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Il ciclo nasale e il ritmo naturale del respiro
Se vi è capitato di notare che una narice sembra più libera dell’altra, o che la sensazione di “chiusura” si sposta da un lato all’altro nel corso della giornata, non dovete preoccuparvi. Nella stragrande maggioranza dei casi, questo non è il segno di un raffreddore imminente o di un’allergia, ma un fenomeno fisiologico perfettamente normale chiamato ciclo nasale.
Si tratta di un processo automatico che interessa circa il 70-80% della popolazione adulta sana, anche se la maggior parte delle persone non ne è consapevole finché non interviene un fattore che restringe ulteriormente gli spazi, come un’infiammazione acuta (il classico raffreddore) o una particolare posizione del corpo.
Il ciclo nasale consiste in un’alternanza periodica di congestione e decongestione della mucosa che riveste le cavità nasali. In pratica, le due fosse nasali si danno il cambio nel lavoro di filtrazione, riscaldamento e umidificazione dell’aria. Mentre una narice lavora a pieno ritmo gestendo la maggior parte del flusso d’aria, l’altra “riposa” parzialmente. Questo passaggio di testimone ha una durata variabile da individuo a individuo, solitamente compresa tra le 2 e le 6 ore, ed è influenzato da fattori come l’età, l’attività fisica, le condizioni ambientali e l’assetto ormonale.

Come il sistema nervoso regola il flusso d’aria
Il motore che guida questa alternanza è il sistema nervoso autonomo, la rete neurale che gestisce le funzioni involontarie del nostro organismo. Nello specifico, il sistema ortosimpatico e parasimpatico agiscono sul tessuto cavernoso vascolare presente all’interno dei turbinati inferiori, strutture ossee allungate e ricoperte di mucosa situate lungo le pareti laterali delle cavità nasali. Quando prevale il segnale parasimpatico su un lato, i sinusoidi venosi in quella narice si dilatano, il tessuto si inturgidisce e lo spazio per il passaggio dell’aria si restringe (congestione).
Contemporaneamente, sul lato opposto, il sistema simpatico induce vasocostrizione: la mucosa si sgonfia e il passaggio d’aria diventa più ampio (decongestione). Questo dinamismo mantiene la resistenza respiratoria nasale totale pressoché costante, sebbene la distribuzione dell’aria tra le due narici cambi continuamente. È interessante notare come la posizione del corpo influenzi direttamente questo equilibrio: sdraiandosi su un fianco, la narice rivolta verso il cuscino tenderà a chiudersi rapidamente. Questo avviene non solo per la pressione idrostatica che fa accumulare sangue nei vasi declivi, ma anche per un preciso riflesso neurologico innescato dalla pressione esercitata sul fianco e sull’ascella.
L’utilità biologica dietro l’alternanza del respiro
Perché il nostro corpo ha sviluppato un sistema così complesso invece di mantenere entrambe le narici sempre completamente pervie? Le ragioni evolutive e fisiologiche sono legate alla salvaguardia della mucosa e all’efficienza olfattiva. La mucosa nasale compie un lavoro enorme per condizionare l’aria prima che raggiunga i polmoni. Se entrambe le narici fossero costantemente esposte al flusso d’aria massimo, le ciglia vibratili e lo strato di muco potrebbero seccarsi, compromettendo la clearance mucociliare, ovvero la capacità fondamentale di intrappolare ed espellere inquinanti, virus e batteri.
Inoltre, la ricerca scientifica ha dimostrato che questa alternanza ottimizza la nostra capacità di percepire gli odori (un meccanismo noto come cromatografia spaziale olfattiva). Le molecole odorose hanno proprietà chimiche diverse: alcune si legano rapidamente ai recettori e vengono catturate meglio dalla narice con un flusso d’aria rapido e turbolento; altre, a basso assorbimento, necessitano di più tempo per interagire con l’epitelio olfattivo e vengono percepite in modo ottimale dalla narice “congestionata”, dove il flusso d’aria è più lento. Mantenendo regimi di flusso differenziati, il naso fornisce al cervello uno spettro olfattivo molto più ricco e dettagliato.
Quando la congestione non è un fenomeno fisiologico
Sebbene il ciclo nasale sia un indice di salute, esistono situazioni cliniche in cui l’ostruzione richiede attenzione medica. Il campanello d’allarme principale è un’ostruzione unilaterale fissa: se una narice è costantemente bloccata e non si avverte mai l’inversione del flusso tipica del ciclo nasale, ci troviamo di fronte a un problema strutturale o patologico. La causa più frequente è il setto nasale deviato, una conformazione anomala della lamina osteo-cartilaginea che divide le due fosse nasali.
Altre cause di ostruzione, che possono essere bilaterali o monolaterali, includono l’ipertrofia cronica dei turbinati (spesso secondaria a riniti allergiche o vasomotorie) e la rinosinusite cronica, con o senza la formazione di polipi nasali. Dal punto di vista specialistico, è tassativo consultare un otorinolaringoiatra se l’ostruzione nasale monolaterale e persistente si accompagna a “red flags” (segni di allarme) quali: sanguinamenti frequenti da una sola narice (epistassi), dolore o senso di gravità facciale, secrezioni purulente monolaterali o perdita dell’olfatto (iposmia/anosmia). In assenza di questi sintomi, l’alternanza del respiro è semplicemente il segno di un organo raffinato che lavora per proteggere le nostre vie aeree inferiori.
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