La vitamina D va associata alla vitamina K?

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(Segue trascrizione del video)

No, il consenso scientifico ad oggi non ritiene necessario prendere integratori di vitamina K se assumi integratori di vitamina D, almeno nella maggior parte dei casi. Per sapere se il tuo caso è differente, è tuttavia necessario procedere a qualche precisazione, ma prima di tutto, da dove nasce l’ipotesi di associare queste due vitamine?

Vitamina D

Sulla vitamina D andiamo via veloci, perché probabilmente ne saprai più tu di me.

Nonostante venga annoverata tra le vitamine, si tratta di una sostanza un po’ particolare, perché rispetto ad altre che dobbiamo necessariamente introdurre con la dieta, la vitamina D può essere prodotta dalla nostra pelle quando esposta alla luce solare e anzi, è proprio questa la via che ci serve per coprire un buon 90% del fabbisogno.

E qui però casca l’asino, perché a causa di uno stile di vita che ci chiude in casa per molte ore al giorno, e di solito sono esattamente quelle in cui la radiazione solare è più forte, esiste la preoccupazione che molti di noi possano essere carenti di vitamina D.

Sulla definizione di carenza servirebbe aprire un’altra grande parentesi, perché c’è un vivace dibattito sulla questione, tra chi ritiene più che sufficienti 20 nanogrammi per millilitro di sangue, chi punterebbe ad almeno 30, chi sostiene che servirebbe minimo valori doppi.

A questa discussione si somma la difficoltà di prevedere chi potrebbe esserne carente, perché sono tantissimi i fattori in grado di modulare la produzione di vitamina D:

  • Hai la carnagione scura? Produrrai meno vitamina D.
  • Sei sovrappeso od obeso? La vitamina D viene sequestrata dal tessuto adiposo e te ne serve di più.
  • Vivi in Inghilterra anziché a Palermo? Produrrai meno vitamina D.
  • Hai 70 anni? Produrrai meno vitamina D di quando ne avevi 20.

E potremmo continuare.

In buona sostanza il rischio di carenza di vitamina D nella popolazione potrebbe essere elevato, carenza che tuttavia sarà tanto più diffusa quanto più in alto poniamo l’asticella: più riteniamo che siano indispensabili alla salute livelli elevati, maggiore sarà la quantità di persone che definiremo carenti.

Ora, parliamoci chiaro, perché a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca: perché quando le linee guida abbassano i valori di pressione del sangue ritenuti normali, aumentando quindi la quantità di persone a cui si può prescrivere un farmaco per abbassarla, tutti si indignano gridando allo scandalo e invece quando si fa la stessa identica cosa con i livelli normali di vitamina D nel sangue, per aumentare la quantità di persone a cui vendere un integratore, non reagiamo allo stesso modo?

La mia è una provocazione, ma se ci pensi… la vitamina D non sarà brevettabile, ma intanto ha un mercato che arriverà a sfiorare i 2 miliardi di dollari nei prossimi anni.

Ti prego di non fraintendermi, non sto assolutamente dicendo che tutti i ricercatori che suggeriscono di puntare a valori elevati lo facciano in malafede, ma se guardiamo con un pizzico di sospetto in più gli studi sui farmaci finanziati da BigPharma, credo che sia doveroso fare lo stesso con una narrazione che nell’ultimo decennio ha tentato di dipingere la vitamina D come la panacea di tutti i mali, quando in realtà, alla prova dei fatti, l’integrazione si è quasi sempre rivelata un po’ deludente in termini di risultati.

Ribadisco perché vorrei che fosse chiaro: ci sono divulgatori che stimo tantissimo che si schierano dalla parte di chi vorrebbe alzare un po’ l’asticella dei valori e questo non cambia di una virgola l’ammirazione con cui guardo alla loro preparazione professionale, semplicemente su questo argomento giungo a conclusioni diverse rimanendo ovviamente disponibile a cambiare idea se dovessero emergere nuove evidenze.

Ma ora ti chiedo: cosa c’è di meglio che vendere un integratore? Venderne due.

Vitamina K

La vitamina K è una molecola molto più tradizionale, nutrizionalmente parlando: la assumiamo infatti attraverso l’alimentazione e in particolare dagli alimenti vegetali, ne sono ad esempio fonti molto ricche gli ortaggi a foglie verdi come broccoli, cavoli, cavolini di Bruxelles, cime di rapa, spinaci, verza e tanti altri.

In questo caso sono tutti abbastanza concordi sul fatto che una buona dieta non abbia troppe difficoltà a garantire un apporto adeguato, ma allora perché associare un integratore in caso di assunzione di vitamina D?

