Pinoli: prezzo, benefici, calorie… e PERICOLI!

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Prezzo

Fino a 110 euro al chilo… Per un pacchettino di pinoli biologici

Per capirci: noci biologiche a € 32/kg, arachidi sotto i € 10/kg.

La domanda sorge spontanea: il prezzo è giustificato da un valore nutrizionale superiore?

Al di là di prelibatezze come pesto, castagnaccio e strudel di mele che da soli valgono il prezzo del biglietto, vale la pena averli in dispensa per un consumo tal quale?

La risposta potrebbe sorprenderti… e nel frattempo ti racconto anche i sintomi della sindrome del pinolo…

Perché sono così costosi?

Pinoli su sfondo bianco

Shutterstock/2499132363

Dobbiamo ammettere innanzi tutto che la produzione pinolesca o pinolosa, scegli tu, è particolarmente complessa: i pinoli si ricavano dalle pigne di alcune specie di pino (dal nome si poteva intuire, ma ci avevi mai pensato?).

Impiegano anni per maturare e richiedono molta manodopera, sia per la raccolta sia per la lavorazione. E purtroppo negli ultimi vent’anni i prezzi non hanno fatto che salire, in modo apparentemente inarrestabile, a causa di una produzione italiana che si è drasticamente ridotta, stretta tra cambiamenti climatici e soprattutto parassiti che ne compromettono la produttività.

Leggo su Wikipedia che nel mondo esistono circa 20 specie del genere Pinus che producono semi abbastanza grandi da giustificarne la coltivazione, tra cui il nostro pino domestico, mentre per altre 9 specie i pinoli sono troppo piccoli per essere apprezzati come cibo, benché commestibili.

E proprio il pino domestico è stato oggetto di grandi attenzioni fin dalla preistoria per i suoi preziosi pinoli: preziosi perché, come tutta la frutta secca a guscio, sono belli calorici e pieni di sostanze interessanti dal punto di vista nutrizionale.

Ecco, a proposito di calorie…

Calorie e valori nutrizionali

100 grammi di pinoli apportano circa 600 calorie, che derivano da 50 grammi di ottimi grassi, ben 30 grammi di proteine e poche tracce di carboidrati… Un po’ di fibra, fosforo e ferro. Questi sono i valori riportati dal CREA, ma che possono cambiare anche sensibilmente se prendiamo in considerazione varietà differenti; ad esempio il database americano USDA riporta un contenuto ancora maggiore di grassi e meno proteine, ma soprattutto scende nel dettaglio sui minerali, descrivendo i pinoli come un’eccellente fonte di rame, manganese, magnesio, potassio e zinco, oltre che di diverse vitamine tra cui alcune del gruppo B, vitamina E e vitamina K.

Al di là dei singoli valori, possiamo riassumere dicendo che i pinoli tengono quindi alta la bandiera della categoria, la frutta secca a guscio, confermandosi come un piccolo tesoretto nutrizionale…

Un difettuccio… o forse no? Il rapporto omega 6/3

Alcuni potrebbero considerare un difetto il loro rapporto omega6/omega3 fortemente sbilanciato verso i primi, con omega-3 presenti praticamente solo in tracce, ma in tutta onestà io sono dell’idea che il problema non sia tanto ridurre i 6 quando si parla di alimenti integrali, bensì aumentare il consumo della serie 3 nella nostra alimentazione… perché a differenza di quanto tu possa leggere gli omega-6 NON sono necessariamente pro-infiammatori, anzi, il loro consumo è associato a una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, tumori e più in generale morte per tutte le cause.

Ad esempio proprio nei pinoli è possibile isolare l’acido pinolenico, un acido grasso polinsaturo appartenente al gruppo degli acidi omega-6, studiato per le sue potenziali applicazioni antinfiammatorie, antiossidanti e metaboliche, ad esempio su colesterolo e senso di sazietà.

Ovviamente, come sempre in questi casi, le reali evidenze di efficacia della singola molecola sono limitate e spesso derivano da studi piccoli o su modelli animali, ma rientrano in tutto quel corpus di letteratura che, complessivamente, suggerisce che siano i pattern alimentari nel loro insieme, più che il singolo nutriente isolato, a determinare gli effetti sulla salute, motivo per cui ha molto più senso ragionare sulla qualità complessiva della dieta, piuttosto che demonizzare o esaltare un singolo acido grasso.

Controindicazioni e pericoli

Unica reale controindicazione direi che è un’eventuale allergia, peraltro potenzialmente fatale, ma un altro piccolo difetto lo possiamo individuare parlando di conservazione…

Conservazione

I pinoli NON sgusciati hanno una lunga durata di conservazione soprattutto se conservati in frigorifero, mentre quelli sgusciati si deteriorano rapidamente, irrancidendo in poche settimane o addirittura in pochi giorni in condizioni di caldo e umidità a causa dell’elevato contenuto di grassi polinsaturi che li rende particolarmente suscettibili all’ossidazione, con possibile formazione di composti indesiderati.

Se ti capita di acquistarli e trovarli cattivi buttali via senza pietà, ahimè…

Sindrome del pinolo

E a proposito di pinoli che “sanno di cattivo”… c’è un fenomeno curioso che vale la pena conoscere, perché se ti capita rischi di pensare di esserti ammalato di chissà cosa. In inglese si definisce “pine mouth”, letteralmente sarebbe “bocca di pino”, ma viene tradotto in italiano come “sindrome del pinolo” o disgeusia da pinoli.

In pratica, qualche giorno dopo averne mangiati — parliamo di 24-72 ore dopo nella maggior parte dei casi, quindi non è immediato — potrebbe comparire un sapore metallico, amaro e persistente in bocca, che si accentua quando si mangia o si beve qualcosa.

Fastidioso? Porca miseria, sì.

Preoccupante? No, per fortuna no.

La sindrome è completamente benigna e si risolve da sola nel giro di qualche giorno, al massimo un paio di settimane. Nessun danno, nessuna cura, solo avere pazienza.

Per i più tecnici possiamo aggiungere che il fenomeno

  • NON è allergico
  • e non sembra essere dose-dipendente, potendo quindi comparire anche con piccole quantità.

Le cause non sono del tutto chiarite, ma l’indiziato numero uno è una specie particolare, il Pinus armandii, un pino cinese i cui semi sono sicuramente commestibili ma ciononostante sembrano responsabili della maggior parte dei casi segnalati. Il problema è che i pinoli asiatici, mescolati o meno, finiscono spesso sui nostri scaffali senza che l’origine botanica sia sempre trasparente in etichetta, ma sicuramente trovi l’indicazione di provenienza extra-UE, motivo in più per preferirli italiani, meglio ancora se bio, e più freschi possibile.

Vale il sacrificio economico?

Allora, dopo questa superficiale panoramica, riusciamo a rispondere alla domanda iniziale sul fatto che valgano l’acquisto nonostante il prezzo…

A mio avviso, se devo essere sincero, forse no… Sono nutrizionalmente eccellenti, ma probabilmente non hanno nulla che giustifichino il sacrificio economico rispetto a noci, mandorle, pistacchi, arachidi e compagnia cantante.

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