Correre a digiuno ti fa bruciare più grassi?

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L’idea che correre a digiuno faccia bruciare più grassi è molto diffusa, specialmente nel mondo del fitness e delle diete dimagranti.

Ma cosa dice davvero la fisiologia umana e la letteratura scientifica a riguardo?

Il contesto fisiologico: cosa succede quando si corre a digiuno

Ragazza che corre (inquadratura dal basso)

Shutterstock/2464486257

Correre “a stomaco vuoto” di solito significa fare attività aerobica al mattino presto, dopo il digiuno notturno (cioè dopo 8–12 ore senza cibo). In questa situazione:

  • I livelli di glicemia e insulina sono bassi
  • Le riserve epatiche di glicogeno (zuccheri nel fegato) sono in parte esaurite
  • Il corpo si trova in una condizione di dominanza metabolica lipidica: tende cioè a utilizzare più grassi come fonte energetica

Sì: si brucia una maggiore percentuale di grassi…

Numerosi studi dimostrano che in condizioni di digiuno l’organismo:

  • Usa più acidi grassi liberi (provenienti dal tessuto adiposo)
  • Riduce l’uso di glucosio come carburante
  • Aumenta l’ossidazione lipidica rispetto all’attività post-prandiale

Quindi sì, correre a digiuno porta effettivamente a una maggiore ossidazione dei grassi durante l’esercizio.

Ma questo non significa necessariamente dimagrire di più

Il corpo è molto efficiente nel compensare il tipo di carburante usato in una fase con quello usato nelle ore successive.

  • Dopo l’esercizio, se si mangia normalmente, l’organismo tende a ripristinare le scorte di glicogeno, e a riutilizzare meno grassi nel resto della giornata
  • Il dispendio calorico totale (non la percentuale di grassi bruciati!) è ciò che determina la perdita di grasso corporeo nel lungo termine
  • Non ci sono prove che correre a digiuno porti a un dimagrimento maggiore, a parità di calorie consumate

Il rischio di perdita muscolare

Correre a digiuno, soprattutto per tempi prolungati o ad alta intensità, può inoltre aumentare il catabolismo muscolare, perché:

  • Le riserve di glicogeno sono basse
  • Il corpo può iniziare a degradare proteine muscolari per ottenere i necessari substrati energetici (gluconeogenesi)

Questo rischio è più alto in persone con massa muscolare ridotta, dieta ipocalorica, o che fanno allenamenti troppo intensi senza nutrizione adeguata.

Altri possibili effetti della corsa a digiuno

  • Miglioramento dell’efficienza metabolica: in alcuni studi, l’allenamento a digiuno ha aumentato la capacità di usare i grassi come carburante a parità di intensità (Van Proeyen et al., 2011)
  • Sensazione di affaticamento precoce, soprattutto in chi non è abituato
  • Rischio di ipoglicemia, vertigini o cali di pressione in soggetti predisposti
  • Prestazione ridotta, soprattutto in allenamenti di intensità medio-alta (che indirettamente potrebbe portare a un dispendio energetico inferiore e quindi una ridotta perdita di peso)

Quando può avere senso correre a digiuno?

Correre a digiuno non è sbagliato in sé, ma va contestualizzato. Può avere senso se:

  • Si è in buona salute metabolica
  • Si fanno allenamenti brevi e a bassa intensità (es. jogging 30–45 minuti)
  • L’obiettivo è migliorare la flessibilità metabolica (cioè la capacità di usare grassi come carburante)
  • L’alimentazione generale è ben strutturata, con apporto adeguato di proteine e calorie nelle 24 ore

Non è invece raccomandato per:

  • Chi soffre di ipoglicemia, diabete o problemi di pressione
  • Chi si allena ad alta intensità o per lunga durata
  • Soggetti con disturbi del comportamento alimentare, in cui può rinforzare dinamiche ossessive

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