La vitamina D occupa un ruolo di primo piano nel metabolismo del calcio, contribuendo a veicolarlo a spasso nell’organismo, ma non è bravissima a controllare esattamente dove finisce, e qui entra in gioco la vitamina K, che esercita almeno due importanti funzioni:

  • Promuove la calcificazione delle ossa, attivando l’osteocalcina, un ormone che favorisce l’accumulo di calcio nelle ossa;
  • Allo stesso tempo riduce la calcificazione dei tessuti molli, ovvero la deposizione di calcio nelle arterie e in altri tessuti non scheletrici. E la deposizione di calcio nelle arterie, è una cosa brutta-brutta-brutta, perché fattore chiave del processo di aterosclerosi alla base delle più terribili malattie cardiovascolari.

Un giusto equilibrio tra la vitamina D e la vitamina K è quindi assolutamente fondamentale per la salute dell’intero organismo, poiché assicura che il calcio sia correttamente distribuito e utilizzato nelle zone dove è necessario, come le ossa, evitando depositi dannosi in altre parti del corpo. E quest’ultima frase possiamo dire abbastanza serenamente che è condivisa da tutta la comunità scientifica, ovvero che un giusto equilibrio tra le due è essenziale.

Molto più dibattuta è invece la questione se, quando e come sia necessario integrarle.

Vitamina K necessaria per la vitamina D?

Perla di vitamina D controsole

Shutterstock/FotoHelin

In apertura ho scritto che: “il consenso scientifico ad oggi non ritiene necessario prendere integratori di vitamina K se assumi integratori di vitamina D, almeno nella maggior parte dei casi”.

Non sono parole scelte a caso:

  • Il consenso scientifico può essere definito come la posizione preponderante della comunità scientifica su una questione in un particolare istante. Il consenso scientifico non è, di per sé, garanzia di verità, tutt’altro, è semplicemente la conclusione raggiunta dalla maggior parte dei ricercatori coinvolti, alla luce delle prove disponibili. Che io sappia non esistono società scientifiche internazionali o linee guida di una certa rilevanza che suggeriscano la necessità di abbinare sistematicamente la vitamina K in caso di integrazione con vitamina D. Almeno ad oggi, con le prove disponibili
  • ad oggi. Eh già, perché per definizione la scienza è in continua evoluzione e non sarebbe la prima volta che evidenze raccolte nel tempo portino a cambiare un precedente consenso scientifico. Io stesso, che mi limito semplicemente a provare a raccontarti il mondo della salute, come ti ho detto prima seguo con ammirazione ricercatori e divulgatori molto più competenti di me che la pensano diversamente su questo argomento.
  • Le ultime parole su cui vorrei soffermarmi sono forse le più importanti, perché non sembra necessario integrare anche la K, almeno nella maggior parte dei casi.

Il punto focale della questione è che sebbene dosi estremamente elevate di vitamina D possano portare a livelli pericolosamente elevati di calcio nel sangue e quindi a calcificazione dei vasi sanguigni, probabilmente non c’è rischio con dosi più basse. E il nocciolo della questione è in effetti qua: se assumi a titolo preventivo le dosi consigliate dalla maggior parte delle linee guida in merito, è abbastanza unanime l’idea, basata sugli studi attualmente disponibili, che NON serva associare vitamina K.

A titolo di esempio tanto nelle nuove raccomandazioni 2022 della Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e Malattie dello Scheletro, che in quelle dell’Endocrine Society americana, la vitamina K non viene nemmeno nominata, neanche a proposito delle dosi di attacco nel trattamento delle carenze gravi.

In caso di malnutrizione o malassorbimento, allora la situazione potrebbe essere differente; è ad esempio noto che quando si assume orlistat, un farmaco per dimagrire che sequestra i grassi, sia necessario integrare la vitamina K insieme a tutte le altre vitamine liposolubili.

Se assumi in cronico megadosi di vitamina D, al di là del fatto che si tratta di un approccio che ad oggi non sembra apportare vantaggi, la situazione potrebbe essere diversa in quanto a bilanciamento tra vitamina D e vitamina K, perché in effetti si vanno a toccare dall’esterno degli equilibri delicati e finemente regolati dall’organismo, che potrebbe in qualche modo patire una perturbazione tanto rilevante quanto inaspettata di uno dei due fattori.

E tuttavia anche in quel caso, sulla base della letteratura disponibile, sembra difficile affermare al di là di ogni ragionevole dubbio che l’associazione con vitamina K sia sempre e comunque indispensabile anche perché, come abbiamo detto tante volte, per giustificare un’indicazione pratica serve molto di più che un semplice razionale teorico, servono prove solide che ad oggi, semplicemente, non sembrano essere disponibili.

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