Bolotana, il paese delle donne longeve: il ruolo di geni, dieta e comunità

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La notizia in breve

A Bolotana, comune in provincia di Nuoro, le donne che superano i 70 anni hanno una probabilità tre volte superiore rispetto alla media nazionale di superare il secolo di vita. Il dato emerge da uno studio internazionale che ha coinvolto l’Università di Sassari e l’University of Illinois di Chicago, pubblicato sulla rivista Frontiers in Aging.

L’attenzione dei ricercatori è stata richiamata dalla presenza nel 2024 di 6 centenari su una popolazione di poco più di 2.000 abitanti. L’esame dei dati dell’anagrafe comunale e dei registri parrocchiali su un intero secolo ha confermato un’aspettativa di vita media più alta rispetto al resto d’Italia. Nello specifico, le donne giunte a 70 anni hanno un’aspettativa di vita media di ulteriori 21 anni e una probabilità del 13,8% di raggiungere i 100 anni, a fronte di una quota nazionale intorno al 3,5%.

Secondo le stime elaborate dagli studiosi, questi parametri collocano la popolazione femminile di Bolotana subito dietro a quella di Hong Kong nella classifica mondiale della longevità femminile. Riguardo ai risultati, l’autore dello studio S. Jay Olshansky ha dichiarato: “Pensiamo che questa sia la popolazione femminile più longeva al mondo, o quasi”.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Perché alcune comunità vivono più a lungo

La longevità eccezionale di una popolazione nasce dall’intreccio di più fattori, nessuno dei quali basta da solo. Il consenso scientifico la descrive come il risultato di una componente genetica, di un ambiente favorevole e di abitudini mantenute per tutta la vita. Il peso di ciascun elemento varia da comunità a comunità ed è spesso difficile da isolare.

Nei piccoli centri rimasti a lungo relativamente isolati, come molti paesi dell’interno sardo, la genetica ha un ruolo particolare. Generazioni di unioni all’interno dello stesso bacino di popolazione possono concentrare varianti che proteggono dalle malattie dell’invecchiamento. Quali siano queste varianti e come agiscano resta in gran parte da chiarire.

Lo stile di vita come determinante

Gli studi sulle popolazioni longeve tendono a rilevare elementi ricorrenti. Tra questi ci sono un’attività fisica quotidiana e moderata, spesso legata al lavoro agricolo o pastorale e al vivere su terreni collinari, e un’alimentazione tradizionale basata su prodotti vegetali, legumi e cereali, con un consumo limitato di carne. A questi si aggiunge un ritmo di vita meno esposto allo stress cronico.

Un fattore spesso sottovalutato è la rete sociale. Il ruolo riconosciuto degli anziani nella famiglia e nella comunità, la solitudine meno frequente e il senso di appartenenza sono associati a una migliore salute in età avanzata. Si tratta di associazioni solide, anche se il nesso causale diretto è più complesso da dimostrare.

Il vantaggio femminile

In quasi tutte le popolazioni le donne vivono più a lungo degli uomini. Le spiegazioni proposte sono di natura biologica, come l’effetto protettivo degli ormoni sul sistema cardiovascolare prima della menopausa e la presenza di due cromosomi X, e di natura comportamentale, per una minore esposizione storica a fumo, alcol e lavori a rischio. Il dato riportato sulla probabilità di raggiungere i cento anni, il 13,8% contro circa il 3,5% nazionale, si inserisce in questo quadro generale, amplificato da condizioni locali.

Cosa resta incerto

Nella ricerca sulla longevità la verifica dell’età reale è considerata un passaggio metodologico centrale, ed è per questo che si ricorre a fonti incrociate come anagrafi e registri parrocchiali. Nelle comunità con pochi abitanti, inoltre, un numero limitato di casi può far variare molto le stime. Per questo i risultati vengono di solito letti insieme ad analisi su periodi lunghi e confrontati con altre popolazioni.

Resta aperta anche la domanda principale: quanto di questa longevità sia trasferibile. Le abitudini di vita si possono in parte adottare, il patrimonio genetico e il contesto storico di una comunità no.

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