Quando si convive con più problemi di salute insieme, le scelte terapeutiche diventano spesso un equilibrio delicato. È il caso di chi ha sia fibrillazione atriale sia malattia di Alzheimer: da una parte c’è il rischio di ictus legato all’aritmia, dall’altra la preoccupazione per il peggioramento della memoria e dell’autonomia. Un nuovo studio suggerisce che il tipo di anticoagulante usato potrebbe avere un’associazione non solo con gli eventi cardiovascolari, ma anche con la velocità del declino cognitivo.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Che cosa ha studiato la ricerca
I ricercatori hanno analizzato dati raccolti a livello nazionale su oltre 7.300 persone con diagnosi di Alzheimer e fibrillazione atriale già presente. Hanno confrontato tre gruppi: chi non assumeva anticoagulanti, chi prendeva warfarin e chi usava i più recenti anticoagulanti orali non antagonisti della vitamina K, spesso chiamati semplicemente “nuovi anticoagulanti”.
Si tratta di uno studio osservazionale. Questo significa che i ricercatori hanno osservato ciò che accadeva nella pratica clinica, senza assegnare i trattamenti in modo casuale come avviene nei trial randomizzati. Per ridurre le differenze iniziali tra i gruppi hanno usato metodi statistici avanzati, ma questo non elimina del tutto il rischio di fattori confondenti.
I risultati principali
Nel gruppo trattato con i nuovi anticoagulanti il declino delle funzioni cognitive, misurato con un test standard molto usato, è risultato più lento rispetto sia a chi non assumeva anticoagulanti sia a chi prendeva warfarin. La differenza osservata era piccola su base annuale, circa due decimi di punto all’anno nel punteggio del test, ma statisticamente significativa.
C’è anche un altro aspetto rilevante. Rispetto al non uso di anticoagulanti, i nuovi farmaci sono stati associati a meno ictus o embolie sistemiche, minore mortalità complessiva e meno fratture, senza un aumento evidente dei sanguinamenti maggiori. Il warfarin, confrontato con il non uso, era anch’esso associato a meno decessi e meno eventi ischemici, ma con un maggior rischio di sanguinamento importante.
Nel confronto diretto tra i due tipi di anticoagulante, i nuovi farmaci mostravano un profilo complessivamente più favorevole, soprattutto per gli eventi ischemici e, in misura meno netta, per i sanguinamenti.
Perché può interessarti nella vita quotidiana
Per una persona comune, il messaggio importante non è che esista una pillola capace di proteggere il cervello dall’Alzheimer. Il punto è un altro: quando si sceglie una terapia per prevenire l’ictus nella fibrillazione atriale, potrebbero esserci effetti che toccano anche aspetti molto concreti della vita quotidiana, come funzione mentale, sicurezza e rischio di ricovero.
Questo può aiutare a capire perché la scelta del farmaco non dipende solo da una diagnosi, ma da un bilancio tra benefici, rischi, età, altre malattie, terapie già in corso e capacità di seguire il trattamento nel tempo.
Che cosa non possiamo concludere
Lo studio mostra un’associazione, non prova un rapporto di causa-effetto. Non possiamo dire con certezza che i nuovi anticoagulanti rallentino direttamente il deterioramento cognitivo. È possibile che entrino in gioco altri elementi, per esempio differenze nello stato generale di salute, nell’assistenza ricevuta o nell’aderenza alla terapia.
C’è anche da ricordare che il vantaggio cognitivo osservato è stato modesto. Non va quindi interpretato come un effetto trasformativo sulla malattia di Alzheimer.
Che cosa portare a casa
Il risultato più ragionevole da tenere a mente è questo: nelle persone con fibrillazione atriale e Alzheimer, i nuovi anticoagulanti sembrano associarsi a un profilo migliore nel complesso rispetto al warfarin o al mancato trattamento, almeno nei dati osservati.
Ma questo non significa che siano la scelta giusta per tutti. La terapia anticoagulante va sempre valutata caso per caso, perché il rischio di ictus e quello di sanguinamento cambiano molto da persona a persona. Se tu o un familiare vi trovate in questa situazione, il dato utile non è cambiare terapia da soli, ma avere una conversazione informata con il medico sui pro e contro delle diverse opzioni.
Fonte scientifica
Paper originale: Oral anticoagulants, cognition, and clinical outcomes in atrial fibrillation and Alzheimer’s disease: a Swedish nationwide study.
Rivista: European heart journal
DOI: 10.1093/eurheartj/ehag584
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