Quanto deve essere la glicemia dopo i 60 anni?

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Superati i sessant’anni, molte persone guardano la glicemia del mattino chiedendosi se l’età renda accettabili valori un po’ più alti. Il dubbio ha un fondamento, perché nella cura del diabete l’età avanzata può davvero portare a obiettivi meno rigidi. Riguarda però solo uno dei due modi di leggere quel numero: un conto sono le soglie per riconoscere un’alterazione o il diabete, un altro i valori da raggiungere per chi è già in cura.

Le prime restano identiche a ogni età. I secondi si adattano, ma non in base all’età in sé. Contano lo stato di salute generale, le altre malattie e il rischio che la terapia faccia scendere troppo lo zucchero nel sangue.

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Per la diagnosi valgono gli stessi numeri a ogni età

La glicemia a digiuno si misura in laboratorio su un prelievo di sangue, dopo almeno otto ore senza mangiare. Dopo i 60 anni restano valide le stesse soglie di meno di 100 mg/dL per un valore normale, tra 100 e 125 mg/dL per la glicemia alterata a digiuno e di almeno 126 mg/dL per il diabete.

Il prelievo si fa spesso al mattino, ma questo dipende dal digiuno richiesto. Per la diagnosi esiste un solo metro di giudizio, e nessuna soglia specifica per l’ora del prelievo.

Accanto alla glicemia esiste un secondo esame diagnostico, l’emoglobina glicata. Misura qualcosa di diverso, perché riflette l’esposizione agli zuccheri dei mesi precedenti e non il valore di quella mattina. Tra 5,7 e 6,4% indica prediabete, da 6,5% in su raggiunge la soglia del diabete. Alcune condizioni, come alterazioni nel ricambio dei globuli rossi, possono renderla poco affidabile.

Perché un solo valore alto non basta

Un risultato di 126 mg/dL o più, preso da solo, non basta di norma a confermare il diabete. Servono due risultati diagnostici concordanti: si può ripetere lo stesso esame oppure affiancargli un altro test adatto, come la glicata. Se i due esami danno risultati diversi, va ricontrollato quello che ha superato la soglia.

L’eccezione riguarda i casi inequivocabili: sintomi tipici di zucchero alto insieme a una glicemia di almeno 200 mg/dL misurata in un momento qualsiasi della giornata. Per la stessa ragione la lettura del glucometro domestico non è sufficiente per una diagnosi, che richiede un esame di laboratorio. Lo strumento resta utile, quando è indicato, per seguire l’andamento di chi è già in cura.

Anche il motivo di un valore alto resta aperto dopo una sola misurazione. Una malattia in corso o la normale variabilità della misura possono influire. Da un singolo numero è impossibile stabilire se la causa sia la cena della sera prima o il cosiddetto fenomeno dell’alba.

Se il valore cade tra 100 e 125

Una glicemia a digiuno in questa fascia segnala un rischio, e da sola non predice il futuro. Prediabete non significa progressione inevitabile: in un gruppo di adulti con età media di 75 anni, circa l’8% di chi aveva la glicemia a digiuno alterata ha sviluppato il diabete nell’arco di sei anni.

È un dato osservazionale, raccolto soprattutto su persone oltre i settant’anni, e non misura il rischio del singolo sessantenne. Anche dentro la fascia il peso del risultato cambia: un valore vicino a 125 merita una valutazione diversa da uno appena sopra 100.

Per le persone ad alto rischio e con sovrappeso od obesità, programmi strutturati che uniscono alimentazione e attività fisica possono ridurre o ritardare l’arrivo del diabete di tipo 2. Il beneficio è dimostrato in gruppi selezionati, quindi vale per chi rientra in quel profilo e non per chiunque abbia avuto un solo valore in questa fascia. Dopo una certa età il programma va adattato alla fragilità e all’autonomia della persona.

Valori alterati che si ripetono, oppure un risultato a digiuno di almeno 126 mg/dL, sono il motivo per parlarne con il medico.

Chi è già in cura: obiettivi più larghi e un limite in basso

Per chi ha già il diabete, le linee guida dell’American Diabetes Association per gli anziani indicano obiettivi di glicemia a digiuno o prima dei pasti che si allargano nelle condizioni di salute più complesse.

Stato di salute della persona con diabete Glicemia a digiuno o prima dei pasti
Buone condizioni generali 80–130 mg/dL
Condizioni più complesse 90–150 mg/dL
Condizioni molto complesse o salute precaria 100–180 mg/dL

Queste fasce non scattano al compimento dei 60 anni. Il medico le sceglie considerando le altre malattie, l’autonomia, la memoria e la capacità di ragionamento, la fragilità, i benefici attesi e i rischi dei farmaci. Sono una cornice condivisa dagli esperti da adattare alla persona, e i dati di lungo periodo mancano per diversi gruppi di anziani.

Nessuna di queste cifre descrive una glicemia normale per chi non ha il diabete. Nelle situazioni più precarie, poi, la priorità è la sicurezza: evitare sia le cadute di zucchero sia valori così alti da dare sintomi.

C’è infatti un limite in basso da conoscere bene. Per chi usa insulina o farmaci che possono abbassare troppo lo zucchero, una glicemia inferiore a 70 mg/dL richiede attenzione come possibile ipoglicemia. Sotto 54 mg/dL l’ipoglicemia è più grave e va trattata immediatamente.

Se la persona è molto confusa, perde coscienza o non riesce a trattarsi da sola, si tratta di un’emergenza, qualunque sia il valore letto sullo strumento.

Tutto questo spiega perché lo stesso numero può avere due significati. Un 140 a digiuno, in chi non ha il diabete, supera la soglia diagnostica e va confermato con un secondo esame. Lo stesso 140, in una persona con diabete e una salute complessa, può rientrare nell’obiettivo concordato con il medico. A cambiare la lettura è la situazione di chi misura, più degli anni compiuti.

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