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È un dato di fatto che conosciamo da tempo: in media, gli uomini vivono meno delle donne. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’aspettativa di vita maschile è di circa 76 anni, ben cinque in meno rispetto agli 81 anni delle donne. Per decenni, abbiamo attribuito questa differenza quasi esclusivamente allo stile di vita: l’idea comune era che gli uomini fumassero di più, bevessero di più e fossero meno propensi a farsi visitare da un medico.
Tuttavia, una nuova analisi nazionale condotta su un arco di vent’anni mette in discussione questa visione “comportamentale”, suggerendo che la radice del problema sia molto più profonda e legata alla nostra biologia intrinseca.

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Oltre lo stile di vita: lo studio del “tutto incluso”
Per capire se il divario di longevità fosse davvero colpa delle cattive abitudini, i ricercatori hanno analizzato i dati di circa 47.000 adulti americani. La particolarità di questo studio è stata la meticolosità: gli scienziati hanno cercato di “isolare” ogni possibile fattore esterno, come il fumo, il consumo di alcol, l’indice di massa corporea, il livello di istruzione e persino il tipo di occupazione o lo stato civile.
Nonostante abbiano tenuto conto di tutte queste variabili, il risultato è stato sorprendente: gli uomini presentano comunque un rischio di mortalità per tutte le cause superiore del 63% rispetto alle donne. Questo significa che, anche a parità di stile di vita e condizioni sociali, la biologia maschile sembra essere intrinsecamente più vulnerabile. Questi dati confermano quanto già emerso in una precedente analisi condotta tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, a dimostrazione che il progresso medico e i cambiamenti sociali non hanno ancora scalfito questo divario.
La biologia come fattore determinante
Se non è solo una questione di comportamento, cosa accade all’interno dell’organismo maschile? Gli esperti puntano l’attenzione su un mix complesso di ormoni, cromosomi e risposta immunitaria. Non si tratta solo di “troppo testosterone” o “abbastanza estrogeni”, ma di come la nostra genetica (XX per le donne, XY per gli uomini) interagisce con l’ambiente fin dalla nascita.
Alcuni ricercatori che studiano la medicina evoluzionistica, come il Dr. Daniel Kruger che ha pubblicato diversi studi sul rapporto di mortalità tra i sessi, sostengono che queste differenze siano radicate nella nostra storia adattiva. Anche durante eventi recenti come la pandemia di COVID-19, studi specifici hanno evidenziato come gli uomini abbiano subito un impatto maggiore in termini di mortalità, un fenomeno già osservato con l’influenza e altre malattie respiratorie.
Longevità contro salute: il paradosso femminile
Esiste però un rovescio della medaglia importante. Sebbene le donne vivano più a lungo, spesso trascorrono quegli anni extra in condizioni di salute peggiori. È quello che i medici chiamano il “paradosso della sopravvivenza femminile”: le donne hanno tassi di mortalità più bassi, ma carichi più elevati di malattie croniche e disabilità.
Nello studio citato, ad esempio, le donne hanno riferito molto meno spesso degli uomini di sentirsi in “eccellente salute”. Questo suggerisce che vivere più a lungo non significa necessariamente vivere meglio, e sottolinea l’urgenza di una medicina che non si limiti a trattare tutti allo stesso modo, ma che tenga conto delle differenze biologiche tra i sessi in ogni fase della ricerca e della cura.
Il punto di vista della scienza attuale
Questi risultati rappresentano una conferma significativa di una tendenza osservata anche su scala globale dai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La novità risiede nel rigore con cui sono stati esclusi i fattori esterni, lasciando la biologia come “imputato” principale.
È importante però interpretare questi dati con la giusta cautela: dire che la causa è biologica non significa che sia immutabile. Al contrario, identificare i meccanismi biologici che proteggono le donne (o che rendono più fragili gli uomini) potrebbe aprire la strada a nuove terapie mirate. L’obiettivo della medicina moderna è proprio questo: smettere di guardare alla salute come a un modello unico e iniziare a personalizzare le cure, affinché sia gli uomini che le donne possano non solo vivere più a lungo, ma godere di una migliore qualità della vita.
Fonte: jamanetwork.com