Lo zucchero causa iperattività?

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È il momento clou della festa di compleanno: il tavolo è pieno di dolci, e i bambini urlano entusiasti. Bastano pochi minuti e — come da copione — qualcuno esclama: «Ecco, lo zucchero li ha fatti impazzire!».

Ma davvero il saccarosio è il responsabile di tanta agitazione?

Vediamo cosa dice la scienza (spoiler: no).

Lo zucchero non accende il “turbo”

Festa di bambini scappata di mano

La smentita più solida arriva da una meta-analisi di 23 studi clinici randomizzati in doppio cieco, pubblicata su JAMA. I ricercatori hanno confrontato gli effetti dello zucchero con quelli di un placebo dolcificato: nessuna differenza significativa è emersa in termini di attenzione, iperattività o performance cognitiva nei bambini — nemmeno a dosi elevate.

L’effetto aspettativa: quando il comportamento lo “vede” chi guarda

Uno studio classico del 1994 ha dimostrato che basta dire a una madre che il figlio ha assunto zucchero perché lei lo percepisca come più agitato — anche se in realtà il bambino ha ricevuto un placebo.

Le registrazioni video mostrano che le madri, convinte dell’assunzione di zucchero, tendono ad avvicinarsi di più al figlio, a rimproverarlo più spesso e a controllarlo in modo più severo.

In altre parole, l’iperattività nasce dallo sguardo dell’adulto, non dal contenuto della merenda.

Correlazioni deboli con l’ADHD: un ruolo delle abitudini di vita

Una review del 2020 ha segnalato una possibile associazione tra consumo di bevande zuccherate e sintomi dell’ADHD. Tuttavia, questo legame si attenua — e talvolta scompare — quando si tengono in conto altri fattori come il sonno insufficiente, l’assunzione di caffeina (presente ad esempio nelle bevande alla cola) e la sedentarietà.

Gli stessi autori della review mettono in guardia: correlazione non significa causa.

Il problema non è lo zucchero, ma forse “ciò che lo accompagna”

Molti prodotti zuccherati destinati ai bambini contengono anche coloranti artificiali e conservanti. In un noto studio randomizzato controllato pubblicato su The Lancet, alcune combinazioni di additivi hanno aumentato — seppur moderatamente — l’irrequietezza nei bambini di 3 e di 8-9 anni.

Il colpevole, quindi, è il mix di additivi, non lo zucchero in sé.

Cosa portarsi a casa

  1. Lo zucchero non causa iperattività: gli studi clinici di alta qualità escludono un legame causale diretto.
  2. Contesto, non zucchero: giochi, eccitazione, caffeina o additivi spiegano meglio l’iperattività post-festa.
  3. Rivedere le aspettative: prima di incolpare la torta, chiediamoci se non siano le nostre convinzioni a creare la “tempesta di zucchero”.

Alla prossima festa, se vediamo un bambino correre felice dopo una fetta di torta, ricordiamoci: forse è solo l’energia della festa — non un effetto speciale dello zucchero.

Moderazione necessaria, ma senza allarmismi

Se da un lato è infondato attribuire allo zucchero effetti “psicotropi” nei bambini, dall’altro è innegabile che un consumo eccessivo di zuccheri aggiunti — specie se abituale — sia dannoso per la salute.

Il punto chiave è distinguere tra l’eccezione e la regola.

Una fetta di torta a una festa non è un problema (e nemmeno il bis!); lo diventano invece merendine, bevande zuccherate e snack ultraprocessati assunti ogni giorno, spesso in quantità elevate e senza consapevolezza.

Educare alla moderazione significa anche evitare di demonizzare certi alimenti, per non creare nei bambini un rapporto distorto con il cibo. Il messaggio corretto non è “lo zucchero è veleno”, ma: “non serve ogni giorno, non ci fa bene se diventa un’abitudine, ma possiamo gustarlo con piacere in contesti occasionali e sociali”.

Una dieta equilibrata e varia, associata a uno stile di vita attivo, è molto più efficace e sostenibile di divieti rigidi o paure infondate. Anche questo è educazione alimentare: aiutare i bambini a costruire un rapporto sereno, realistico e duraturo con il cibo.

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