Valori giusti di colesterolo: cambiano tra uomini e donne?

Ultima modifica

Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti

Apri il referto delle analisi e accanto a ogni valore trovi un intervallo di riferimento. Viene spontaneo chiedersi se quell’intervallo valga allo stesso modo per te, che tu sia uomo o donna. Per una voce la risposta è sì: le soglie che definiscono un colesterolo HDL basso cambiano tra i due sessi. Per l’LDL, il valore che pesa di più nella prevenzione, gli obiettivi seguono un criterio diverso dal sesso.

Il sesso entra comunque in gioco, ma per un’altra strada. Contribuisce a stimare il tuo rischio cardiovascolare complessivo, ed è quel rischio a stabilire quanto basso dovrebbe essere il tuo LDL. Due persone con lo stesso numero sul foglio possono quindi avere obiettivi diversi, anche se il laboratorio stampa per entrambe la stessa riga.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Dove la differenza tra i sessi esiste: l’HDL

L’HDL è la frazione di colesterolo che spesso viene chiamata “buona”. Per questa voce, valori inferiori a 40 mg/dL negli uomini e a 50 mg/dL nelle donne sono comunemente considerati bassi. Le stesse soglie compaiono tra i criteri usati per riconoscere la sindrome metabolica, un insieme di alterazioni che si valutano insieme.

Queste cifre servono a classificare un valore, non a fissare un traguardo da raggiungere. Un HDL basso, da solo, basta a poco per stabilire il rischio di infarto o ictus, e l’HDL non è un obiettivo terapeutico autonomo: va letto accanto agli altri fattori di rischio.

Vale anche il contrario. Un HDL alto lascia intatto il rischio legato a un LDL elevato. L’associazione tra HDL più alto e rischio più basso è stata osservata, ma da questa associazione si può dedurre poco su un eventuale beneficio ottenuto alzandolo con un farmaco.

Per l’LDL il numero giusto dipende dal rischio

Gli obiettivi di colesterolo LDL delle linee guida europee sono organizzati per categoria di rischio cardiovascolare, non per sesso. L’aggiornamento del 2025 ha confermato i valori già fissati in precedenza. Questi sono gli obiettivi orientativi di LDL per ciascuna categoria:

  • rischio basso: sotto 116 mg/dL
  • rischio moderato: sotto 100 mg/dL
  • rischio alto: sotto 70 mg/dL
  • rischio molto alto: sotto 55 mg/dL

Sono traguardi legati a una categoria clinica, e presuppongono che qualcuno abbia già stabilito in quale rientri. Confrontarli da solo con il referto, come fossero fasce di normalità, porta fuori strada; lo stesso vale se li leggi come soglie che fanno partire automaticamente un farmaco. Nei rischi più elevati si guarda anche a quanto l’LDL scende in percentuale.

Lo stesso ragionamento riguarda il colesterolo totale sotto 200 mg/dL che trovi spesso stampato sul foglio. È un riferimento generale, ma da solo lascia aperta la domanda su quale sia il tuo obiettivo.

Perché lo stesso LDL può pesare in modo diverso

Per stimare il rischio in Europa si usano SCORE2 e SCORE2-OP, strumenti che combinano il sesso con altri dati clinici, con modelli costruiti separatamente per uomini e donne. Chi ha già una malattia cardiovascolare, o altre condizioni specifiche, segue un percorso di valutazione diverso.

Il risultato è che due persone con lo stesso colesterolo possono ricevere stime di rischio differenti, e quindi obiettivi differenti. Una stima più bassa riguarda il quadro complessivo: l’LDL resta un fattore di rischio in entrambi i sessi.

Anche la risposta alle cure va in questa direzione. In una metanalisi di studi randomizzati con circa 174.000 partecipanti, il 27% donne, la riduzione degli eventi vascolari ottenuta con le statine a parità di calo dell’LDL non ha mostrato differenze significative tra donne e uomini. Il beneficio relativo è simile; quello assoluto dipende dal rischio di partenza di ciascuno.

Menopausa e storia riproduttiva: contesto, non nuove soglie

Nelle donne alcuni passaggi della vita cambiano il quadro. Dopo la menopausa i valori di LDL possono aumentare. È un cambiamento documentato, ma l’obiettivo resta legato al rischio complessivo: la menopausa lascia invariata la soglia di riferimento dell’LDL e il valore va valutato come in qualsiasi altro momento.

Conta anche la storia delle gravidanze. Una storia di preeclampsia, di diabete gestazionale o di menopausa precoce può entrare nella valutazione del rischio cardiovascolare. Sono indicatori da considerare nel quadro clinico: segnalano un rischio più alto, senza provare che causeranno un evento, e le soglie di laboratorio restano le stesse.

Quando il referto va rivisto con il medico

Conviene discutere i risultati con il medico se l’LDL è elevato oppure se hai una malattia cardiovascolare, il diabete, una forte familiarità o altri fattori di rischio. Sono le situazioni in cui la categoria di rischio, e quindi l’obiettivo, può cambiare.

La gravidanza è un caso a parte. Modifica i valori dei lipidi e richiede una valutazione specifica, diversa dalla lettura ordinaria del referto. Se sei incinta o stai pianificando una gravidanza e prendi farmaci per il colesterolo, la terapia va rivista individualmente.

Quando riprendi in mano il foglio delle analisi, la domanda che rende leggibile il tuo LDL è in quale categoria di rischio ti trovi. Il sesso è uno degli elementi di quel calcolo, insieme agli altri dati clinici e, per le donne, alla storia riproduttiva. Il numero stampato accanto all’LDL acquista un significato preciso solo dopo quella risposta.

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza