Come alleviare il dolore all’anca

Ultima modifica

Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti

Il dolore all’anca può rendere faticosi gesti comuni come salire le scale, infilarsi le scarpe o dormire sul fianco. Per un dolore lieve, il primo passo è alleggerire il carico sull’articolazione e continuare a muoversi. Fermarsi del tutto aiuta meno di quanto sembri.

Il resto dipende da un elemento che i sintomi, da soli, non rivelano: la causa. Il dolore all’anca può dipendere da una lesione, dall’artrosi o da altre condizioni. I trattamenti con prove di efficacia sono stati studiati per problemi specifici. Per questo la domanda diventa che tipo di dolore è, da quanto dura e se ci sono segnali che richiedono di farsi vedere presto.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Quando il dolore va fatto valutare subito

Alcune situazioni escono dall’autogestione. Richiedono una valutazione immediata:

  • dolore intenso dopo una caduta;
  • impossibilità di camminare o di caricare il peso sulla gamba;
  • perdita di sensibilità dopo un trauma.

Un’anca calda e gonfia, accompagnata da febbre o malessere, richiede invece una valutazione urgente. Questi segnali sono criteri di sicurezza, non diagnosi. Dopo un trauma bisogna escludere, tra l’altro, una frattura. Febbre e articolazione calda possono indicare un’infezione.

Anche senza questi segnali è opportuno sentire il medico in alcuni casi: il dolore peggiora, limita le attività o il sonno, si ripresenta più volte oppure non migliora dopo circa due settimane di cure a casa.

Nei primi giorni, muoversi senza forzare

Se il dolore è lieve e nessuno di quei segnali è presente, puoi evitare per un po’ le attività che lo aggravano, pur continuando a muoverti entro i limiti che tolleri. È un’indicazione pratica e ragionevole, ma gli studi non ne hanno misurato l’effetto per ogni possibile causa. Non vale dopo un trauma serio né se non riesci a caricare il peso sulla gamba.

Il ghiaccio compare tra le misure di sollievo suggerite. Puoi usarlo se ti dà conforto, come misura per stare meglio e non come cura. Il suo beneficio specifico sulle diverse cause di dolore all’anca non è stato quantificato.

Quando il dolore persiste, capire da dove viene diventa necessario, perché le opzioni efficaci cambiano da una condizione all’altra. Le due più studiate sono il dolore sul lato esterno del fianco e l’artrosi dell’anca.

Il dolore sul fianco segue un’altra strada

Un dolore sul lato dell’anca, soprattutto se peggiora quando ti sdrai su quel fianco, è compatibile con la sindrome dolorosa del grande trocantere. Il grande trocantere è la sporgenza ossea sul lato esterno della coscia, appena sotto il fianco.

Il sintomo, da solo, non basta a diagnosticarla. La sindrome comprende inoltre condizioni diverse, non soltanto la borsite.

Nelle persone con questa diagnosi, un programma di esercizio strutturato può migliorare leggermente dolore e funzione nel lungo periodo. Il dato viene da sei studi randomizzati con 733 partecipanti. La certezza è moderata per alcuni aspetti della funzione e bassa per la riduzione del dolore.

Rispetto a una singola infiltrazione di cortisone sul fianco, l’esercizio sembra dare un miglioramento complessivo percepito più ampio a lungo termine. Anche questo confronto si basa su prove di bassa certezza.

Nell’artrosi, benefici reali ma piccoli

Per l’artrosi dell’anca, un programma di esercizio terapeutico a terra probabilmente riduce un po’ il dolore e migliora un po’ la funzione. Il confronto è con nessun trattamento o con le cure abituali. Su scale da 0 a 100, la differenza media è di circa 7 punti per il dolore e 9 per la funzione.

Questi valori restano sotto la soglia considerata clinicamente importante. Rispetto a un trattamento fittizio, il vantaggio sul dolore è ancora meno certo. L’esercizio merita quindi spazio, ma con attese realistiche: in media offre un aiuto modesto, che non equivale alla fine del dolore.

Sul fronte dei farmaci, gli antinfiammatori non steroidei per bocca possono ridurre il dolore e migliorare la funzione. Questo vale per l’artrosi dell’anca diagnosticata, in assenza di controindicazioni. Prima di usarli contano il rischio per lo stomaco, eventuali malattie di reni o cuore e le interazioni con altri farmaci. Va usata la dose efficace più bassa, per il tempo più breve appropriato.

Il paracetamolo è spesso considerato la prima scelta. Nell’artrosi di anca o ginocchio, però, porta miglioramenti soltanto minimi di dolore e funzione, e non va considerato equivalente agli antinfiammatori.

Per i gel antinfiammatori, i risultati ottenuti sul ginocchio non si trasferiscono automaticamente all’anca. Per questa articolazione mancano valutazioni dirette.

Il medico può valutare anche un’infiltrazione di corticosteroide dentro l’articolazione, che può ridurre il dolore e migliorare la funzione nel breve periodo. È un’opzione clinica con una durata di beneficio non garantita. Non va confusa con l’iniezione sul fianco citata sopra.

Le infiltrazioni di acido ialuronico non hanno dato risultati migliori del placebo nell’artrosi dell’anca. Per questa indicazione sono sconsigliate.

Se l’artrosi pesa molto sulla vita quotidiana e queste opzioni non funzionano o non sono adatte, si può discutere una valutazione per la sostituzione dell’anca. Anche questo passo, come tutti gli altri, ha senso solo dopo aver capito da dove nasce il dolore.

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza