Il caffè amaro abbassa la glicemia? Attenzione, non è come pensi

Ultima modifica

Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti

Chi ha il diabete, o si sente dire che la glicemia è un po’ alta, spesso comincia dal gesto più semplice: togliere lo zucchero dal caffè. Da qui nasce una convinzione molto diffusa, cioè che il caffè amaro faccia anche scendere la glicemia. La prima parte dell’idea regge: un caffè senza zucchero è davvero una scelta migliore di uno zuccherato.

Il passo successivo invece non è dimostrato. Evitare lo zucchero e abbassare la glicemia sono due cose diverse, e il sapore amaro non trasforma la bevanda in un rimedio. Restano da capire due punti che alimentano la confusione: che cosa fa la caffeina al corpo e perché, negli studi, chi beve molto caffè si ammala meno spesso di diabete.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Togliere lo zucchero non equivale a far scendere la glicemia

“Amaro”, nel linguaggio di tutti i giorni, significa soprattutto senza zucchero aggiunto. Un caffè nero senza aggiunte non contiene zucchero, quindi non ne porta nel sangue. Le bevande al caffè zuccherate possono invece far aumentare la glicemia. Scegliere un caffè senza zucchero aggiunto serve a evitare questo apporto.

Il vantaggio riguarda quindi ciò che non aggiungi, non il gusto amaro in sé. Conta anche guardare le bevande a base di caffè preparate al bar o vendute già pronte: alcune contengono zuccheri e altri carboidrati aggiunti, anche quando il nome richiama un semplice caffè.

C’è poi l’errore opposto: pensare che il caffè senza zucchero non possa avere alcun effetto sulla glicemia solo perché zucchero non ne contiene. Nel caffè c’è la caffeina, e la caffeina può influire sul modo in cui il corpo gestisce il glucosio.

Che cosa fa la caffeina nelle ore successive

Per usare il glucosio, il corpo ha bisogno dell’insulina, l’ormone che lo fa entrare nelle cellule. La sensibilità all’insulina indica quanto bene i tessuti rispondono a questo segnale. Negli studi a breve termine la caffeina può ridurla: un effetto che va nella direzione opposta rispetto all’idea di un caffè che fa scendere subito la glicemia.

Il dato va letto con misura. La revisione riuniva sette piccoli studi randomizzati, in tutto 70 persone senza diabete. La sensibilità all’insulina, poi, è un parametro intermedio: da sola non permette di prevedere un rialzo della glicemia dopo ogni tazzina.

Per chi ha il diabete il quadro è ancora meno netto. Gli studi sugli effetti immediati della caffeina nelle persone con diabete danno risultati misti. Alcuni osservano una risposta glicemica più alta quando la caffeina viene presa insieme a cibi ricchi di carboidrati.

Sono studi limitati, e le conclusioni che permettono sono prudenti in entrambe le direzioni. Non autorizzano a dire che il caffè fa sempre salire la glicemia, né giustificano l’indicazione generale di eliminarlo.

Perché chi beve caffè si ammala meno di diabete

La credenza trova forza in un dato reale. Nelle coorti prospettiche, cioè studi che seguono nel tempo grandi gruppi di persone, un consumo abituale di caffè più alto è associato a una minore comparsa di diabete di tipo 2. Un’analisi ha riunito 28 studi, oltre 1,1 milioni di partecipanti e circa 45.000 nuovi casi.

Si tratta però di un’associazione osservata, e la differenza pesa. Questi dati non dimostrano che cominciare a bere caffè prevenga il diabete. Rispondono poi a una domanda diversa da quella sulla singola tazzina: descrivono chi si ammala nel corso degli anni, non che cosa succede alla glicemia di chi il diabete lo ha già.

Due dettagli tolgono altro terreno all’idea del caffè amaro protettivo. L’associazione compare sia con il caffè con caffeina sia con il decaffeinato, e questo lascia aperta la questione di quale componente sia coinvolta. Gli studi, inoltre, non registravano quanto zucchero o latte le persone aggiungessero: attribuire il vantaggio all’amaro non ha basi.

Esistono anche piccoli studi d’intervento, in cui a persone con glicemia a digiuno elevata è stato fatto bere caffè per alcune settimane. Hanno registrato variazioni di alcuni parametri del metabolismo del glucosio, ma senza stabilire un beneficio clinico duraturo né una terapia per il diabete.

Che cosa mettere nella tazza, allora

Per le persone con diabete o a rischio, le linee guida ADA 2026, cioè gli standard di cura dell’American Diabetes Association, raccomandano di preferire l’acqua alle altre bevande. Quelle zuccherate vanno sostituite con acqua o con bevande a basso o nullo contenuto calorico.

In questo quadro il caffè senza zucchero può rientrare tra le bevande non zuccherate, ma l’acqua resta la prima scelta. È un’indicazione su che cosa bere, non un invito a usare il caffè per curare la glicemia.

Il caffè, amaro o dolce, non sostituisce i farmaci, il controllo della glicemia o le cure concordate con chi ti segue. Nessuno degli studi descritti offre una base per modificare una terapia.

Alla fine la domanda utile si sposta. Più che chiederti se il caffè amaro abbassa la glicemia, conviene guardare che cosa aggiungi alla tazza: su questo le evidenze sono chiare, mentre sull’effetto del caffè in sé la ricerca non ha ancora una risposta univoca.

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza