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Ibuprofene e naprossene sono tra i farmaci più comuni in casa. Per un mal di schiena o un ginocchio dolorante sembrano la soluzione ovvia. Se però prendi già una pillola per la pressione, questi antinfiammatori (i FANS) possono lavorare contro la terapia: rendere la pressione meno controllata e, in certe combinazioni, mettere sotto sforzo i reni.
Una singola compressa non provoca per forza un danno. Il rischio cambia molto in base a quali farmaci per la pressione assumi, allo stato dei tuoi reni e del tuo cuore e alla durata d’uso dell’antinfiammatorio. Per lo stesso motivo manca un antidolorifico valido per tutti: la scelta dipende anche da che cosa ti fa male.

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Perché l’antinfiammatorio può frenare la pillola della pressione
I FANS presi per bocca, come ibuprofene e naprossene, possono far salire la pressione oppure ridurre l’effetto dei farmaci antipertensivi. Le linee guida sull’ipertensione aggiornate nel 2025 consigliano quindi, a chi ha la pressione alta, di evitarli quando possibile.
Quel “quando possibile” va letto bene. Indica una cautela, non un divieto assoluto, e l’effetto varia da persona a persona. Riguarda inoltre i FANS sistemici, cioè quelli che raggiungono tutto il corpo attraverso il sangue: compresse, bustine, capsule. Un gel spalmato sulla pelle è un caso diverso.
La pressione è solo una parte del problema. I FANS sistemici comportano anche rischi gastrointestinali e cardiovascolari, fra cui sanguinamento dello stomaco o dell’intestino, infarto e ictus. Quanto pesino dipende dalle tue caratteristiche, dalla dose e dalla durata: qualche giorno e diversi mesi di uso hanno un peso molto diverso.
Quando si aggiunge un diuretico, conta anche il rene
Il punto più delicato riguarda una combinazione precisa: un FANS preso insieme a un ACE-inibitore o a un sartano (due famiglie di farmaci molto usate per la pressione) e a un diuretico. In inglese la chiamano triple whammy, il “triplo colpo”.
Un’analisi che ha riunito numerosi studi ha trovato che questa terna è associata a un maggior rischio di danno renale acuto rispetto all’uso di una o due di queste classi. Il danno renale acuto è un calo rapido della capacità dei reni di filtrare il sangue.
Sul grado di certezza serve precisione. Gli studi sono osservazionali e molto diversi fra loro, e la certezza delle prove è stata giudicata bassa. Mostrano un legame, ma non permettono di attribuire ogni singolo episodio ai farmaci. Molte persone esposte a questa combinazione restano senza alcun danno renale.
Alcune condizioni aumentano il rischio: malattia renale, scompenso cardiaco, età avanzata e disidratazione. In queste situazioni diventa particolarmente importante valutare il rischio renale prima di usare un FANS insieme ai farmaci per la pressione. Questi fattori indicano chi ha più probabilità di avere problemi, ma non prevedono che cosa succederà a una singola persona.
Vomito e diarrea meritano un discorso a parte, perché fanno perdere liquidi. Anche in questo caso la gestione dei farmaci va decisa con il medico, senza sospendere da soli ACE-inibitori, sartani o diuretici. Le regole dei giorni di malattia, che prevedono pause temporanee, hanno prove limitate. Dimenticare poi di riprendere i farmaci può causare danni.
Un caso particolare è l’aspirina a basso dosaggio prescritta per proteggere cuore e vasi. È un uso diverso dall’aspirina presa a dose più alta contro il dolore. Se la assumi, discuti con chi te l’ha prescritta ogni dubbio sulla combinazione, invece di sospenderla per timore del triplo colpo.
Se un FANS serve davvero
Il medico può comunque ritenere che un FANS per bocca sia la scelta adatta anche mentre prendi farmaci per la pressione. In quel caso può decidere di controllare pressione e funzione renale prima e durante il trattamento. I tempi dei controlli dipendono dalla durata della cura, dallo stato dei reni e dagli altri farmaci.
La regola generale è usare la dose efficace più bassa per il minor tempo possibile. Prima di aggiungere un antinfiammatorio da banco è sensato chiedere al farmacista o al medico, soprattutto se prendi sia un ACE-inibitore o un sartano sia un diuretico.
Durante l’assunzione alcuni sintomi richiedono aiuto senza aspettare:
- dolore al petto, difficoltà a respirare, debolezza improvvisa o difficoltà a parlare: servono cure urgenti;
- sangue nel vomito o feci nere: serve una valutazione medica immediata.
L’alternativa dipende da che cosa fa male
Se il dolore viene dall’artrosi del ginocchio, un FANS topico in gel è da considerare prima della compressa, perché fa arrivare nel sangue meno farmaco. Circa 6 persone su 10 hanno ottenuto una netta riduzione del dolore, contro circa 5 su 10 con un gel identico ma senza principio attivo.
Il passaggio nel sangue è più basso, ma resta presente. Le prove sugli effetti indesiderati nel resto del corpo sono molto più incerte di quelle sul sollievo dal dolore. Per la mano la raccomandazione è più debole, e il risultato vale soprattutto per il ginocchio: va esteso con cautela all’anca o ad altri dolori.
Il paracetamolo non appartiene ai FANS. Può essere valutato per un uso breve o episodico quando i FANS risultano inadatti. Nell’artrosi il suo beneficio medio sul dolore è piccolo, e va considerato un antidolorifico, non una cura dell’infiammazione. Serve rispettare le dosi e tenere conto di eventuali malattie del fegato e del paracetamolo contenuto in altri prodotti.
Anche il paracetamolo può incidere sulla pressione. In persone ipertese, prenderne regolarmente 4 grammi al giorno per due settimane ha fatto salire la pressione. Lo studio era relativamente piccolo e ha misurato la pressione, non infarti o ictus. Resta incerto quanto il risultato valga per dosi minori o per un uso occasionale.
Se l’antidolorifico serve per l’artrosi, esiste anche un’alternativa che non è una pillola. L’esercizio terapeutico adattato alla persona è un trattamento raccomandato per migliorare dolore e funzione, con prove più ampie per ginocchio e anca che per la mano. Non sostituisce un farmaco per febbre o mal di testa. Per il dolore dell’artrosi, però, è una cura vera e propria, non un generico invito a muoversi.
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