Nuova pasta proteica al supermercato: cosa sapere prima di provare

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Negli ultimi anni si è diffusa nei supermercati una crescente offerta di pasta proteica, spinta da una moda alimentare che promuove l’aumento delle proteine nella dieta e la riduzione dei carboidrati.

Ma questi prodotti sono davvero utili o si tratta di una tendenza commerciale più che nutrizionale?

Che cos’è la pasta proteica?

Fusilli di vario colore

Shutterstock/123296848

La pasta proteica è una versione modificata della tradizionale pasta a base di semola, creata con l’obiettivo di aumentare l’apporto di proteine e ridurre quello di carboidrati. Per farlo si utilizzano diversi tipi di ingredienti:

  • farine di legumi (ceci, lenticchie, piselli, fave, lupini)
  • proteine isolate (di piselli, soia, albume d’uovo)
  • glutine aggiunto (proteina del grano)
  • cereali alternativi (come farro o quinoa) con aggiunta di proteine vegetali

A differenza della pasta classica (che contiene circa il 12-13% di proteine e il 70-75% di carboidrati), la pasta proteica arriva a contenere dal 20% fino al 30% di proteine, con una riduzione dei carboidrati fino al 40-60%. Alcuni prodotti sono completamente a base di legumi, altri combinano semola con proteine isolate, altri ancora aggiungono glutine per aumentare la quota proteica.

Fa bene davvero? Dipende da chi la mangia

1. Per la popolazione generale, non è necessaria

La pasta proteica non è necessaria per la persona sana che segue un’alimentazione variata ed equilibrata. La maggior parte della popolazione nei Paesi industrializzati assume già più proteine del necessario con la dieta abituale, spesso superando anche il doppio del fabbisogno raccomandato.

L’assunzione giornaliera di proteine raccomandata (LARN 2024) è di:

  • 0,9 g per kg di peso corporeo in adulti sani sedentari
    (circa 50-60 g al giorno, a seconda del peso corporeo)
  • 1,1 g/kg o più in condizioni particolari (anziani fragili, malati, sportivi)

Un’alimentazione che include cereali integrali, legumi, latticini, uova e moderate quantità di carne o pesce è più che sufficiente per coprire questi fabbisogni, senza alcun bisogno di pasta proteica.

2. Quando può avere senso?

Ci sono però situazioni specifiche in cui una pasta più ricca di proteine può essere utile:

  • anziani fragili o malnutriti, che hanno un aumentato fabbisogno proteico e scarso appetito
  • persone in convalescenza dopo interventi chirurgici o traumi
  • pazienti con patologie croniche, come scompenso cardiaco o broncopneumopatia, con perdita di massa magra
  • ospedalizzati o residenti in RSA, in cui l’introito proteico giornaliero è spesso inadeguato

In questi casi, una porzione di pasta proteica (in grado di fornire 20-30 g di proteine) può contribuire a soddisfare i fabbisogni in modo semplice, soprattutto se il paziente ha difficoltà a mangiare carne, legumi o altri alimenti più “densi”.

3. E per chi fa sport?

Gli sportivi hanno sì un fabbisogno proteico aumentato, ma di solito anche un maggiore introito calorico complessivo: se mangiano a sufficienza, assumono anche abbastanza proteine, senza bisogno di prodotti specifici. Inoltre, le proteine da sole non aumentano la massa muscolare: serve un programma strutturato di esercizio fisico (soprattutto contro resistenza), altrimenti l’eccesso proteico può essere semplicemente ossidato o trasformato in grasso.

Attenzione all’eccesso di proteine (soprattutto isolate)

Non esiste ancora una soglia precisa oltre la quale l’assunzione di proteine diventa dannosa, ma studi osservazionali hanno evidenziato che un’alimentazione cronicamente iperproteica, specie se ricca di proteine isolate e animali, può:

  • aumentare i livelli dell’IGF-1, un ormone anabolico coinvolto nella crescita cellulare e collegato a rischi aumentati di alcuni tumori (colon, mammella, prostata)
  • affaticare il rene in soggetti predisposti (nefropatie iniziali, ipertesi, anziani)

Inoltre, non è detto che una pasta con più proteine sia automaticamente più sana: molti di questi prodotti sono ultra-processati, più costosi (fino a 10-12 €/kg), spesso meno sazianti e con gusto e consistenza inferiori rispetto alla pasta tradizionale.

E la glicemia? E il colesterolo?

Alcuni consumatori scelgono la pasta proteica nella speranza di controllare meglio la glicemia o ridurre il colesterolo. Ma va chiarito che:

  • l’impatto glicemico dipende da indice e carico glicemico complessivo, e può essere ottimizzato anche con pasta integrale, cotta al dente e abbinata a fibre, proteine e grassi sani
  • il colesterolo ematico è influenzato soprattutto da peso corporeo, stile di vita, qualità dei grassi nella dieta e predisposizione genetica, non dalla pasta in sé
  • il vero problema metabolico non è il tipo di pasta, ma l’eccesso calorico e il conseguente sovrappeso o obesità, che peggiorano insulino-resistenza, trigliceridi e profilo lipidico

Quindi: provarla o no?

La pasta proteica non è dannosa, ma non è nemmeno necessaria per la maggior parte delle persone. Può rappresentare un’alternativa interessante per variare, soprattutto se ti piace il gusto dei legumi o vuoi aumentare l’apporto proteico in modo mirato. Tuttavia, non va vista come un alimento “migliore” o “più sano” rispetto alla pasta tradizionale, soprattutto se l’obiettivo è il dimagrimento o la prevenzione delle malattie metaboliche.

In questi casi, molto più efficace è:

  • controllare le porzioni complessive
  • privilegiare la pasta integrale
  • fare attenzione ai condimenti
  • mantenere un buon equilibrio calorico giornaliero
  • svolgere attività fisica regolare

Per approfondire leggi anche: Il Fatto Alimentare – Pasta Proteica

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