Quanto deve essere il colesterolo dopo i 60 anni? Ecco la verità

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Se hai superato i 60 anni e guardi le analisi del sangue, è naturale chiederti se quei numeri vadano letti in modo diverso. Con l’età qualcosa cambia davvero, ma non è la soglia del colesterolo: nessun valore-obiettivo scatta a un certo compleanno. Cambia il modo in cui si stima il tuo rischio cardiovascolare. In alcune persone anziane cambia anche il peso da dare ai vantaggi e agli svantaggi di una terapia.

Per capirlo servono tre cose distinte, che spesso si confondono: il valore che leggi sul referto, l’obiettivo che ti riguarda e il rischio stimato. L’alimentazione agisce soprattutto sulla prima. Lo fa con scelte che contano più per ciò che sostituiscono che per ciò che aggiungono.

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Con l’età cambia il calcolo del rischio, non la soglia

In Europa gli obiettivi per il colesterolo LDL dipendono dal rischio cardiovascolare complessivo, non da una soglia anagrafica. Per le persone apparentemente sane, le raccomandazioni europee più recenti usano due strumenti di calcolo: SCORE2 sotto i 70 anni e SCORE2-OP dai 70 anni in poi.

Questi calcolatori però valgono solo per una parte delle persone. Non si usano se hai già avuto una malattia cardiovascolare legata all’aterosclerosi, cioè all’accumulo di placche nelle arterie. Restano esclusi anche il diabete, la malattia renale cronica e alcune condizioni genetiche. In questi casi il rischio viene inquadrato in modo diverso.

L’età quindi entra nel calcolo come un fattore tra gli altri. Da sola non ti colloca in una categoria di rischio: questo lo fa il medico, mettendo insieme il quadro completo.

Che cosa significa il tuo obiettivo LDL

Una volta stabilita la categoria di rischio, gli obiettivi europei di colesterolo LDL sono questi:

  • rischio moderato: sotto 100 mg/dL;
  • rischio alto: sotto 70 mg/dL, con una riduzione di almeno il 50% rispetto al valore di partenza;
  • rischio molto alto: sotto 55 mg/dL, con la stessa riduzione di almeno il 50%.

L’aggiornamento più recente ha confermato questi valori. Non sono intervalli di normalità validi per tutti, né soglie che fanno partire in automatico un farmaco. Indicano il traguardo, una volta chiarito da quale rischio si parte.

Più avanti con gli anni si aggiunge un’altra domanda. Ha senso iniziare o proseguire una terapia per il colesterolo se non hai mai avuto infarto, ictus o altre malattie cardiovascolari? È la cosiddetta prevenzione primaria. Qui serve una valutazione individuale: rischio, fragilità, autonomia, altre malattie, farmaci già assunti, aspettativa di vita e preferenze personali.

Le raccomandazioni statunitensi più recenti escludono decisioni prese sulla sola età. Dai 75 anni una statina può essere ragionevole in persone selezionate, dopo un confronto con il medico. Se hai già avuto un evento cardiovascolare, questo ragionamento non si applica automaticamente al tuo caso.

A tavola conta che cosa sostituisci

Nelle persone con rischio cardiovascolare aumentato, i programmi alimentari di tipo mediterraneo hanno ridotto mortalità, infarti non fatali e ictus rispetto a interventi minimi. Prendi 1.000 persone a rischio intermedio seguite per cinque anni. La stima è di circa 17 decessi, 17 infarti non fatali e 7 ictus in meno.

Sono tre stime separate, da non sommare. In alcuni studi il programma comprendeva anche altre misure di prevenzione: il beneficio va quindi attribuito al modello nel suo insieme, mai a un singolo alimento. Rispetto ai programmi a basso contenuto di grassi, le differenze su mortalità e infarto non sono risultate convincenti.

Il principio pratico è sostituire parte dei grassi saturi con grassi insaturi di origine vegetale o con alimenti ricchi di fibre: cereali integrali, legumi, frutta e verdura. In cucina significa usare olio d’oliva o altri oli vegetali al posto di burro e strutto. Significa anche preferire la frutta a guscio agli alimenti ricchi di grassi saturi.

Il punto è lo scambio tra grassi. Aggiungere olio e noci a un’alimentazione che per il resto non cambia non corrisponde a questa indicazione.

Che cosa ci si può aspettare? Ridurre i saturi può diminuire gli eventi cardiovascolari di circa il 17% in termini relativi, considerandoli tutti insieme, con una certezza moderata. Per mortalità, infarto e ictus presi uno per uno, le stime sono meno precise. Il vantaggio sembra maggiore per chi parte da un rischio alto e quando i saturi lasciano il posto ai grassi polinsaturi.

Dove arriva la dieta e dove serve altro

Le fibre solubili prese come supplemento hanno abbassato l’LDL in media di circa 8 mg/dL. La certezza di questo risultato è molto bassa e gli studi variano parecchio fra loro. Riguarda un valore del sangue, non infarti evitati, e non dice quanto scenderebbe il tuo.

Le linee guida europee non raccomandano integratori o vitamine privi di sicurezza documentata e di un effetto significativo sull’LDL per ridurre il rischio cardiovascolare. Un calo dell’LDL, da solo, non dimostra un beneficio su infarto, ictus o mortalità. Un prodotto naturale non diventa per questo un sostituto sicuro di una terapia prescritta.

Anche quando l’alimentazione è già stata migliorata, le raccomandazioni europee prevedono terapie farmacologiche in base al rischio e ai valori di LDL. Dieta e farmaci, in questi casi, lavorano insieme.

Obiettivo LDL e terapia vanno concordati con il medico. Questo vale soprattutto se hai una malattia cardiovascolare, diabete, una malattia renale, se sei in una condizione di fragilità o prendi molti farmaci. Se sei già in cura, non sospendere da solo la terapia dopo aver cambiato alimentazione.

Dopo i 60 anni, quindi, il numero sul referto si legge accanto a quello del rischio, e il secondo stabilisce quanto deve scendere il primo. Una volta che conosci il tuo obiettivo, sai anche quale parte del percorso può coprire il piatto e quale spetta, eventualmente, alla terapia.

Fonti

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