenso clinico considera oggi l’obesità una malattia cronica e recidivante, non un semplice eccesso di peso legato alla volontà. Vi contribuiscono fattori genetici, ormonali, ambientali e comportamentali, e il tessuto adiposo in eccesso, soprattutto quello addominale, agisce come un organo metabolicamente attivo che favorisce infiammazione cronica e resistenza all’insulina. Ne derivano rischi aumentati di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, steatosi epatica, apnee notturne e artrosi.

La classificazione in gradi si basa sull’indice di massa corporea, uno strumento pratico ma imperfetto: non distingue tra massa grassa e muscolare né descrive dove il grasso si distribuisce. Per questo la valutazione clinica considera anche circonferenza vita, complicanze già presenti e storia del peso. L’idea di intervenire presto si fonda sulla tendenza della malattia a progredire, perché l’organismo tende a “difendere” il peso raggiunto attraverso adattamenti ormonali che rendono difficile perderlo.

Come agiscono i farmaci basati sulle incretine

Il GLP-1 è un ormone prodotto dall’intestino dopo i pasti. Stimola il rilascio di insulina solo quando la glicemia è elevata, rallenta lo svuotamento dello stomaco e agisce sui centri cerebrali che regolano fame e sazietà. I farmaci che ne imitano l’azione riducono l’appetito e l’introito calorico, e per questo, nati per il diabete, sono stati sviluppati anche per l’obesità.

Molte di queste molecole sono peptidi, cioè piccole proteine che verrebbero degradate dalla digestione: da qui la necessità dell’iniezione. Le formulazioni orali richiedono molecole progettate per resistere al tratto digerente ed essere assorbite. La via di somministrazione incide sulla praticità e sulle preferenze del paziente, ma l’efficacia e la tollerabilità di ciascuna formulazione dipendono dalla specifica molecola e vanno valutate sui dati propri di ognuna.

Effetti indesiderati e punti aperti

Gli effetti collaterali più frequenti sono gastrointestinali: nausea, vomito, diarrea o stitichezza, in genere più marcati nelle prime settimane. Per questo il dosaggio viene di norma aumentato gradualmente. Esistono controindicazioni e situazioni che richiedono cautela, valutate caso per caso.

Restano alcune incertezze. Alla sospensione il peso tende in buona parte a essere ripreso, il che suggerisce che per molti pazienti la terapia vada intesa come prolungata, con dati sul lunghissimo periodo ancora in accumulo. Un altro tema discusso è la perdita di massa muscolare che accompagna il calo ponderale. Infine non è scontato che una compressa quotidiana garantisca un’aderenza migliore di un’iniezione settimanale: dipende dalle abitudini e dalle preferenze individuali.

Il ruolo dello stile di vita

I farmaci non sostituiscono gli interventi sullo stile di vita, che restano la base del trattamento. Un’alimentazione equilibrata e sostenibile nel tempo, l’attività fisica regolare e un sonno adeguato contribuiscono al controllo del peso e dei fattori di rischio metabolici. L’esercizio di forza ha un ruolo specifico nel preservare la massa muscolare durante il dimagrimento, mentre la dieta conserva la sua importanza nel mantenere i risultati quando la terapia farmacologica viene ridotta o interrotta.

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