A che ora bisogna misurare la pressione? No, non è “uguale”

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L’obiettivo del controllo pressorio non è solo avere ogni tanto valori normali, ma garantire che la pressione resti stabile e nei limiti stabiliti dal medico durante l’intero arco della giornata e della notte.

Anche brevi picchi o oscillazioni marcate — magari inosservate — possono infatti aumentare il rischio di complicanze cardiovascolari e renali.

Stabilire orari precisi per la misurazione non serve dunque a ridurre i controlli, ma a renderli più significativi, concentrandosi sui momenti in cui la pressione tende fisiologicamente a variare di più.

Nota importante: in molte situazioni il medico può suggerire uno schema diverso da quello descritto. Ad esempio spesso è ritenuta sufficiente una sola misurazione quotidiana (di solito al mattino prima dei farmaci) quando lo scopo è solo verificare la stabilità della pressione nel tempo e non fare diagnosi. Altri schemi più intensivi possono invece essere richiesti in caso di valori variabili, sintomi o modifiche recenti della terapia.

Quando misurarla: lo schema standard

Per il monitoraggio domiciliare, le linee guida consigliano due momenti principali:

  • Mattino
    👉 Serve per valutare la pressione “di base” e capire quanto sia ancora efficace la terapia assunta la sera precedente.
    • entro un’ora dal risveglio;
    • prima di colazione, caffè, sigarette e dell’assunzione dei farmaci antipertensivi.
  • Sera
    👉 Aiuta a rilevare eventuali picchi serali, comuni soprattutto in chi è stressato o ha dormito poco.
    • tra tardo pomeriggio e prima serata;
    • idealmente prima di cena o almeno due ore dopo il pasto.

Ogni volta è consigliabile eseguire due misurazioni a distanza di un minuto (e, se molto diverse, farne una terza e scartare la prima). Ripetere lo schema per 3–7 giorni consecutivi, scartando il primo giorno e calcolando la media delle restanti misurazioni.

Chi ha turni di lavoro o ritmi di sonno irregolari può considerare “mattino” la prima ora dopo il risveglio e “sera” le ore che precedono il sonno principale.

Per approfondire: A che ora si prende la pastiglia per la pressione?

Perché l’ora conta

Donna con in mano una sveglia, davanti a lei uno sfigmomanometro.

La pressione arteriosa non è mai costante: segue un ritmo circadiano ben preciso.

  • Mattina: dopo il risveglio tende a salire bruscamente (il cosiddetto morning surge), una fase associata a un rischio più elevato di ictus e infarto.
  • Durante il giorno: resta più stabile, ma può oscillare in base a stress, emozioni, caffeina, attività fisica o fumo.
  • Di notte: normalmente si abbassa. Se invece non cala (i cosiddetti non-dipper) o addirittura aumenta, la prognosi cardiovascolare è peggiore.

Ecco perché misurare la pressione in orari mirati permette di intercettare i momenti critici, quando è più probabile che superi i limiti raccomandati.

Come misurarla correttamente

L’orario è importante, ma la tecnica lo è ancora di più:

  • Riposa almeno 5 minuti in posizione seduta, schiena appoggiata e piedi a terra.
  • Usa un bracciale da braccio della misura giusta (non da polso).
  • Braccio all’altezza del cuore, appoggiato su un piano.
  • Non parlare, non muoverti.
  • Evita caffè, fumo, alcol e sforzi intensi nei 30 minuti precedenti.
  • Vescica vuota, niente dolore acuto o febbre.

Registra ogni volta data, ora, valori, braccio usato e condizioni particolari.

Per approfondire: Come misurare correttamente la pressione (i 12 errori da evitare)

Quante misurazioni e per quanti giorni

  • Per diagnosi o rivalutazione: 2 misurazioni mattino e sera per 7 giorni (minimo 3). Scarta il primo giorno e fai la media.
  • Per verifica dopo cambi terapeutici: stesso schema per 1–2 settimane.
  • Per follow-up di routine: 1–2 giorni al mese, sempre mattino e sera, salvo diversa indicazione.

Quali valori considerare normali a casa

Secondo le linee guida europee:

  • Ideale: inferiore a 120/80 mmHg
  • Media domiciliare normale: inferiore a 135/85 mmHg
  • Ipertensione domiciliare: pari o superiore a 135/85 mmHg (media di più giorni)

Queste soglie sono generali: ogni paziente ha target individuali fissati dal medico, che possono essere più bassi (per esempio in chi ha diabete, insufficienza renale o altre patologie). L’importante è che i valori restino sempre (o almeno quasi sempre) entro i limiti personalizzati, non solo al mattino o alla sera.

Quando servono controlli aggiuntivi

In alcuni casi la misurazione mattino/sera non basta e va integrata con il monitoraggio pressorio nelle 24 ore (ABPM):

  • sospetta ipertensione notturna o assenza di calo fisiologico;
  • valori discordanti tra ambulatorio e domicilio;
  • ipertensione mascherata o camice bianco;
  • sintomi notturni o crisi ipertensive intermittenti.

Casi particolari

  • Gravidanza: servono apparecchi validati; misura mattino e sera, e segnala prontamente valori ≥ 140/90 o sintomi suggestivi di preeclampsia.
  • Anziani: utile misurare anche in piedi dopo 1–3 minuti per valutare ipotensione ortostatica.
  • Turnisti: adatta gli orari al ciclo sonno–veglia.
  • Aritmie: in fibrillazione atriale i valori possono essere meno affidabili, vanno ripetuti più volte.

Farmaci e misurazioni

Per valutare la stabilità del trattamento si misura prima della dose mattutina: questo rivela se la terapia copre le 24 ore. In alcuni casi il medico può richiedere misure a distanza di 2 ore dall’assunzione per valutare l’efficacia di picco.

Errori comuni

  • Misurare solo quando ci si sente male.
  • Cambiare orari di giorno in giorno (a meno che l’obiettivo sia un consapevole screening spalmato sulle 24h).
  • Non rispettare le regole di preparazione.
  • Usare apparecchi inadeguati o bracciali della misura sbagliata.
  • Interpretare valori singoli e non la media.
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