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Durante le stagioni influenzali più intense, come quella attuale, è normale chiedersi quando un’influenza può essere gestita a casa e quando invece diventa pericolosa.
In Italia, nelle ultime settimane, gli ospedali stanno registrando un aumento rilevante di polmoniti, alcune delle quali severe, con un forte impatto sui reparti e sui pazienti più fragili. In questo contesto è fondamentale sapere cosa fare, e soprattutto cosa non fare, quando l’influenza colpisce.
Cosa fare subito se hai l’influenza

Nella maggior parte dei casi l’influenza è una malattia autolimitante, che guarisce spontaneamente in 5-7 giorni. Le misure di base sono semplici ma cruciali.
- Riposo a letto, perché lo sforzo fisico aumenta il consumo di ossigeno e prolunga la convalescenza
- Idratazione abbondante, acqua, tè, brodo, per compensare le perdite dovute a febbre e sudorazione
- Isolamento domiciliare, per ridurre la trasmissione, soprattutto se in casa vivono anziani o persone fragili
Gli antibiotici non servono contro l’influenza, che è causata da virus. Usarli senza indicazione medica è inutile e dannoso; è invece possibile ricorrere a farmaci sintomatici al bisogno, come paracetamolo o ibuprofene, ma solo alle dosi consigliate e senza combinarli inutilmente
Quando l’influenza può complicarsi
Il problema principale non è l’influenza in sé, ma le sue complicanze, in particolare la polmonite. In Italia ogni anno si registrano circa 150.000 ricoveri per polmonite e circa 9.000 decessi, soprattutto tra anziani e persone con malattie croniche.
La polmonite può essere virale, batterica o mista. Distinguere le diverse forme è essenziale, perché la gestione cambia radicalmente. Una polmonite batterica richiede antibiotici, una virale no, salvo situazioni selezionate.
I segnali di allarme da non ignorare
Ci sono sintomi che indicano che non si tratta più di una semplice influenza e che richiedono una valutazione medica urgente.
- Difficoltà respiratoria o fiato corto anche a riposo
- Respiro accelerato o sensazione di “fame d’aria”
- Febbre alta persistente oltre 3-4 giorni o che ricompare dopo un miglioramento
- Tosse con espettorato denso, giallo-verde o striato di sangue
- Dolore al petto o alla schiena che peggiora respirando
- Confusione mentale, sonnolenza marcata, peggioramento improvviso
Negli anziani la polmonite può presentarsi senza febbre evidente, ma con peggioramento generale, debolezza o stato confusionale; secondo il Prof. Bassetti (citato da Sky TG24 e altri), i sintomi chiave della polmonite sono una tosse persistente (che può portare catarro giallo/verdastro o striato di sangue) e la difficoltà a respirare (dispnea), accompagnati da febbre, brividi, dolori al petto e forte stanchezza, a volte con tachicardia e tachipnea.
Cosa fare se c’è il sospetto di polmonite
In presenza di questi segnali è necessario contattare il medico curante o, se i sintomi sono importanti, il pronto soccorso. La diagnosi si basa su visita clinica, saturazione di ossigeno, esami del sangue e spesso radiografia o TAC del torace. Capire se l’origine è virale o batterica è decisivo per impostare la terapia corretta.
Nei casi a rischio elevato, come anziani, cardiopatici, diabetici o immunodepressi, la soglia per chiedere aiuto deve essere più bassa.
Proteggere chi è malato e chi gli sta vicino
Chi assiste un familiare influenzato dovrebbe curare l’igiene delle mani, arieggiare gli ambienti e, se possibile, limitare i contatti stretti. Mascherine e attenzione alla tosse non sono eccessi, ma misure di buon senso, soprattutto in una fase in cui le polmoniti stanno mettendo sotto pressione il sistema sanitario.
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