Preferisci ascoltare il riassunto audio?
Sì, è vero.
Dal punto di vista scientifico la vitamina D non è una vitamina in senso stretto.
Perché non è una vera vitamina

Per definizione, una vitamina è una sostanza essenziale che l’organismo non è in grado di produrre da solo in quantità sufficienti e che quindi deve essere introdotta obbligatoriamente con la dieta.
La vitamina D fa eccezione, perché:
- l’essere umano può sintetizzarla autonomamente nella pelle,
- la sintesi avviene grazie all’esposizione ai raggi ultravioletti B del sole,
- a partire da un precursore del colesterolo, il 7-deidrocolesterolo.
Per questo motivo, dal punto di vista biochimico e fisiologico, la vitamina D è più correttamente definita un pro-ormone steroideo, o ancora più precisamente un secosteroide.
Come si comporta nell’organismo
Una volta prodotta nella pelle, o assunta con gli alimenti o con integratori, la vitamina D è inizialmente inattiva. Deve subire due trasformazioni:
- nel fegato viene convertita in 25-idrossivitamina D, la forma che si misura negli esami del sangue,
- nel rene viene trasformata in 1,25-diidrossivitamina D, detta calcitriolo, che è la forma ormonalmente attiva.
Il calcitriolo agisce come un vero ormone:
- si lega a un recettore nucleare specifico,
- entra nel nucleo delle cellule,
- regola l’espressione di centinaia di geni.
Questo è un comportamento tipico degli ormoni steroidei, non delle vitamine classiche.
Perché continuiamo a chiamarla vitamina
Il nome “vitamina D” è rimasto per motivi storici. Quando fu scoperta, all’inizio del Novecento, si osservò che preveniva il rachitismo, una malattia da carenza nutrizionale, e venne quindi inserita nel gruppo delle vitamine.
Solo successivamente si è compreso che:
- può essere sintetizzata endogenamente,
- ha un meccanismo d’azione ormonale,
- esercita effetti sistemici su ossa, intestino, reni, sistema immunitario e metabolismo.
In sintesi
Chiamarla vitamina è comodo e universalmente accettato, ma dal punto di vista scientifico la vitamina D è molto più simile a un ormone che a una vitamina. Questa distinzione non è solo accademica, perché aiuta a capire perché una sua carenza o un suo eccesso abbiano conseguenze cliniche rilevanti e perché la sua gestione debba essere basata su criteri medici rigorosi.