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Ridurre il sale, muoversi di più, cambiare cosa metti nel piatto, perdere qualche chilo, bere meno. Le liste per abbassare la pressione «in modo naturale» sono lunghe e sembrano chiedere di fare tutto insieme. Alcune di queste misure funzionano davvero, e le prove a loro favore sono solide. Non tutte, però, riguardano ogni persona allo stesso modo.
La domanda utile diventa quindi quali misure ti riguardano, in base alle tue abitudini, al tuo peso e ai tuoi valori. Chi ha un peso nella norma non ha motivo di dimagrire, e chi non beve alcol non deve certo cominciare. C’è poi una precisazione che cambia il quadro: queste misure lavorano accanto alle cure, non al loro posto, quando i farmaci sono indicati.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Le tre misure con le prove più solide
La prima è la riduzione del sodio alimentare. Abbassa la pressione soprattutto in chi ha valori elevati o ipertensione. Il sale da considerare è anche quello già presente negli alimenti, oltre a quello della saliera.
Le linee guida europee indicano, per chi ha la pressione elevata o l’ipertensione, circa 2 grammi di sodio al giorno o meno, pari a circa 5 grammi di sale complessivo. Le linee guida statunitensi raccomandano meno di 2,3 grammi di sodio, idealmente meno di 1,5. Sono obiettivi di documenti diversi, da leggere separatamente e senza sommarli. In chi parte da valori non elevati l’effetto è in genere minore.
La seconda è un’alimentazione di tipo DASH, un modello alimentare complessivo ricco di verdura, frutta e cereali integrali, lontano dall’idea di un singolo «superfood». Il suo effetto sulla pressione è ben documentato. Resta invece incerto se la sola dieta DASH riduca infarti, ictus o mortalità: il beneficio sui valori è dimostrato, quello sugli eventi ancora no.
La terza è l’attività aerobica regolare, che abbassa la pressione nelle persone con ipertensione. L’indicazione è di almeno 150 minuti a settimana di intensità moderata, a cui puoi aggiungere esercizi di forza. Camminare a passo sostenuto è un esempio concreto. L’entità della riduzione varia da persona a persona.
Se la pressione non è controllata, l’esercizio ad alta intensità richiede cautela e una valutazione individuale prima di iniziare.
Peso, alcol e potassio: dipende dalla tua situazione
Le misure che seguono hanno senso in condizioni precise. La perdita di peso, per esempio, serve quando il peso è in eccesso. Nelle persone con sovrappeso o obesità un calo sostenibile può contribuire a ridurre la pressione. Nelle persone ipertese, le diete dimagranti mostrano una possibile riduzione dei valori, ma la certezza di questa stima è bassa.
Per l’alcol vale lo stesso ragionamento. Se bevi, ridurne il consumo è una misura raccomandata, soprattutto quando il consumo è elevato. La raccomandazione è sostenuta dalle linee guida. I programmi strutturati per ridurre l’alcol nelle persone ipertese sono stati studiati poco: una sola ricerca era idonea, e non ha dimostrato un calo della pressione.
Nelle persone con ipertensione che consumano molto sodio, aumentare il potassio attraverso gli alimenti può contribuire ad abbassare la pressione. Il punto sono gli alimenti. Integratori di potassio e sali sostitutivi arricchiti di potassio sono una scelta diversa, da valutare con il medico se hai una malattia renale o assumi farmaci che alzano il potassio nel sangue, compresi alcuni antipertensivi.
Come leggere i numeri che misuri a casa
Misurare la pressione a casa ti permette di vedere come cambiano i valori nel tempo. Usa un apparecchio validato con un bracciale della misura giusta, riposa prima di misurare e registra più letture. Un valore isolato non basta a confermare una diagnosi.
Le soglie per parlare di ipertensione cambiano tra linee guida e tra luogo di misurazione:
- linee guida europee, in ambulatorio: media di almeno 140/90 mmHg
- linee guida europee, a domicilio: media di almeno 135/85 mmHg
- linee guida statunitensi, ipertensione di stadio 1 in ambulatorio: valori medi da 130/80 mmHg
Confrontare una lettura di casa con una soglia pensata per l’ambulatorio porta a conclusioni sbagliate. Per questo i numeri domestici vanno interpretati insieme al medico.
Quando la pressione alta è un’urgenza
Se la pressione supera 180/120 mmHg e resta così anche ripetendo la misurazione, serve un contatto medico immediato. Se a quei valori si associano dolore al petto, difficoltà a respirare, debolezza o difficoltà a parlare, la situazione richiede i soccorsi d’emergenza.
In questi casi non tentare rimedi casalinghi per far scendere la pressione. Queste indicazioni valgono per gli adulti; in gravidanza servono valutazioni specifiche.
Quando servono anche i farmaci
Gli interventi sullo stile di vita non sostituiscono i farmaci antipertensivi quando sono indicati. La decisione dipende dai valori confermati e dal rischio complessivo. Le linee guida statunitensi raccomandano i farmaci, in aggiunta alle misure sullo stile di vita, per valori medi di almeno 140/90 mmHg e per alcune persone con valori più bassi ma a rischio elevato.
Se prendi già una terapia, non ridurla e non sospenderla da solo dopo qualche lettura migliore a casa. Quelle letture più basse possono essere proprio il risultato della combinazione tra farmaci e abitudini. A quel punto la domanda del titolo cambia: conta meno quante misure segui e più quali corrispondono alla tua situazione, e se i tuoi valori, misurati bene, dicono che bastano.
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