E tu sai cosa raccontano le unghie sulla tua dieta (e salute!)

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Le unghie delle mani sono state usate per anni quasi esclusivamente in ambito tossicologico, per individuare l’esposizione a metalli pesanti o sostanze nocive.

Oggi però nuove ricerche suggeriscono che possano fornire informazioni molto più ampie e utili sulla nostra alimentazione e, in parte, sullo stato di salute generale.

Uno studio recente, il NutriNAIL study condotto in Germania e pubblicato sulla rivista scientifica BioFactors, ha analizzato in modo sistematico il contenuto di minerali nelle unghie, aprendo scenari interessanti per la medicina nutrizionale e preventiva.

Perché le unghie possono essere utili

Unghie e capelli sono strutture ricche di cheratina.

Crescono lentamente e, nel tempo, incorporano minerali presenti nell’organismo.

Proprio per questo funzionano come una sorta di archivio biologico stabile, capace di riflettere l’esposizione ai minerali nell’arco di mesi, non solo di pochi giorni come avviene con il sangue o le urine.

Secondo gli autori dello studio, l’analisi delle unghie è poco costosa, non invasiva e facilmente applicabile anche su larga scala.

Come è stato condotto lo studio

La ricerca ha coinvolto 184 adulti tra i 18 e gli 83 anni. I campioni di unghie sono stati analizzati per 17 elementi minerali tramite una tecnica di laboratorio molto sensibile e affidabile, la spettrometria di massa con plasma accoppiato induttivamente, considerata lo standard di riferimento per questo tipo di analisi.

Parallelamente, i partecipanti hanno compilato questionari dettagliati su alimentazione, uso di integratori, stile di vita e presenza di altre malattie. La maggior parte seguiva una dieta onnivora, ma erano presenti anche vegetariani e vegani. Circa tre quarti dei partecipanti assumevano integratori alimentari, e la maggioranza erano donne.

Cosa è emerso dall’analisi delle unghie

I livelli dei minerali nelle unghie di una stessa persona sono risultati piuttosto stabili nel tempo, mentre variavano in modo significativo tra individui diversi. Questo rafforza l’idea che le unghie riflettano caratteristiche personali e abitudini di lungo periodo.

Sono emerse correlazioni coerenti dal punto di vista biologico, ad esempio tra sodio e potassio, due minerali strettamente legati ai meccanismi di equilibrio dei liquidi nelle cellule. Associazioni positive sono state osservate anche tra calcio e magnesio, calcio e fosforo, e tra ferro e cobalto, risultati in linea con studi precedenti.

Alcune caratteristiche delle unghie sembravano associate a specifiche alterazioni minerali. Le persone con unghie fragili mostravano livelli di potassio più bassi, mentre le striature longitudinali erano associate a riduzioni di sodio e potassio. Anche la presenza di macchie bianche, la cosiddetta leuconichia, era collegata a livelli più bassi di cromo, anche se il significato clinico di questo dato non è ancora chiaro.

Il ruolo centrale del selenio

Il risultato più solido riguarda il selenio, un oligoelemento essenziale.

I livelli medi riscontrati erano in linea con quelli di altre popolazioni europee. Chi assumeva integratori di selenio presentava valori più alti, mentre tra chi non li assumeva emergevano differenze legate alla dieta. I vegani avevano livelli più bassi rispetto agli onnivori, mentre chi consumava pesce tendeva ad avere concentrazioni più elevate, probabilmente per il contenuto di selenio degli alimenti marini.

Interessante anche l’osservazione di livelli di selenio più alti nelle persone con disturbi della tiroide, anche se lo studio non ha misurato direttamente gli ormoni tiroidei. Le cause potrebbero includere consigli dietetici specifici o meccanismi metabolici ancora da chiarire.

Quale utilità pratica

I risultati suggeriscono che le unghie possono offrire una fotografia affidabile dell’assunzione di minerali nel lungo periodo. In futuro, questo approccio potrebbe affiancare gli strumenti tradizionali nella valutazione nutrizionale, nel monitoraggio di carenze croniche, nel follow-up di chi assume integratori e nella prevenzione di eccessi potenzialmente dannosi. Al momento si tratta di evidenze iniziali, ma scientificamente solide, che meritano ulteriori conferme.

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