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Non riuscire a dormire continuativamente per l’intera notte, senza risvegli, è un problema molto comune.
In medicina si parla di insonnia di mantenimento, ovvero la difficoltà a restare addormentati dopo essersi addormentati.
La scelta di se ed eventualmente cosa prendere dipende dalla causa, dall’età e dalle condizioni di salute, e va sempre valutata con attenzione perché non tutti i rimedi sono uguali per efficacia e sicurezza.
Dormire “tutta la notte” è sempre necessario?
Un punto spesso trascurato è se sia davvero opportuno cercare a tutti i costi un sonno continuo.
Dal punto di vista storico il sonno umano non è sempre stato monofasico. Studi di storia della medicina e della sociologia del sonno mostrano che fino al XVIII-XIX secolo era comune in Europa il cosiddetto sonno bifasico o segmentato, con un “primo sonno”, un periodo di veglia notturna di una o due ore e un “secondo sonno”.
Questo modello è ben documentato in diari, testi medici e letterari dell’epoca.
La diffusione dell’illuminazione artificiale e dei ritmi lavorativi industriali ha progressivamente imposto l’idea di un sonno continuo di 7-8 ore, ma dal punto di vista clinico le linee guida moderne sottolineano che non è patologico svegliarsi durante la notte se il risveglio è tranquillo, non accompagnato da ansia e non compromette il funzionamento diurno.
In questi casi medicalizzare il fenomeno assumendo sempre qualcosa per dormire può essere inutile o persino dannoso.
L’insonnia di mantenimento diventa un problema da trattare solo quando i risvegli sono frequenti, prolungati, vissuti con forte disagio o associati a stanchezza, irritabilità e riduzione delle prestazioni durante il giorno.
Accettare una certa variabilità del sonno, soprattutto con l’avanzare dell’età, è spesso una strategia più sana rispetto all’uso cronico di farmaci.
Capire prima il motivo dei risvegli

I risvegli notturni possono essere legati tra l’altro a stress, ansia, depressione, dolore, reflusso gastroesofageo, apnea del sonno, nicturia o abitudini scorrette come alcol e schermi prima di dormire.
Le linee guida internazionali raccomandano sempre di affrontare prima questi fattori, perché nessun farmaco funziona bene se la causa non è trattata.
Interventi non farmacologici
La terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia è considerata il trattamento di prima linea.
È l’unico intervento che migliora in modo stabile anche i risvegli notturni, senza effetti collaterali. Include regolarità degli orari, limitazione del tempo a letto, tecniche di rilassamento e gestione dei pensieri notturni.
Melatonina
La melatonina può aiutare soprattutto se i risvegli sono legati a un ritmo sonno-veglia alterato, per esempio negli anziani o in chi ha orari irregolari. Le evidenze mostrano un effetto modesto, più sul tempo di addormentamento che sul mantenimento del sonno.
È generalmente sicura, ma non è una “pillola per dormire tutta la notte”.
Farmaci ipnoinducenti tradizionali
- Benzodiazepine e farmaci “Z” (zolpidem, zopiclone)
Possono ridurre i risvegli, ma le linee guida ne sconsigliano l’uso prolungato per il rischio di tolleranza, dipendenza, cadute e confusione, soprattutto negli anziani. - Antistaminici sedativi
Sono talvolta usati senza prescrizione, ma non sono raccomandati. Hanno efficacia limitata e frequenti effetti collaterali come bocca secca, ritenzione urinaria e sonnolenza diurna.
Farmaci più mirati al mantenimento del sonno
- Antagonisti dell’orexina (suvorexant, lemborexant, daridorexant)
Sono farmaci più recenti, approvati specificamente per l’insonnia di mantenimento. Agiscono sui circuiti cerebrali della veglia e, secondo studi clinici, migliorano la continuità del sonno con minore rischio di dipendenza rispetto ai farmaci tradizionali. Richiedono prescrizione medica.
Cosa evitare
Usare alcol per dormire è controproducente. Favorisce l’addormentamento ma frammenta il sonno e aumenta i risvegli nelle seconde ore della notte.
In sintesi
Non esiste un rimedio universale per dormire senza risvegli. Le evidenze indicano che l’approccio migliore combina interventi comportamentali e, solo se necessario, farmaci scelti in modo mirato e per periodi limitati. Prima di assumere qualsiasi prodotto è fondamentale parlarne con il medico, soprattutto se i risvegli sono frequenti o associati a stanchezza diurna.