Dolore all’anca? Il segnale dei 30 minuti per capire se è artrosi

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Ti fa male l’anca quando resti a lungo seduto, quando ti alzi dalla sedia o quando ti giri nel letto. Viene spontaneo pensare a una questione di postura, qualcosa da correggere cambiando sedia o modo di sederti. Il momento in cui compare il dolore è un’informazione utile da riferire al medico. Da solo, però, non indica quale parte dell’anca stia soffrendo.

Dopo i 60 anni, il dolore provocato da una posizione resta compatibile con cause diverse, artrosi compresa. Anche il sollievo che si prova stando seduti, considerato isolatamente, si è rivelato un indicatore poco discriminante per riconoscere l’artrosi. A orientare davvero sono altre caratteristiche: il legame con il movimento, la durata della rigidità al mattino, la mobilità dell’anca durante la visita e il punto preciso in cui fa male.

C’è poi un equivoco diffuso sullo stare seduti. Una revisione sulle attività svolte al lavoro ha riscontrato che, negli uomini, stare seduti, in piedi o camminare non aumentava il rischio di artrosi dell’anca. Nelle donne i risultati erano incerti. Quei dati riguardano la probabilità di ammalarsi negli anni e dicono poco sull’origine di un dolore che hai già.

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I segnali che rendono più probabile l’artrosi

Il primo elemento è il rapporto con l’attività. Nelle persone dai 45 anni in su, un dolore articolare che compare con il movimento, insieme a una rigidità mattutina assente o non superiore a 30 minuti, è il quadro per cui la linea guida britannica NICE prevede una diagnosi clinica di artrosi. Se la rigidità al risveglio dura di più, il medico prende in considerazione anche altre diagnosi.

Questi criteri servono a chi visita, non come test da applicare da soli a qualsiasi dolore. L’artrosi dell’anca può dare dolore all’inguine, ai glutei o sul lato dell’anca, oltre a rigidità e fatica nei gesti quotidiani. Nessuna di queste sedi le appartiene in esclusiva.

Durante la visita conta molto come si muove l’anca quando è il medico a muoverla, a muscoli rilassati. Una ridotta mobilità passiva, soprattutto nel portare la coscia verso l’altra gamba o nel ruotarla verso l’interno, aumenta la probabilità che la radiografia mostri artrosi. Nessun singolo segno, però, basta da solo a confermarla o a escluderla.

Quando il quadro è tipico, la radiografia non è necessaria di routine. Diventa utile se compaiono caratteristiche insolite o il sospetto di un’altra causa, da sola o insieme all’artrosi. Un’immagine con segni di usura descrive la struttura dell’articolazione, ma non spiega automaticamente il dolore. Per questo diagnosi e gestione si basano anzitutto su sintomi e funzione.

Quando il dolore sul fianco apre altre ipotesi

Un dolore prevalente sul lato dell’anca, che fa male alla pressione e peggiora quando ti sdrai su quel fianco, può essere compatibile con la sindrome dolorosa trocanterica. Il trocantere è la sporgenza ossea che senti sul lato della coscia, appena sotto il fianco.

Questa sindrome viene spesso chiamata “borsite”, ma comprende anche problemi dei tendini dei muscoli glutei. Va distinta sia dall’artrosi sia da disturbi della colonna, che possono far sentire il dolore in quella zona. Le condizioni possono anche coesistere: la sede del dolore orienta, ma la diagnosi richiede una visita.

Quando farsi valutare e quando serve aiuto subito

Un dolore all’anca merita una valutazione medica quando limita le attività o il sonno, peggiora, ritorna o non migliora. Alcune situazioni richiedono invece assistenza immediata:

  • dolore intenso dopo una caduta;
  • impossibilità di camminare;
  • impossibilità di caricare il peso sulla gamba;
  • anca calda e gonfia, soprattutto se accompagnata da febbre o malessere.

In quest’ultimo caso la valutazione urgente serve a cercare cause diverse dall’artrosi. Lo stesso vale per un trauma recente o per un peggioramento rapido: sono tra le circostanze in cui gli esami di imaging entrano in gioco fin da subito.

Se la diagnosi è artrosi, da dove si parte

Una volta confermata l’artrosi, l’esercizio terapeutico adattato alla persona è una componente fondamentale del trattamento. Il suo scopo è ridurre il dolore e le limitazioni nei movimenti. Non si tratta di correggere la postura: si tratta di un programma costruito sulle capacità e sui limiti di quell’anca.

La linea guida dei chirurghi ortopedici americani considera la fisioterapia per l’artrosi lieve o moderata un’opzione valida. Segnala anche che i risultati variano da uno studio all’altro e che i programmi confrontati erano diversi tra loro. È un’indicazione pensata per un’artrosi già riconosciuta, non per un dolore d’anca ancora da inquadrare.

Per questo l’ordine dei passaggi conta. Descrivere al medico quando compare il dolore, quanto dura la rigidità al mattino e dove si localizza aiuta a capirne l’origine. Il trattamento giusto viene dopo e dipende da quella risposta.

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