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La pressione alta colpisce oltre 1,3 miliardi di adulti nel mondo ed è una delle principali cause di infarto, ictus, insufficienza renale e morte prematura.
Il problema più grave?
Nella maggior parte dei casi non dà sintomi evidenti. Questo significa che molte persone possono avere la pressione alta per anni senza saperlo.
Anche quando si va dal medico, la misurazione occasionale della pressione (una o due volte l’anno) potrebbe non essere sufficiente per cogliere l’ipertensione, soprattutto nei casi di ipertensione mascherata: una condizione in cui la pressione risulta normale in ambulatorio, ma elevata a casa.
Gli orologi smart possono colmare il gap?

In questo contesto, tecnologie indossabili come l’Apple Watch potrebbero teoricamente aiutare a individuare chi ha la pressione alta e non lo sa.
Ma è importante chiarire subito un punto: l’Apple Watch non misura direttamente la pressione arteriosa. Non fornisce alcun valore numerico di pressione al polso.
Quello che fa, invece, è analizzare passivamente i segnali ottici del battito cardiaco (grazie alla tecnologia chiamata fotopletismografia o PPG) per cercare segnali compatibili con ipertensione.
Questo avviene durante segmenti da 60 secondi ogni circa due ore, durante il giorno.
Dopo 30 giorni di raccolta dati, se il sistema rileva anomalie riconducibili alla pressione alta, l’utente riceve una notifica di “possibile ipertensione”, che dovrebbe essere seguita da controlli con misurazioni tradizionali.
Attenzione: l’Apple Watch non è l’unico dispositivo a occuparsi di pressione arteriosa, ma gli approcci sono sostanzialmente differenti.
Quanto è affidabile?
Apple ha sviluppato l’algoritmo grazie all’intelligenza artificiale, utilizzando un vasto database con persone di diverse etnie, età e condizioni di salute. Ha poi condotto uno studio su oltre 2000 adulti non già diagnosticati con ipertensione. I partecipanti hanno indossato l’Apple Watch per almeno 12 ore al giorno per 30 giorni, e hanno misurato la pressione due volte al giorno con un apparecchio tradizionale validato (OMRON Evolv).
Ecco i risultati principali:
- Sensibilità complessiva: 41,2% (cioè il sistema ha riconosciuto correttamente circa 4 casi su 10 di ipertensione effettiva)
- Specificità complessiva: 92,3% (cioè ha identificato correttamente come “non ipertesi” più di 9 persone su 10 senza la malattia)
- La sensibilità sale al 53,7% nei casi di ipertensione di stadio 2 (cioè nei casi più gravi).
In parole semplici: la tecnologia è molto brava a evitare falsi allarmi, ma meno efficace nel non perdersi i veri casi di ipertensione. Infatti, molti soggetti ipertesi non riceveranno alcuna notifica.
Questa scelta è intenzionale: Apple ha dato priorità alla specificità, cioè alla capacità di ridurre i falsi positivi. Una decisione coerente con il fatto che si tratta di un dispositivo non medico.
Tuttavia, proprio per questo motivo, l’assenza di una notifica non significa che la pressione sia normale.
Se arriva la notifica: che fare?
Nel caso si riceva un alert per “possibile ipertensione”, Apple raccomanda di parlarne con il medico. Viene anche suggerito di iniziare a registrare i valori pressori utilizzando un misuratore di pressione validato, per almeno 7 giorni consecutivi.
I medici intervistati confermano che una notifica non deve essere ignorata, ma nemmeno presa come una diagnosi automatica. Richiede conferma attraverso misurazioni cliniche standard.
Gli orologi smart possono offrire un’opportunità in più per individuare precocemente l’ipertensione, soprattutto in chi non si controlla mai la pressione, ma è essenziale non considerarli un’alternativa ai metodi tradizionali di diagnosi.
La funzione dell’Apple Watch non misura la pressione, non fa diagnosi, e soprattutto non può escludere l’ipertensione. È uno strumento che può aiutare a sollevare un sospetto, ma serve sempre la conferma con un misuratore clinicamente validato.
Fonte: Medscape