Cosa mangiare con l’influenza intestinale? Potresti rimanere sorpreso…

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Quando compaiono diarrea e vomito, come accade nelle gastroenteriti acute (comunemente chiamate “influenza intestinale”) una delle prime preoccupazioni riguarda l’alimentazione.

Per anni sono state consigliate diete rigide e fortemente restrittive, spesso basate su pochi alimenti “in bianco” ma oggi, alla luce delle evidenze scientifiche e delle indicazioni delle principali società scientifiche, questo approccio è stato in larga parte superato.

Come sottolinea anche l’Istituto Superiore di Sanità nella maggior parte dei casi non è necessario abbandonare completamente le normali abitudini alimentari. L’intestino, anche durante un episodio di diarrea acuta, è in grado di tollerare il cibo meglio di quanto si pensi.

Ecco cosa devi evitare

L’unica vera attenzione riguarda alcuni alimenti e bevande che possono peggiorare i sintomi. In particolare, vanno evitati (soprattutto nei bambini) cibi e bevande molto zuccherati, come succhi di frutta, bibite, tè zuccherati e dolci.

L’elevato contenuto di zuccheri può richiamare acqua nell’intestino, aumentando la diarrea e il rischio di disidratazione.

Più in generale si dovrebbero poi evitare preparazioni troppo pesanti ed elaborate, come fritti, cibi molto grassi, piatti ricchi di salse, insaccati, … che possono rallentare la digestione e peggiorare i sintomi intestinali.

Le diete restrittive non aiutano

La Società Italiana di Pediatria è chiara su questo punto: le diete restrittive non si sono dimostrate utili e dovrebbero essere evitate, anche negli adulti.

Non esistono prove che digiunare a lungo o limitarsi a pochissimi alimenti acceleri la guarigione.

Se l’appetito è ridotto è del tutto accettabile consumare pochi alimenti solidi o, per brevi periodi, anche nessuno. L’appetito tende a tornare spontaneamente con il miglioramento dei sintomi e forzarsi a mangiare non è necessario.

Yogurt, perché non è da evitare come si pensa

Cucchiaino di yogurt con un mirtillo

Shutterstock/2266987367

Lo yogurt è uno degli alimenti che più spesso vengono esclusi in caso di influenza intestinale, per il timore che i latticini peggiorino la diarrea.

In realtà le evidenze scientifiche mostrano che lo yogurt, a maggior ragione in quanto fermentato, è generalmente ben tollerato e può avere un ruolo utile nella fase di recupero.

Durante una gastroenterite l’attività dell’enzima lattasi può ridursi temporaneamente, ma nello yogurt il lattosio è già in parte digerito dai fermenti lattici, risultando più facile da gestire rispetto al latte. Inoltre alcuni fermenti possono contribuire al ripristino dell’equilibrio del microbiota intestinale e, in particolare nei bambini, sono associati a una riduzione della durata della diarrea.

L’aspetto davvero fondamentale: la reidratazione

L’elemento centrale nella gestione della diarrea è la corretta reidratazione. La perdita di liquidi e sali minerali è il principale rischio, soprattutto nei bambini e negli anziani.

In caso di sintomi lievi, bere frequentemente piccoli sorsi di liquidi può essere sufficiente.

Quando la diarrea è più intensa o persistente, l’acqua da sola potrebbe non bastare e, paradossalmente, contribuire a una diluizione eccessiva dei sali minerali. In questi casi è indicato l’uso di soluzioni reidratanti orali, formulate con un equilibrio adeguato di glucosio ed elettroliti.

Come riprendere a mangiare

La ripresa dell’alimentazione dovrebbe essere graduale. È consigliabile iniziare con pasti piccoli e frequenti, adattati alla tolleranza individuale. Non esiste una lista universale di alimenti “consentiti”, ma spesso cibi semplici e poco elaborati (e graditi a sensazione) risultano più facili da accettare nelle prime fasi.

L’obiettivo non è seguire una dieta speciale, ma tornare progressivamente a un apporto calorico adeguato, aumentando le quantità giorno dopo giorno man mano che i sintomi si attenuano.

Il messaggio chiave

In caso di diarrea acuta, l’attenzione dovrebbe concentrarsi più su cosa evitare che su cosa imporre.

Niente diete punitive, niente digiuni prolungati, ma idratazione adeguata, buon senso e gradualità. Questo approccio, supportato dalle evidenze scientifiche, è quello che favorisce il recupero più rapido e sicuro.

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