Colesterolo alto in menopausa? Perché la causa non è quella che pensi

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Hai fatto gli esami del sangue come ogni anno e il colesterolo, che era sempre stato nella norma, adesso risulta più alto. Se hai intorno ai cinquant’anni e le mestruazioni sono diventate irregolari o si sono fermate, viene spontaneo collegare le due cose. Il collegamento ha basi reali: durante la transizione menopausale si osserva un aumento del colesterolo totale e LDL, il cosiddetto colesterolo “cattivo”.

Gli studi hanno seguito le donne per anni e mostrano che il rialzo si concentra in una finestra precisa: dall’anno prima all’anno dopo l’ultima mestruazione. Resta legato alla transizione anche quando si tiene conto dell’età. Non è quindi soltanto un effetto del tempo che passa.

La parola da guardare con più attenzione è improvvisamente. Il cambiamento descritto dagli studi si misura in anni e riguarda le medie di molte donne. Se il tuo valore sale in modo inatteso da un controllo all’altro, la causa può essere anche un’altra. Capire quale è il primo passo per decidere che cosa fare.

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Perché la menopausa non basta a spiegare il tuo esame

I dati indicano che l’invecchiamento delle ovaie e la transizione menopausale contribuiscono al rialzo dei grassi nel sangue. Sono però dati osservazionali: descrivono che cosa succede in media in un gruppo di donne. Non permettono di stabilire che il rialzo di una singola persona dipenda dalla menopausa.

Per questo l’idea che sia “tutta colpa del calo degli estrogeni” è troppo stretta. Un meccanismo biologico plausibile spiega una tendenza generale. Per interpretare il tuo referto serve invece guardare il quadro completo.

Che cosa guardare nel referto

Il colesterolo totale, da solo, dice poco. Per valutare un aumento serve un profilo lipidico che comprenda anche LDL, HDL e trigliceridi. Il primo prelievo si può fare senza digiuno. Si ripete a digiuno se i trigliceridi risultano alti o se si sospetta una forma ereditaria di colesterolo elevato.

Quando l’LDL sale in modo inatteso, vanno considerate anche altre possibili cause che con la menopausa non hanno a che fare:

  • ipotiroidismo, cioè una tiroide che lavora meno del normale;
  • un consumo elevato di grassi saturi;
  • malattie dei reni;
  • malattie del fegato di tipo ostruttivo.

Sono ipotesi da verificare: il numero sul foglio, da solo, non basta per una diagnosi. Quali accertamenti servano dipende dalla tua storia clinica e dalle tue condizioni.

Quanto pesa quel numero dipende dal tuo rischio

Chiarito il valore, resta da capire quanto sia importante abbassarlo e con quali mezzi. Le linee guida europee partono dal rischio cardiovascolare complessivo, cioè dall’insieme dei fattori che pesano sulla salute di cuore e arterie. Il punto di partenza è il tuo profilo, non una soglia unica valida per tutte le donne in menopausa.

Nel calcolo entra anche la storia riproduttiva. Una menopausa prima dei 45 anni è considerata un indicatore aggiuntivo di rischio. Da sola non porta a prescrivere un farmaco, ma rende la valutazione più accurata.

C’è poi un valore che merita attenzione particolare. Un LDL senza terapia intorno o sopra i 190 mg/dL indica già una situazione almeno ad alto rischio. Non va archiviato come un normale effetto della menopausa. È un motivo per parlarne con il medico, non il segnale di un’emergenza imminente. Lo stesso vale per qualsiasi rialzo che non ti aspettavi.

Dieta e farmaci, ma non gli ormoni

Ridurre i grassi saturi è un intervento utile per abbassare l’LDL e resta alla base delle indicazioni europee. Il beneficio però non è uguale per tutti. Una revisione di 17 studi randomizzati suggerisce che il guadagno concreto sia maggiore nelle persone ad alto rischio, soprattutto quando i grassi saturi vengono sostituiti con grassi polinsaturi.

Su diversi esiti restano incertezze, e quegli studi non riguardavano in modo specifico le donne in menopausa. Anche per attività fisica e perdita di peso le prove raccolte in questa fase della vita sono meno complete. Nessuno può garantirti che annullino l’aumento dell’LDL.

Quando il rischio lo giustifica, si valuta un farmaco. Le statine non si limitano a migliorare il numero del referto: riducono anche il rischio di infarto, ictus e altri eventi cardiovascolari. Quanto guadagni in concreto dipende dal rischio da cui parti. Per questo la menopausa, da sola, non basta per prescriverle.

Resta l’idea che sembra più logica: se il calo ormonale contribuisce al rialzo, perché non reintegrare gli ormoni? La terapia ormonale della menopausa non è il trattamento indicato per il colesterolo alto. Non va prescritta nemmeno con il solo scopo di proteggere il cuore.

La terapia ormonale può comunque avere senso per le sue indicazioni specifiche legate alla menopausa, dopo una valutazione individuale. Nell’insufficienza ovarica prematura la sostituzione ormonale ha indicazioni proprie, che sono diverse dalla cura del colesterolo.

Il colesterolo che sale intorno alla menopausa va quindi preso come un dato da approfondire, non come una spiegazione già pronta. Quello che decide i passi successivi è il rischio complessivo, ricalcolato con il valore giusto e dopo aver escluso le altre cause. Su quella base si capisce se basta cambiare l’alimentazione o se serve un farmaco.

Fonti

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