Chirurgia estetica, la Sicpre: «Un ritocchino resta chirurgia»

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La notizia in breve

La chirurgia plastica e ricostruttiva prende posizione contro la banalizzazione degli interventi, ricordando che dietro la parola ‘ritocchini’ vi sono operazioni chirurgiche con rischi che non devono essere mai sottovalutati. L’analisi è emersa durante l’ultimo congresso della Sicpre (Società italiana di chirurgia estetica e ricostruttiva), svoltosi a Bari.

Come spiegato dal nuovo presidente dell’associazione, Pietro Berrino, tra gli obiettivi prioritari rientra il chiarire all’opinione pubblica il valore di una specialità che spazia dal mero miglioramento estetico fino al trattamento di persone gravemente ustionate o reduci da traumi. Berrino ricopre inoltre il ruolo di presidente del Patient Safety Committee di Icoplast, la confederazione internazionale che raccoglie le principali società mondiali di chirurgia plastica.

Per promuovere una corretta informazione, la Sicpre intende aprire un confronto con i media e al proprio interno. A questo scopo è stato pubblicato sul sito societario un documento in 10 punti incentrato sulla sicurezza, la cui check-list evidenzia la rilevanza del confronto con il medico di medicina generale, la visita svolta di persona, le domande utili a valutare la serietà del professionista e l’attenzione verso le caratteristiche strutturali degli studi.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Perché un intervento estetico resta un atto chirurgico

Dal punto di vista medico, la finalità estetica non cambia la natura di un intervento. Un’incisione, un’anestesia o l’inserimento di materiale nei tessuti mettono in moto le stesse risposte dell’organismo che si osservano in qualsiasi altra chirurgia: infiammazione, coagulazione, processi di cicatrizzazione. Per questo i rischi generali sono comuni a tutta la specialità, indipendentemente dal motivo per cui ci si opera.

Tra le complicanze descritte rientrano infezioni, sanguinamenti ed ematomi, raccolte di liquido sotto la pelle, problemi di guarigione della ferita e cicatrici anomale. Più rare, ma potenzialmente gravi, sono le complicanze legate all’anestesia e la trombosi venosa, con il rischio che un coagulo raggiunga i polmoni. Anche le procedure definite mininvasive, come le iniezioni di sostanze riempitive, non sono prive di rischi: in casi infrequenti il materiale può interferire con la circolazione di un vaso sanguigno, con danni ai tessuti.

Il peso della valutazione preliminare

Gran parte della sicurezza si costruisce prima dell’intervento. La storia clinica della persona, le malattie croniche, i farmaci assunti, compresi integratori che possono influire sulla coagulazione, modificano il profilo di rischio e talvolta controindicano una procedura. In questo senso il medico che conosce il paziente nel tempo può contribuire con informazioni che una singola consulenza difficilmente coglie.

Alcuni fattori legati allo stile di vita hanno un ruolo ben documentato. Il fumo riduce l’ossigenazione dei tessuti e rallenta la guarigione, aumentando il rischio di complicanze della ferita. Sovrappeso importante, sedentarietà e cattivo controllo di condizioni come il diabete incidono a loro volta sulla cicatrizzazione e sul rischio trombotico.

Aspettative e dimensione psicologica

La visita di persona permette di valutare l’anatomia reale, la qualità della pelle e dei tessuti, e di confrontare le aspettative con ciò che la chirurgia può effettivamente ottenere. Un risultato tecnicamente corretto può essere vissuto come insoddisfacente se le attese erano irrealistiche.

Esiste inoltre una condizione psichiatrica, il disturbo da dismorfismo corporeo, in cui la persona percepisce difetti fisici minimi o inesistenti in modo angosciante. In questi casi gli interventi estetici tendono a non risolvere il disagio, e il riconoscimento del disturbo rientra tra gli elementi che la valutazione clinica considera.

La struttura come parte della cura

Il luogo in cui si esegue una procedura conta quanto la tecnica. Sterilità degli ambienti, disponibilità di attrezzature per il monitoraggio e per la gestione delle emergenze, presenza di personale formato per l’anestesia e possibilità di assistenza dopo l’intervento sono considerati, nel consenso clinico, componenti essenziali della sicurezza. Le complicanze, quando si verificano, hanno un esito che dipende in larga parte dalla rapidità con cui vengono riconosciute e trattate.

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