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Iniziare una statina entro un anno dalla diagnosi di diabete di tipo 2 è associato a un rischio di demenza leggermente più basso rispetto a non iniziarla nei primi cinque anni. Nella ricerca condotta in Danimarca, la differenza stimata a dieci anni è stata di circa 6 casi in meno ogni 1.000 persone. È un’associazione, non la prova che anticipare il trattamento prevenga la demenza.
La domanda nasce dal possibile ruolo del colesterolo LDL, un fattore su cui le statine agiscono. Ma per capire quanto pesi questo risultato bisogna guardare chi è stato seguito, quali trattamenti sono stati confrontati e quanto grande fosse la differenza.

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Il confronto riguarda il momento in cui si inizia
La ricerca ha usato i registri nazionali danesi per seguire 132.585 persone che avevano ricevuto una diagnosi di diabete di tipo 2 tra il 2006 e il 2019 e che, al momento della diagnosi, non assumevano statine. Sono state confrontate tre possibilità: iniziare il trattamento entro un anno, iniziarlo tra uno e cinque anni, oppure non iniziarlo nei primi cinque anni.
Quest’ultimo gruppo è il termine di confronto, ma non va interpretato come un gruppo di persone che non hanno mai assunto statine. I ricercatori hanno stimato il rischio di ricevere una diagnosi di demenza entro dieci anni, tenendo conto anche della possibilità di morire prima: un evento che impedisce di osservare una successiva diagnosi di demenza.
Il tempo mediano di osservazione è stato di 7,1 anni, cioè metà delle persone è stata seguita per meno tempo e metà per più tempo. Nell’intero gruppo, 3.592 persone, pari al 2,7%, hanno sviluppato demenza durante il periodo osservato. Questa quota non è la stessa cosa del rischio stimato a dieci anni, perché le persone non sono state seguite tutte per dieci anni.
Quanto cambia il rischio stimato
A dieci anni, il rischio stimato di demenza era del 3,9% nel gruppo senza avvio della statina nei primi cinque anni, del 3,3% con avvio entro il primo anno e del 3,5% con avvio tra uno e cinque anni. In termini assoluti, le differenze rispetto al primo gruppo erano di 0,59 punti percentuali per l’avvio precoce e di 0,38 punti per quello più tardivo.
Gli stessi risultati possono essere espressi come rischi relativi: rispetto al gruppo di confronto, il rischio era inferiore del 15% con l’avvio precoce e del 10% con quello più tardivo. Queste percentuali descrivono la stessa associazione, ma possono farla sembrare più grande della differenza assoluta. Il confronto è tra rischi stimati, non tra il numero di casi effettivamente osservati in ciascuna delle tre strategie.
L’avvio entro un anno mostra la differenza numericamente maggiore. Questo, però, non basta a stabilire che iniziare entro un anno sia meglio che iniziare tra uno e cinque anni: i risultati riportati confrontano ciascuna strategia con il mancato avvio nei primi cinque anni, non dimostrano una differenza certa tra le due tempistiche.
Che cosa resta da chiarire
Si tratta di uno studio osservazionale. I ricercatori hanno applicato un’analisi pensata per rendere il confronto più simile a quello di una sperimentazione, ma le persone non sono state assegnate casualmente a iniziare o meno la statina. Per questo, differenze tra i gruppi potrebbero contribuire almeno in parte all’associazione osservata.
Il risultato riguarda persone con diabete di tipo 2 che non assumevano statine alla diagnosi, nel contesto studiato. La conclusione sostenuta dai dati è circoscritta: in questo gruppo, iniziare una statina nei primi cinque anni, soprattutto entro il primo, era associato a un rischio stimato di demenza più basso rispetto a non iniziarla nello stesso periodo. Per stabilire se sia il trattamento, e in particolare il suo momento di avvio, a produrre quella differenza servono studi sperimentali.
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