Stagione di influenza e raffreddori 2026/27: cosa attende davvero l’Italia?

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Ogni autunno torna la stessa domanda: quanto sarà pesante l’inverno, tra febbre, tosse e giorni a letto? Per il 2026/27 una parte della risposta c’è già. In Europa l’influenza si presenta con epidemie invernali, e non c’è motivo di aspettarsi qualcosa di diverso. Resta aperto un altro aspetto: quanto colpirà.

Su questo punto la stagionalità è prevedibile, l’impatto molto meno. L’intensità e l’impatto sanitario cambiano da un anno all’altro, perché dipendono dai virus che circolano e da quanta immunità ha la popolazione. Per questo, a metà ottobre, manca una stima affidabile del picco, del numero di malati e della gravità della stagione italiana.

Alcune cose però sono già decise: quale vaccino verrà usato, chi lo riceve gratis e da quando. E c’è un modo corretto di leggere i dati che usciranno durante l’inverno.

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Perché i casi respiratori non sono tutti influenza

Quando leggi i numeri settimanali sulle infezioni respiratorie, tieni presente che misurano qualcosa di più ampio dell’influenza. La sorveglianza italiana RespiVirNet conta i casi di infezione respiratoria acuta, che possono essere causati anche da altri virus respiratori.

Il sistema lavora su due livelli. Il primo registra le persone con sintomi respiratori. Il secondo analizza in laboratorio i campioni raccolti per capire quale virus c’è davvero dietro. Soltanto questo secondo livello dice quanta parte dei casi è influenza.

C’è poi un cambiamento tecnico che pesa sui confronti. Dalla stagione 2025/26 la definizione di caso non richiede più necessariamente la febbre. Mettere a confronto le curve di oggi con quelle di qualche anno fa, raccolte con criteri diversi, richiede quindi cautela.

Il vaccino è già deciso, la sua resa no

Mentre l’andamento della stagione resta da osservare, il vaccino è definito da febbraio. Per l’emisfero nord l’Organizzazione mondiale della sanità ha indicato una composizione vaccinale trivalente. Il vaccino è diretto contro due virus di tipo A, H1N1 e H3N2, e contro un virus di tipo B, il ceppo Victoria.

L’aggiornamento tiene conto dei virus che hanno circolato nelle stagioni precedenti. Questo però non indica quale dominerà in Italia quest’inverno, né quanto bene il vaccino funzionerà sul campo. Il suo bersaglio sono i virus influenzali: gli altri virus responsabili di raffreddori e infezioni respiratorie restano fuori.

In Italia la vaccinazione è raccomandata e offerta gratuitamente a diverse categorie. Tra queste ci sono gli adulti dai 60 anni, i bambini dai 6 mesi ai 6 anni compresi, le donne in gravidanza, le persone con alcune malattie che aumentano il rischio e il personale sanitario.

Dai 60 anni in su la circolare ministeriale raccomanda vaccini potenziati, cioè adiuvati o ad alto dosaggio. È un’indicazione nazionale: non significa che ogni prodotto dia lo stesso risultato in ogni persona di quell’età.

La campagna parte dall’inizio di ottobre, con tempi che dipendono dalla disponibilità delle dosi e dall’organizzazione della tua Regione. Se rientri tra gli aventi diritto puoi vaccinarti anche più avanti nella stagione, pure se hai già avuto un episodio simil-influenzale. Per sviluppare la risposta immunitaria servono circa due settimane.

Quanto ci si può aspettare dalla prevenzione

I vaccini antinfluenzali inattivati riducono probabilmente l’influenza confermata negli adulti sani. Negli studi raccolti in una grande revisione, il rischio di ammalarsi passava dal 2,3% senza vaccino allo 0,9% con il vaccino. Su mille adulti sani, vuol dire circa 23 casi contro 9.

Sono dati di stagioni passate, raccolti soprattutto su persone fra i 16 e i 65 anni, e non vanno letti come una previsione per quest’inverno. L’efficacia cambia con la stagione, con la popolazione e con quanto i ceppi del vaccino somigliano a quelli in circolazione. Per i ricoveri in questa fascia d’età la revisione non arriva a una stima certa.

Anche lavarsi le mani aiuta, in misura più piccola. Nove studi con oltre 52.000 partecipanti mostrano che i programmi di igiene delle mani riducono probabilmente le infezioni respiratorie acute di circa il 14%. Sull’influenza confermata in laboratorio la stima è meno precisa. Si tratta quindi di una protezione modesta, che si aggiunge alle altre.

Sulle mascherine i risultati degli studi dipendono molto da quanto vengono indossate e in quali contesti. Le prove escludono sia una protezione totale sia un’inutilità in ogni situazione. Possono avere un ruolo come misura in più quando sei tu a essere malato.

Quando l’influenza richiede un medico

Per un’influenza semplice gli antibiotici sono la strada sbagliata. Le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità raccomandano di non somministrare antibiotici nelle forme non gravi in cui un’infezione batterica è poco probabile. Valutare quella probabilità spetta al medico. Anche sugli antivirali la decisione dipende da gravità e rischio, e va presa con chi ti visita.

Se rientri nelle categorie a rischio, contatta il medico presto quando compaiono sintomi influenzali, senza aspettare che la situazione peggiori.

Per chiunque, alcuni segnali richiedono una valutazione medica urgente:

  • difficoltà a respirare;
  • dolore al petto che non passa;
  • confusione;
  • disidratazione marcata;
  • nei bambini, labbra bluastre, rientramenti del torace durante il respiro o scarsa reattività.

Va fatta rivalutare anche la febbre o la tosse che sembra migliorare e poi torna a peggiorare.

Quanto sarà dura la stagione si capirà soltanto con i dati di laboratorio, settimana dopo settimana. Vaccino, destinatari, calendario e segnali d’allarme sono invece già noti, e su questi puoi decidere adesso, senza aspettare di sapere come andrà l’inverno.

Fonti

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